Un thriller che affonda i colpi nelle pieghe più scomode della politica, quelle in cui una firma, un ordine, una scelta compiuta in nome della sicurezza continua a produrre conseguenze anche quando tutto sembra essere ormai superato.
Su Prime Video c’è “An Acceptable Loss – Decisione estrema” un bel film scritto e diretto da Joe Chappelle, prodotto da Colleen Griffen, che mette una donna, che ha già pagato un prezzo altissimo, di fronte al suo passato, un passato che pensava di non dovere affrontare più. La sua anteprima mondiale si è tenuta al Chicago International Film Festival nell’ottobre 2018, prima dell’uscita con IFC Films.
E’ un’opera da recuperare per chi predilige i thriller politici meno spettacolari e più velenosi, quelli in cui il vero campo di battaglia non è tanto l’azione quanto la coscienza. Ed è proprio su questa ambiguità che lavora cercando di mostrare un sistema che ha trasformato l’etica in calcolo e che considera “accettabile” una perdita quando resta lontana, astratta, numerica.
La trama ruota attorno a Elizabeth “Libby” Lamm, interpretata da Tika Sumpter, ex consulente per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti che ora insegna politica estera all’università, tiene conferenze, cerca di ricostruirsi una vita più ordinata. Ma quell’apparente normalità è solo una superficie fragile. Libby si porta addosso il peso di una decisione presa anni prima, una scelta militare controversa che ha causato migliaia di morti e che continua a inseguirla come una colpa impossibile da archiviare.
La pellicola non si limita a costruire un mistero intorno a un discusso episodio del passato ma lo lascia emergere poco alla volta, attraverso frammenti, documenti, ricordi, confronti e minacce. Libby è una donna brillante, colta, addestrata ai meccanismi del potere, che però comincia a percepire il costo reale delle decisioni prese nei palazzi. Vive cercando di tenere il passato a distanza, con abitudini prudenti e una vita quasi blindata.
Ma quella protezione comincia a sgretolarsi quando Martin, cui presta il volto Ben Tavassoli, uno studente che sembra sapere troppo di lei, supera il confine dell’ossessione ed entra direttamente nel suo spazio più privato, la casa, trasformando un luogo sicuro in un territorio violato. Libby capisce che non si tratta solo di curiosità morbosa e quell’intrusione domestica serve anche a far emergere quanto il suo passato politico sia ancora vivo e pericoloso.
Intorno a questa linea principale si muovono altre figure decisive. La più forte è Rachel Burke, l’ex mentore di Libby, qui interpretata da Jamie Lee Curtis (molto prima dell’Oscar vinto per Everything Everywhere All at Once), donna di potere fredda, lucidissima, convinta che in politica esistano scelte terribili ma necessarie.
Il rapporto tra le due è uno dei punti migliori del film, perché trasforma il thriller in un confronto morale, che va oltre la paura di essere messa a tacere e si manifesta in una relazione quasi filiale, deformata da anni di lealtà, manipolazione e dipendenza reciproca.
Il film da vedere su Prime Video allora procede come una spirale. Più Libby cerca di riportare alla luce i fatti, più si rende conto che la verità non è solo pericolosa: è anche scomoda per quasi tutti. Per l’accademia che la ospita, per gli ex colleghi, per chi preferisce archiviare le zone grigie della politica internazionale sotto l’etichetta rassicurante del male necessario.
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