Siete pronti per immergervi in un’esperienza forte, straniante, capace di cambiare per sempre il modo in cui guardate le serie animate? Raphael Bob-Waksberg e Kate Purdy hanno creato per Prime Video, con la straordinaria performance di Rosa Salazar, qualcosa di incredibile.
Se pensate di conoscere già i confini del racconto, preparatevi, perché “Undone” li ridefinisce completamente. È molto più di una storia: è un frammento di sogno (o di incubo?). Un’odissea psicologica che mette il tempo sotto la lente, ne scompone i secondi e ne ribalta la percezione.
Alma, 28enne alle soglie di una crisi esistenziale, vive una vita apparentemente ordinaria: un lavoro, rapporti familiari tesi, un senso latente di insoddisfazione. Poi, un incidente la cambia per sempre. Dopo il coma, Alma scopre di poter piegare la temporalità: vedere il passato, rivivere momenti conclusi, e entrare in contatto con suo padre, ormai morto da anni, che le chiede di salvargli la vita. A questo punto inizia un viaggio che sfida la logica, rimescola memoria, trauma, fiducia e identità.
La serie, composta da 16 episodi divisi in due stagioni, si muove in equilibrio tra più generi: dramma psicologico, science-fiction, fantasy metafisico, dramedy familiare. Ma ciò che la rende davvero unica è l’uso dell’animazione a rotoscopio: le scene sono state girate con attori in carne e ossa, poi “disegnate” su ogni fotogramma, e accompagnate da sfondi dipinti a olio — in tutto, oltre 800 dipinti creati per rendere la percezione del tempo fluida, liquida, onirica.
Al centro della storia c’è Alma: fragile, sfiduciata, confusa, ma con un desiderio profondo: capire chi era suo padre, cosa sia successo, e soprattutto perché. Rosa Salazar (apparsa nel sequel del distopico “Divergent”, ovvero “The Divergent Series: Insurgent”) le dona una voce che è vulnerabile eppure decisa, ironica e tormentata, capace di oscillare tra rabbia, dolore e momenti di speranza.
Le vicende però non si esauriscono nella sola ricerca di giustizia: Alma si trova a confrontare ricordi, paure, verità scomode. È un percorso interiore tanto quanto esteriore — oppure forse è sempre la stessa cosa. Non è chiaro, anche per lo spettatore, se Alma stia davvero viaggiando nel tempo o se stia vivendo una profonda frattura psicologica, un sogno febbrile o un trauma rielaborato.
Ciò che rende Undone un’opera così potente è l’integrazione tra forma e contenuto. L’estetica rotoscopica non è un vezzo visivo, ma strumento narrativo: quando Alma attraversa un confine tra presente e passato, la realtà si scompone e si ricompone, e lo spettatore percepisce quel disagio tra i piani dell’esistenza. In un mondo dove la serie animata è spesso associata a leggerezza o a un pubblico giovanile, questa dimostra che l’animazione può esplorare la psiche, la memoria, il rimorso, più di molte opere live-action.
Il risultato è qualcosa di sorprendente: una storia di formazione, perdita, identità, colpa e speranza. Undone non offre soluzioni facili. Non è un giallo da risolvere, non è un finale chiuso. È un labirinto dell’anima.
La critica l’ha riconosciuta immediatamente come un’opera ’autore: il sito di recensioni aggregato Metacritic ha assegnato alla prima stagione un punteggio di 86/100, definendola come “un must-watch”. Sul piano visuale e narrativo le lodi sono unanimi.
Per Wired “Undone è qualcosa di più e qualcosa di diverso da qualsiasi altra cosa in circolazione”. Mentre Firstpost sottolinea come “Undone trasformi il viaggio nel tempo in un’esplorazione del trauma, del lutto, della fragilità della mente: non si tratta solo di viaggi temporali, ma di un viaggio dentro l’umano, con tutte le sue ferite e le sue contraddizioni”.
Questa serie sfida la forma: non è né cartoon né live-action, ma qualcosa di ibrido, unico. Se siete in cerca di una visione che vi faccia riflettere, che scuota le vostre certezze sul tempo, sull’esistenza, sul dolore e sull’amore, allora è un’esperienza da non perdere. Un racconto che unisce anima e tecnica, che parla al cuore e alla mente, che vi lascerà con domande aperte e un senso di vertigine dolce e inquieta.
Negli ultimi tempi la rappresentazione del sovrannaturale spesso si limita a effetti speciali e colpi di scena. Undone ci ricorda che il vero viaggio straordinario può nascere dentro di noi: nei ricordi, nei rimpianti, nei sogni, nelle ombre che portiamo. E che a volte — forse — per trovare la verità bisogna accettare che il tempo non si muove in linea retta.
