Una corsa mattutina, il telefono che squilla, una voce sconosciuta che annuncia il rapimento di un bambino. Per Maia Marten, brillante avvocata londinese, comincia un incubo con una regola precisa: non deve fermarsi e non può fidarsi di nessuno. Su Prime Video, Gal Gadot è la protagonista di un thriller che trasforma le strade di Londra in una corsa contro il tempo, dove ogni ordine ricevuto può mettere in pericolo la vita di suo figlio.
La premessa richiama un filone cinematografico ben conosciuto: persone comuni costrette a compiere azioni impossibili sotto ricatto, mentre un criminale controlla ogni loro movimento. Stavolta, però, la protagonista non può nascondersi, chiedere aiuto o fermarsi a riflettere. Deve continuare a correre, attraversando una città nella quale ogni passante potrebbe rappresentare una minaccia.
The Runner è il thriller diretto da Kevin Macdonald, regista de L’ultimo re di Scozia e del documentario premio Oscar Un giorno a settembre. Al fianco di Gal Gadot, già protagonista di Heart of Stone, troviamo Damian Lewis, conosciuto soprattutto per la serie Homeland e il film Queen of the desert, nel ruolo del misterioso interlocutore telefonico. Nel cast figurano anche Alfred Enoch, già visto in Le regole del delitto perfetto, e Rory Wilmot, che interpreta Noah, il figlio della protagonista.
La storia comincia quando Maia accompagna il figlio Noah a scuola. Poco dopo, mentre si dedica alla consueta corsa mattutina, riceve una telefonata che le cambia la giornata: il bambino è stato sequestrato. Dall’altra parte della linea c’è un uomo che conosce i suoi movimenti e sembra avere accesso a informazioni estremamente personali. Le ordina di continuare a correre, seguire le istruzioni e non avvertire la polizia. Qualsiasi tentativo di ribellarsi potrebbe costare la vita al figlio.
La situazione è resa ancora più drammatica da un particolare: Noah è diabetico e il rapitore controlla a distanza i suoi livelli di glucosio, inviando alla madre gli aggiornamenti sul telefono. Maia non può quindi limitarsi a cercare il bambino. Deve eseguire una serie di richieste sempre più pericolose, senza sapere se il suo interlocutore manterrà la promessa di liberarlo. Il ricatto si intreccia presto con l’attività professionale della protagonista. Maia è coinvolta in un importante procedimento giudiziario e viene costretta a compiere un’azione criminale legata proprio al caso che sta seguendo. Da quel momento la corsa non riguarda soltanto il salvataggio di Noah: ogni decisione rischia di trasformarla da avvocata in responsabile di un reato.
Kevin Macdonald utilizza Londra come un percorso a ostacoli. Strade trafficate, alberghi, mezzi pubblici e luoghi affollati diventano tappe di una fuga nella quale la protagonista è continuamente osservata. La macchina da presa segue Gal Gadot nei suoi spostamenti, cercando di trasmettere la fatica fisica e il progressivo disorientamento di una donna privata di qualsiasi controllo sulla propria vita. Una delle particolarità del film è proprio la struttura narrativa, che prova a seguire gli eventi quasi in tempo reale. Gli 85 minuti di durata corrispondono a una successione serrata di telefonate, ordini e ostacoli. L’obiettivo è impedire allo spettatore di fermarsi a riflettere, trascinandolo nella stessa urgenza vissuta dalla protagonista.
Il meccanismo, tuttavia, non ha convinto buona parte della critica che ha però rionosciuto la predisposizione fisica di Gal Gadot per l’action e la scelta di puntare su velocità e adrenalina. Ed è proprio sulla protagonista che il film concentra quasi tutte le proprie risorse. La protagonista affronta gran parte della vicenda correndo, reagendo agli imprevisti e cercando disperatamente una via d’uscita. La componente fisica è credibile e permette all’attrice di tornare a un genere che conosce bene.
Il criminale interpretato da Damian Lewis dispone di un controllo quasi illimitato sulla situazione, mentre Maia si trova spesso a prendere decisioni difficili da giustificare. Le coincidenze aumentano e, con il passare dei minuti, la sceneggiatura chiede allo spettatore di accettare troppi passaggi improbabili. Anche il rapporto tra madre e figlio, che dovrebbe rappresentare il centro emotivo della storia, resta subordinato al continuo susseguirsi delle prove.
The Runner è un thriller che punta tutto sulla velocità e sulla emotività di una madre costretta a correre attraverso Londra per salvare il figlio. Il risultato è un action che si lascia seguire per il suo ritmo, ma convince molto meno quando si prova a ricostruire la logica degli eventi.
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