Al di là dei titoli più esposti e delle grandi produzioni internazionali, Raiplay continua a distinguersi per una scelta editoriale che valorizza film d’autore poco conosciuti, opere che spesso non hanno avuto la visibilità che meritavano in sala ma che oggi trovano nuova vita in streaming. È una linea precisa, quasi controcorrente: dare spazio a storie intime, a registi con una visione riconoscibile, a racconti che privilegiano sfumature e profondità rispetto all’effetto immediato.

Nel catalogo della piattaforma pubblica convivono così commedie sentimentali ambientate nella provincia italiana, drammi sociali attraversati dall’attualità e opere metacinematografiche che riflettono sul potere stesso delle immagini.

Tre titoli, diversi tra loro per tono e stile, ma uniti da una cifra comune: sono film italiani d’autore da riscoprire su Raiplay, capaci di parlare di amore, memoria e identità con uno sguardo personale e non convenzionale.

Il primo è Io che amo solo te, commedia romantica del 2015 diretta da Marco Ponti, tratta dal romanzo di Luca Bianchini. Ambientato nella luminosa Polignano a Mare, il film mette in scena il matrimonio di Chiara (interpretata da Laura Chiatti) e Damiano (Riccardo Scamarcio), ma il vero cuore della storia pulsa altrove: nell’amore mai dimenticato tra Ninella (Maria Pia Calzone) e Don Mimì Scagliusi (Michele Placido).

Sotto l’apparente leggerezza della festa, tra parenti rumorosi e figure irresistibili come quella portata in scena da Luciana Littizzetto, si muove una riflessione delicata sulle seconde possibilità. La Puglia assolata non è solo cornice pittoresca: diventa elemento narrativo, specchio di tradizioni, legami familiari e passioni sospese. La sequenza del ballo sulle note della celebre canzone reinterpretata da Alessandra Amoroso resta uno dei momenti più intensi, simbolo di un sentimento che resiste al tempo.

La critica ha sottolineato il ritorno sul grande schermo della coppia Scamarcio-Chiatti, già vista in titoli come Ho voglia di te e Manuale d’amore 3, mentre il pubblico online su IMDb e Google ha espresso un gradimento generalmente positivo. Non un film di grandi colpi di scena, ma una storia corale che parla di rimpianti e desideri con tono accessibile e sincero.

Più drammatico e attuale è Con il sole negli occhi, film del 2015 diretto da Pupi Avati, che su Raiplay trova una nuova platea. Protagonisti sono Laura Morante, Paolo Sassanelli, Lina Sastri e il giovane Amor Faidi. Al centro c’è Marhaba, bambino siriano in fuga dalla guerra, che approda sulle coste italiane – tra cui Lampedusa – nel tentativo di raggiungere i fratelli in Germania.

L’incontro con Carla, donna smarrita e disillusa, trasforma entrambi. Avati evita facili retoriche e costruisce un racconto fatto di silenzi e piccoli gesti, lasciando che sia la relazione tra i personaggi a parlare. Il viaggio fisico del bambino diventa anche percorso interiore per l’adulta che lo accompagna.

Su Google l’81% degli utenti ha espresso apprezzamento, mentre su IMDb il film si attesta intorno al 6,1/10: numeri che confermano un interesse solido, pur in presenza di alcune osservazioni critiche sulla struttura narrativa ritenuta da qualcuno prevedibile. Resta però un’opera che affronta il tema delle migrazioni con sguardo umano e misurato, coerente con la poetica del regista.

Infine c’è Mi fanno male i capelli, lungometraggio del 2023 diretto da Roberta Torre, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2023. È forse il più sperimentale dei tre, un film che riflette sul cinema attraverso il cinema. La protagonista Monica, interpretata da Alba Rohrwacher, soffre di sindrome di Korsakoff e perde progressivamente i ricordi. Per ritrovare un’identità, si rifugia nei personaggi di Monica Vitti, evocando titoli come La notte e Il deserto rosso di Michelangelo Antonioni.

Accanto a lei, Filippo Timi incarna un marito paziente e amorevole, mentre la regia intreccia materiali d’archivio e finzione in un dialogo continuo tra memoria personale e memoria collettiva del cinema italiano. Il film ha ottenuto una candidatura ai Nastri d’Argento 2024 per l’interpretazione di Rohrwacher. Su IMDb la valutazione si attesta intorno al 5,7/10, in linea con il gradimento rilevato su Google: un’opera che divide, forse, ma che rivendica una forte identità autoriale.

Tre film diversi, accomunati dalla stessa vocazione: raccontare l’amore, la perdita, la memoria con uno sguardo non omologato. In un panorama dominato da franchise e produzioni seriali, Raiplay continua a offrire spazio a cinema italiano d’autore, a titoli rimasti in secondo piano o usciti in sordina, ma capaci ancora oggi di sorprendere.

E forse è proprio questa la ricchezza più autentica della piattaforma: permettere allo spettatore di imbattersi in una storia che non stava cercando, ma che finisce per restargli addosso.