Su Prime Video arriva un thriller che parte come dramma familiare e poi diventa ossessione che esplode quando decide di infilarsi nelle crepe di una quotidianità apparentemente protetta, lì dove la paura non ha bisogno di effetti speciali per farsi sentire.

In “Nuove radici”, titolo originale Amish Abduction, il pericolo prende forma dentro un mondo chiuso, regolato da fede, disciplina e appartenenza, e proprio per questo ancora più esposto quando qualcosa si spezza.

Diretto da Ali Liebert, attrice e regista canadese premiata con un Canadian Screen Award per Bomb Girls, il film affida il centro del racconto a Annie, interpretata da Sara Canning, volto noto anche per The Vampire Diaries. Annie è una donna Amish, madre e moglie, inserita in una comunità che vive di regole nette e identità forti. Ma quell’ordine si incrina quando il marito Jacob, interpretato da Steve Byers, decide di allontanarsi da quel mondo per inseguire un’esistenza diversa, più libera, più vicina alla società esterna.

La sua non è soltanto una fuga personale, è una frattura che divide una famiglia e insieme mette in discussione un intero sistema di valori. Il film lo chiarisce presto: la ferita non sta solo nell’abbandono, ma nel fatto che quella scelta apra una tensione destinata a rientrare in scena in modo ancora più duro. Quando Jacob decide di tornare, lo fa solo per reclamare il figlio Caleb (Liam Hughes) e per far valere un’idea di paternità che si intreccia a desiderio di possesso, rivalsa personale e ossessione di controllo.

È qui che “Nuove radici” assume davvero la forma del thriller. Annie, fino a quel momento, aveva già dovuto reggere il colpo di una separazione che non riguarda solo un matrimonio ma due visioni del mondo inconciliabili. Con il ritorno di Jacob, però, la posta si alza di colpo: ora si tratta di difendere il proprio bambino e insieme il proprio diritto a restare madre dentro una situazione sempre più minacciosa.

La cosa interessante è che il film trova tensione non tanto nel mistero, quanto nell’erosione progressiva della sicurezza. Annie vive in un ambiente che, almeno in apparenza, dovrebbe proteggerla. La comunità Amish, con le sue regole severe, i ritmi lenti, la distanza dal mondo esterno, sembra offrire un perimetro quasi inviolabile. E invece la pellicola lavora proprio sul contrario. Mostra quanto quel perimetro possa diventare improvvisamente vulnerabile quando il pericolo arriva da qualcuno che quel mondo lo conosce dall’interno.

Ali Liebert dirige con mano sobria, senza strafare. Per la regista il contesto Amish non è curiosità folkloristica, le interessa di più il modo in cui le regole di quel mondo influenzano i personaggi e questo è un merito. Il racconto costruisce  una pressione continua attorno a una donna costretta a difendersi su più fronti, dalla paura concreta di perdere Caleb, dal peso di una comunità che può accogliere, ma anche giudicare, sorvegliare, irrigidirsi.

Il film su Prime Video fa emergere le preoccupazioni di Annie mentre cerca di capire di chi fidarsi davvero, quanto esporsi, fin dove spingersi per proteggere suo figlio. E più la storia va avanti, più si capisce che il nodo centrale non è solo che mossa farà Jacob ma quanto Annie sia disposta a mettere in discussione il mondo in cui è cresciuta pur di non lasciarsi schiacciare dagli eventi.

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