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Home » Stasera in TV » Prime Video » Film Prime Video

Su Prime Video una commedia d’azione dove due amici inseguono il loro vecchio sogno di cinema

23 Agosto 2026di Riccardo Cannavale
Paul Rudd e Jack Black
Paul Rudd e Jack Black

A volte la nostalgia non si limita a riportare indietro un vecchio film. Lo rimette in scena, lo prende in giro, lo trasforma in una trappola. Due amici cresciuti con il mito di un cult anni Novanta decidono di inseguire il sogno rimasto fermo da ragazzi: girare un remake nella foresta amazzonica, con pochi mezzi, molte illusioni e la convinzione che il cinema possa ancora aggiustare qualcosa nelle loro vite. Poi arriva il serpente vero, e il gioco cinefilo diventa una questione di sopravvivenza.

Anaconda, disponibile su Prime Video per gli abbonati, è il film del 2025 diretto da Tom Gormican, già regista de Il talento di Mr. C. Non è un rifacimento tradizionale del creature movie del 1997 con Jennifer Lopez, Ice Cube e Jon Voight. È piuttosto una commedia d’azione che parte da quel titolo, lo guarda con ironia e affetto, e lo usa per raccontare due uomini di mezza età ancora legati a un sogno adolescenziale.

La storia ruota attorno a Doug e Griff, interpretati da Jack Black e Paul Rudd. Sono amici da una vita, cresciuti con la passione per il cinema e con un’idea rimasta a lungo chiusa nel cassetto: rifare Anaconda, il film che li ha segnati da ragazzi. Quando decidono finalmente di partire per l’Amazzonia e girare il loro remake, l’impresa ha il sapore di una fuga tardiva, quasi una rivincita contro il tempo, le occasioni mancate e le vite diventate meno avventurose di quanto immaginassero.

Il punto di partenza è volutamente assurdo, e il film lo sa. Non prova a nobilitare il vecchio Anaconda trasformandolo in qualcosa di serio. Fa l’opposto: accetta il lato esagerato, pop, quasi ridicolo di quel mito e costruisce una commedia sulla distanza tra il cinema sognato e il cinema possibile. Doug e Griff non sono eroi, né professionisti pronti a dominare la giungla. Sono due adulti che cercano di rimettere in moto un desiderio rimasto fermo troppo a lungo.

La spedizione nella foresta amazzonica nasce come set improvvisato e diventa presto un disastro. Quello che doveva essere un remake amatoriale si trasforma in una situazione pericolosa quando una vera anaconda gigante entra in scena. A quel punto il film dentro il film perde ogni controllo: la troupe, le ambizioni, le battute e le citazioni vengono inghiottite da una minaccia reale, o almeno reale quanto basta per mettere tutti nei guai.

Il meccanismo funziona perché Anaconda non si presenta come un reboot serio, ma come un’operazione consapevole. Il serpente non è soltanto il mostro da affrontare. È anche un pezzo di immaginario anni Novanta che torna a mordere il presente, un simbolo di quel cinema commerciale rumoroso, ingenuo e spettacolare che oggi viene spesso recuperato con nostalgia. Il film gioca proprio su questo: sulla voglia di rifare qualcosa che forse non aveva bisogno di essere rifatto, ma che proprio per questo può diventare materia comica.

Jack Black porta nel personaggio di Doug la sua energia più riconoscibile, ma senza limitarsi alla solita esplosione di gag. Il suo personaggio è un uomo che vorrebbe ancora credere nella possibilità di essere regista, inventore, protagonista di una storia più grande della propria routine. Paul Rudd, nei panni di Griff, lavora invece sull’insicurezza, sull’autoironia e su quella malinconia leggera che spesso accompagna i suoi ruoli migliori. Insieme costruiscono una coppia comica fondata non solo sulla battuta, ma sulla sensazione di due amici che provano a recuperare un tempo ormai sfuggito.

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Accanto a loro ci sono Steve Zahn, Thandiwe Newton, Daniela Melchior e Selton Mello, presenze che allargano il racconto e danno alla spedizione un tono corale. Il film non punta sulla paura pura, ma su una miscela di azione, commedia e autocoscienza. Il pericolo esiste, il serpente attacca, la giungla diventa ostile, ma tutto resta attraversato da un’ironia continua: quella di un racconto che non dimentica mai di essere nato da un’idea volutamente fuori misura.

La ricezione critica conferma questa natura divisa. Su Rotten Tomatoes, Anaconda registra un 48% di Tomatometer su 158 recensioni e un 74% di Popcornmeter del pubblico. Il giudizio dei critici è quindi tiepido, mentre il pubblico sembra aver accolto con maggiore simpatia il tono leggero e autoironico del film. Su IMDb, secondo la scheda Prime Video, il voto indicato è 5,5/10: un dato che racconta bene un titolo più pensato per l’intrattenimento che per il consenso unanime.

Anche le recensioni internazionali insistono su questa ambivalenza. Il consenso critico di Rotten Tomatoes segnala un’idea di partenza interessante, ma anche una certa difficoltà nel tenere insieme i diversi toni della commedia, dell’avventura e dell’horror. Tra i giudizi più favorevoli, invece, emerge soprattutto la simpatia per il cast, in particolare per la chimica tra Black, Rudd e Zahn, capaci di rendere più piacevole un’operazione altrimenti rischiosa.

In Italia, Sky TG24 ha parlato di un reboot metacinematografico che rilegge il film del 1997 come una commedia d’avventura consapevole, autoironica e affettuosa. È una definizione utile, perché coglie il punto più interessante del film: Anaconda non vuole cancellare il passato né fingersi superiore al suo modello. Preferisce giocarci, riconoscere il carattere bizzarro dell’originale e trasformarlo in una storia su chi continua ad amare il cinema anche quando quel cinema sembra appartenere a un’altra epoca.

Disponibile su Prime Video, Anaconda può interessare soprattutto a chi cerca una commedia d’azione leggera, costruita più sulla complicità con lo spettatore che sulla tensione pura. Non è un film da affrontare aspettandosi un horror classico o un’avventura realistica. È un oggetto pop, volutamente sopra le righe, che usa il serpente gigante come pretesto per parlare di amicizia, fallimenti, seconde possibilità e nostalgia cinematografica.

Il risultato non è perfetto e non prova nemmeno a sembrarlo. Alcune gag funzionano meglio di altre, il ritmo non sempre tiene la stessa energia e il gioco dei rimandi può pesare su chi non ha memoria del film originale. Però l’operazione ha una sua coerenza: prende un titolo nato come creature movie e lo trasforma in una commedia sul desiderio un po’ folle di rifare il cinema che ci ha cresciuti.

Alla fine, il serpente è solo una parte del racconto. Il vero motore è l’idea di due amici che tornano nella giungla non soltanto per girare un film, ma per rimettere le mani su una versione più giovane di se stessi. Anaconda ride del proprio mito, ma non lo disprezza. E forse è proprio questo il suo modo più onesto di funzionare: non come grande reboot, ma come scacciapensieri cinefilo che sa benissimo da dove viene.

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