Su RaiPlay il cinema francese continua a occupare uno spazio interessante e spesso sottovalutato. Nel catalogo della piattaforma italiana affiorano con regolarità film che arrivano dalla Francia e che riescono a distinguersi per tono, sensibilità e libertà narrativa, lontano dalle formule più prevedibili del cinema commerciale.
Non si tratta soltanto di opere d’autore in senso stretto, ma di racconti che sanno muoversi tra dramma, memoria, ironia e inquietudine emotiva con una naturalezza rara. Sono film che osservano i rapporti umani da vicino, che danno peso ai silenzi, ai dettagli, alle fragilità, e che proprio per questo spesso restano più a lungo di produzioni più vistose.
È dentro questa linea che si inseriscono questi tre film molto diversi tra loro, ma accomunati da uno sguardo intimista e da una scrittura capace di raccontare legami, crisi e passaggi interiori senza mai forzare il tono. Tre titoli da recuperare su RaiPlay per chi cerca il lato più sottile, elegante e umano della filmografia francese.
Il più delicato e insieme il più sorprendente è senza dubbio “Petite Maman”, film del 2021 scritto e diretto da Céline Sciamma, presentato alla Berlinale e accolto con entusiasmo da gran parte della critica internazionale. La trama segue Nelly, una bambina di otto anni che, dopo la morte della nonna, raggiunge con i genitori la casa d’infanzia della madre. In quelle stanze piene di oggetti, ricordi e assenze, il lutto non viene mai trasformato in spettacolo. Rimane invece una presenza lieve ma costante, che avvolge tutto.
Quando la madre si allontana improvvisamente e il padre rientra per qualche tempo, Nelly resta in una dimensione sospesa. Nel bosco vicino alla casa incontra Marion, una bambina della sua età con cui nasce subito una complicità naturale, fatta di giochi, piccole confidenze e gesti quotidiani. Il film non sente il bisogno di spiegare davvero la natura di quell’incontro. È proprio questa la sua forza. Céline Sciamma accetta il mistero come parte del racconto e lo usa per parlare di elaborazione del dolore, infanzia ed empatia. Le giovanissime Joséphine Sanz e Gabrielle Sanz, gemelle anche nella vita reale, rendono credibile ogni passaggio con una spontaneità rara. Il risultato è un film piccolo solo in apparenza, una perla nascosta del cinema drammatico contemporaneo che ha ancora molto da dire.
Più nervoso, corale e irregolare è “I villeggianti”, film del 2018 diretto da Valeria Bruni Tedeschi, che ne è anche protagonista e co-sceneggiatrice. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, prodotto da Ad Vitam Production, BiBi Film e Rai Cinema, il film porta lo spettatore in una villa sulla Costa Azzurra, luogo luminoso e privilegiato che diventa però il teatro di inquietudini, crisi creative, tensioni sentimentali e fragilità familiari.
Al centro c’è Anna, regista di successo ma emotivamente disorientata, che arriva in vacanza con la figlia e con l’ex compagno interpretato da Riccardo Scamarcio. Attorno a lei si muove un microcosmo fatto di presenze ingombranti, affetti ambigui, ironie amare e ferite mai risolte. Il cast, che comprende anche Valeria Golino, Pierre Arditi, Noémie Lvovsky e Yolande Moreau, contribuisce a dare corpo a un racconto dove i dialoghi sembrano talvolta improvvisati, ma in realtà inseguono un disordine molto controllato.
È uno di quei film francesi che dividono. Eppure proprio il suo andamento franto, a tratti dispersivo, finisce per diventare la sua cifra più autentica. “I villeggianti” non cerca linearità né consolazione. Preferisce restituire il caos dei rapporti umani, il peso delle aspettative familiari, il contrasto tra bellezza esterna e inquietudine interiore. In questo senso è un titolo che merita una seconda chance, soprattutto oggi che su RaiPlay può essere recuperato con uno sguardo più libero dalle attese del momento.
A cambiare tono ci pensa “Bis Repetita”, commedia franco-italiana del 2024 diretta da Émilie Noblet, coprodotta da Les Films du Kiosque e Palomar, distribuita in Italia da Rai Cinema. Qui il registro si fa più brillante, ma sotto la superficie leggera restano temi molto concreti: la perdita di senso nel lavoro, la stanchezza emotiva, il bisogno di ricominciare quando tutto sembra essersi svuotato.
La protagonista Delphine, interpretata da Louise Bourgoin, è un’insegnante di letteratura francese ormai disillusa. Per liberarsi dal disordine della classe stringe con gli studenti un patto assurdo: quiete in cambio di voti alti. Il piano però le si ritorce contro quando proprio quei risultati “eccellenti” portano gli alunni ai campionati mondiali di latino a Napoli. Da quel momento il film si trasforma in un viaggio pieno di inciampi, ironia e incontri inattesi. Accanto a Louise Bourgoin ci sono Xavier Lacaille e Francesco Montanari, quest’ultimo perfetto nel dare alla vicenda una sfumatura italiana calorosa e disordinata.
La regia di Émilie Noblet tiene insieme bene il ritmo della commedia francese e una malinconia di fondo che rende Delphine un personaggio più interessante del previsto. Non è un’eroina impeccabile, ma una donna stanca, cinica, ferita, che ritrova lentamente il senso della sua vocazione. Ed è proprio questo a rendere “Bis Repetita” un film da riscoprire: la capacità di far convivere leggerezza e disillusione senza cadere nei cliché del genere scolastico.
Messi accanto, questi tre film mostrano bene quanto il cinema francese presente su RaiPlay sappia essere vario pur restando coerente nella profondità dello sguardo. “Petite Maman” trasforma il lutto in una fiaba emotiva di rara grazia, “I villeggianti” osserva i conflitti degli adulti con una sincerità spigolosa, “Bis Repetita” sceglie invece l’ironia per parlare di fallimento e rinascita. Tre opere diverse, tre modi di raccontare la fragilità umana, tre titoli che confermano come su RaiPlay il cinema francese continui a offrire film sfuggiti ai più ma ancora capaci di lasciare un segno.
