C’è un filo invisibile che unisce generazioni di spettatori italiani: quello del nostro cinema, dei suoi volti familiari e delle sue storie capaci di specchiarci, consolarci, provocare o commuovere. È un patrimonio che non appartiene solo al passato, ma che continua a rigenerarsi, trovando oggi in RaiPlay una vera casa culturale. Una piattaforma che non si limita a offrire titoli, ma restituisce l’identità viva di un popolo attraverso i suoi registi, i suoi attori, i suoi racconti.

Guardare un film italiano sul canale streaming della Rai è un atto di riconoscenza: significa tornare a casa, ma con occhi nuovi. È riscoprire il talento di interpreti come Pierfrancesco Favino, Maya Sansa, Marcello Mastroianni, e la grazia sottile di registe come Francesca Archibugi, capaci di trasformare la fragilità in poesia visiva.

E allora lasciati guidare in questo viaggio tra tre film imperdibili, tre ritratti diversi ma complementari del nostro Paese, da vedere (o rivedere) su RaiPlay.

Il Colibrì

Non poteva che essere la mano discreta e profonda di Francesca Archibugi a dirigere Il Colibrì (2022), questa settimana al primo posto nella classifica dei film su Rai Play, un film drammatico e intimo che affida a Pierfrancesco Favino uno dei ruoli più intensi della sua carriera. Tratto dall’omonimo romanzo di Sandro Veronesi, vincitore del Premio Strega, il film segue la vita di Marco Carrera, un uomo che – come l’uccellino che dà il titolo al film – resiste al vento, battendo le ali senza mai spostarsi davvero.

Accanto a Favino, un cast d’eccellenza: Kasia Smutniak, Nanni Moretti, Bérénice Bejo, Benedetta Porcaroli. Tutti riuniti in una sinfonia di sguardi e silenzi che raccontano la perdita, il lutto, l’amore impossibile.

La regia di Archibugi è contemplativa, mai indulgente, sorretta da una sceneggiatura firmata con Francesco Piccolo e Laura Paolucci, e da una colonna sonora impreziosita da “Caro amore lontanissimo” interpretata da Marco Mengoni, premiata con il Nastro d’Argento.

RaiPlay permette oggi di riscoprirlo nella sua interezza emotiva: un film da assaporare lentamente, con il cuore aperto e la mente pronta alla riflessione.

Secondo Edward Docx sulThe Guardian, “Tutto ciò che rende il romanzo avvincente e degno di nota è presente: calore, arguzia, intelligenza, amore, morte, grande serietà, bassa comicità, filosofia, sottili relazioni personali e la complessa vita interiore degli esseri umani.”, mentre le valutazioni online confermano il suo valore: 70% di giudizi positivi su Google, 71% su Rotten Tomatoes, 6,4 su IMDb.

Le mie ragazze di carta

C’è un’Italia che si affaccia alla modernità, timida ma piena di speranza, nel film Le mie ragazze di carta (2023) di Luca Lucini. Ambientato nel Trevigiano di fine anni ’70, racconta il passaggio dall’infanzia all’adolescenza di Tiberio, un ragazzino curioso e sensibile che osserva un mondo in trasformazione.

La forza di quest’opera – disponibile su RaiPlay – sta nella sua capacità di restituire la nostalgia senza idealizzarla. Nel cast troviamo Maya Sansa e Andrea Pennacchi, straordinari nel tratteggiare i genitori del protagonista, mentre Neri Marcorè, Cristiano Caccamo e Giuseppe Zeno arricchiscono con ironia e profondità un mosaico umano tenero e universale.

Girato tra Treviso e provincia, il film di Lucini, scritto insieme a Mauro Spinelli, Ilaria e Marta Storti, è un piccolo atto d’amore verso il cinema stesso: parte tutto da una sala che chiude, simbolo della fine dell’innocenza.

Con l’80% di giudizi positivi su Google e una media di 6,3/10 su IMDb, Le mie ragazze di carta si è conquistato l’affetto del pubblico, forse perché parla di noi: di quella prima volta in cui abbiamo capito che crescere significa anche perdere qualcosa.

La donna della domenica – Il giallo elegante che ha fatto scuola

E infine, un classico da riscoprire. La donna della domenica (1975) di Luigi Comencini, tratto dal romanzo di Fruttero & Lucentini, è più di un film giallo: è un ritratto lucido e ironico dell’Italia borghese degli anni Settanta.

A Torino, un architetto viene trovato ucciso con un fallo di pietra. L’indagine del commissario Santamaria, interpretato da Marcello Mastroianni, si intreccia con la figura affascinante e ambigua di Anna Carla Dosio, impersonata da Jacqueline Bisset.

Sullo sfondo, la fotografia elegante di Luigi Kuveiller e le musiche di Ennio Morricone.
Comencini gioca con i toni della commedia per smontare le ipocrisie del potere, e fa di Mastroianni un detective malinconico e seducente.

Il film vinse il David di Donatello per la miglior sceneggiatura e incassò oltre un miliardo di lire: oggi mantiene un apprezzamento del 79% su Google e 6,5 su IMDb, segno che il tempo non ne ha scalfito la brillantezza. Rivederlo su RaiPlay è come aprire una finestra su un’Italia elegante ma inquieta, dove il sorriso serve solo a mascherare le crepe di un’anima collettiva.

Tre film, tre epoche, tre modi di guardare dentro l’animo umano.

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