Nel thriller psicologico più riuscito, il mistero non è mai soltanto fuori campo. Non vive solo nel delitto, nell’indagine, nel sospettato da smascherare. Si annida soprattutto nello sguardo dei personaggi, nelle loro omissioni, nelle ferite che deformano la realtà.
È il tipo di cinema che non ti chiede semplicemente chi sia il colpevole, ma quanto puoi fidarti di chi hai davanti. E, ancora di più, quanto puoi fidarti di te stesso quando desiderio, paura e bisogno di libertà cominciano a confondersi.
Dentro questa zona ambigua si muove “Beast”, thriller psicologico britannico del 2017 ora disponibile su Prime Video, un film cupo, sensuale e disturbante, capace di trasformare una storia d’amore in una discesa dentro il sospetto.
Scritto e diretto da Michael Pearce, al suo esordio nel lungometraggio, il film è stato presentato al Toronto International Film Festival nella sezione Platform e si è poi imposto come uno dei debutti più interessanti del cinema britannico recente. Nel 2019 ha vinto il BAFTA per il miglior esordio britannico di sceneggiatore, regista o produttore.
L’isola di Jersey, nel Canale della Manica, non è solo lo scenario del racconto. È una gabbia elegante e minacciosa, fatta di paesaggi selvaggi, comunità chiuse, sguardi giudicanti. Qui vive Moll, interpretata da una magnetica Jessie Buckley, ventisette anni, una famiglia soffocante alle spalle e una rabbia interna che nessuno sembra voler ascoltare.
Durante una festa di compleanno che dovrebbe celebrarla ma finisce per cancellarla, Moll fugge. Dopo una notte confusa incontra Pascal Renouf, a cui dà corpo Johnny Flynn: un uomo ruvido, istintivo, apparentemente libero da ogni regola sociale. Lui la salva da una situazione pericolosa. Lei vede in lui qualcosa che assomiglia a una possibilità.
Ma sull’isola ci sono omicidi brutali. E quando Pascal entra nel campo dei sospetti, il film cambia pelle. Non diventa soltanto un’indagine criminale, ma il ritratto inquieto di una donna divisa tra attrazione, paura e desiderio di emancipazione. Il vero nodo non è solo capire se l’uomo che ama sia colpevole. È capire quanto Moll sia disposta a ignorare pur di sentirsi finalmente libera.
La regia di Michael Pearce lavora per accumulo: silenzi, paesaggi battuti dal vento, interni familiari rigidissimi, improvvise esplosioni emotive. La fotografia di Benjamin Kracun trasforma Jersey in un territorio mentale, dove la bellezza naturale convive con qualcosa di primitivo e minaccioso. Il titolo stesso diventa una trappola: chi è davvero la “bestia”? Il sospettato, la comunità, la famiglia, o quella parte oscura che ogni personaggio cerca di nascondere?
Su Prime Video, “Beast” è una scelta forte per chi cerca un film thriller meno prevedibile, più vicino al noir psicologico che al giallo tradizionale. Non punta sulla corsa ai colpi di scena, ma su una tensione emotiva più velenosa. Ti porta a dubitare di tutti, anche della protagonista. E questo lo rende più interessante di molti thriller costruiti solo sull’identità dell’assassino.
La prova di Jessie Buckley è il centro emotivo del film: fragile e feroce, trattenuta e imprevedibile. Accanto a lei, Johnny Flynn costruisce un personaggio che seduce proprio perché resta indecifrabile. Geraldine James, nel ruolo della madre, aggiunge al racconto una pressione familiare fredda, quasi chirurgica.
L’accoglienza critica è stata molto positiva: Rotten Tomatoes indica un gradimento del 92% sulla base di 142 recensioni, mentre Metacritic assegna al film un punteggio di 74/100. Su IMDb, invece, il pubblico si assesta intorno a 6,8/10, segno di un’opera apprezzata ma non pensata per piacere a tutti.
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