In streaming su Prime Video, In the Cut il thriller psicologico con Meg Ryan e Mark Ruffalo che divise critica e pubblico.

Un racconto intenso e perturbante che intreccia desiderio, potere e percezione della realtà. “In the Cut”, diretto con audacia visiva e sensibilità emotiva da Jane Campion, è oggi da riscoprire su Prime Video: un film magnetico e spiazzante, capace di ribaltare le regole del thriller psicologico ed esplorare, con sguardo femminile, la sottile linea tra attrazione e timore.

Basato sull’omonimo romanzo cult di Susanna Moore e prodotto da Laurie Parker e Nicole Kidman, questo film del 2003 ancora oggi divide e affascina. La sua forza sta nella radicalità dello sguardo e nell’interpretazione sorprendente di Meg Ryan, che abbandona i toni rassicuranti della commedia romantica, e di Mark Ruffalo in uno dei suoi primi ruoli da protagonista.

Lontano dalle atmosfere patinate che spesso caratterizzano il genere, Campion costruisce un thriller ipnotico e sfocato, dove la passione si mescola all’allarme, e l’intimità diventa una forma di esposizione pericolosa. Come scrive The Guardian in una retrospettiva sul cinema femminile del desiderio: “Campion non filma l’intimità per compiacere, ma per rivelare — un modo di guardare che interroga, sovverte, mette a disagio”.

Ambientato in una New York torrida, sporca, e visceralmente fisica, il film segue Frannie, un’insegnante di lettere che sta compilando un dizionario sullo slang metropolitano, mentre si avvicina al detective incaricato di indagare su un brutale omicidio avvenuto nei dintorni del suo appartamento. Il contatto con la violenza del crimine — e con l’energia passionale e minacciosa di Malloy — la trascina in un vortice sensoriale che frantuma ogni certezza, lasciandola sospesa tra il desiderio e il pericolo, la fiducia e il sospetto.

In the Cut, in questo periodo disponibile in streaming su Prime Video, non è un giallo da risolvere, ma un labirinto percettivo e sensoriale. Campion utilizza una regia che privilegia i dettagli corporei, i volti sfocati, le luci notturne, per rendere lo spazio urbano un corpo vivo, pulsante e inquietante. Prima donna a vincere la Palma d’Oro a Cannes per “Lezioni di piano” e acclamatissima per il più recente titolo “Il potere del cane”, firma qui un’opera dove l’esplorazione del femminile passa attraverso la materia del corpo, del desiderio e del pericolo. L’intimità, in questa pellicola, non è mai gratuita né idealizzata: diventa un linguaggio sottile tra i corpi, fatto di consenso ma anche di incertezza, di desiderio ma anche di tensione.

Il fulcro del film è la straordinaria prova di Meg Ryan, che offre un’interpretazione coraggiosa e vulnerabile, lontana anni luce dalle eroine romantiche che l’hanno resa celebre, come “Harry ti presento Sally” e “C’è posta per te”. La sua Frannie è una donna complessa, introversa, desiderante e al tempo stesso timorosa, che non cerca il consenso dello spettatore ma lo costringe a seguirla nel suo percorso intimo e spiazzante.

Mark Ruffalo – che passa abilmente dal romantico “Tutto può cambiare” al dramma di “Tutta la luce che non vediamo” – qui incarna alla perfezione l’ambivalenza maschile che attraversa tutto il film: virile ma non rassicurante, seduttivo ma opaco, è l’oggetto del desiderio e al tempo stesso una possibile minaccia.

In the Cut è anche un film sul linguaggio e sulle parole, sulle cose che si dicono e quelle che si lasciano sospese. Frannie studia l’inglese delle origini, i modi in cui il desiderio e la violenza si annidano nella lingua, nei doppi sensi, nei lapsus. I dialoghi sono spesso interrotti, smozzicati, come se la comunicazione fosse sempre sul punto di incrinarsi. E in questo silenzio, in questa frizione continua tra il detto e il non detto, si insinua la paura.

Il film fu accolto in modo controverso al momento della sua uscita, con recensioni polarizzate e reazioni scandalizzate. Ma negli anni è diventato oggetto di una rivalutazione critica crescente, tanto da essere oggi considerato una delle opere più sottovalutate e coraggiose del cinema dei primi anni Duemila.

In the Cut è un thriller che sovverte le regole del genere, che non offre certezze né risposte rassicuranti. È un film che bisogna guardare lasciandosi attraversare dalla sua sensualità febbrile e dalla sua inquietudine strisciante. Parla di donne, di corpi, di paura. Ma anche del coraggio di guardare dentro l’oscurità.

Scopri altri thriller su Prime Video:

Condividi