Ci sono visioni che vanno oltre il puro intrattenimento. Film che non solo raccontano, ma ricordano, denunciano, scuotono. È il caso di tre opere disponibili su RaiPlay, che portano sullo schermo le vicende di uomini e donne che hanno incarnato, in modi diversi, il coraggio di dire no all’illegalità e alla rassegnazione. Tre storie vere, tre figure simbolo: don Peppe Diana, Angelo Vassallo e Lea Garofalo.
Tre nomi che, a distanza di anni, restano impressi nella memoria collettiva e che la televisione e il cinema civile hanno avuto il merito di riportare al centro del dibattito culturale.
Per amore del mio popolo: la fede come resistenza
Prodotto da Aurora Film e diretto da Antonio Frazzi, Per amore del mio popolo (2014) ripercorre la vita e l’impegno di don Peppe Diana, parroco di Casal di Principe ucciso il 19 marzo 1994 dalla camorra. Nei panni del sacerdote, un convincente Alessandro Preziosi, capace di restituire umanità e fermezza a un uomo che non accettò compromessi.
Il film evita la retorica e racconta con sobrietà la quotidianità di un parroco che educava i giovani alla legalità, fino al coraggio di scrivere la celebre lettera “In nome del mio popolo”, manifesto civile e condanna a morte. Una miniserie che, come ha scritto La Repubblica, “non indulge nel mito ma restituisce l’essenza di un uomo che scelse di restare accanto al suo popolo”.
Disponibile su RaiPlay, resta un’opera che vale la pena (ri)vedere per comprendere quanto l’impegno civile possa costare caro e quanto sia ancora attuale.
Il sindaco pescatore: politica come servizio
Dal sacerdozio al mare del Cilento. Il sindaco pescatore (2016), diretto da Maurizio Zaccaro e liberamente tratto dal libro di Dario Vassallo e Nello Governato, racconta la figura di Angelo Vassallo, primo cittadino di Pollica ucciso il 5 settembre 2010 in un delitto ancora oggi irrisolto.
Ad interpretarlo c’è un intenso Sergio Castellitto, affiancato da Renato Carpentieri nel ruolo del segretario comunale Gerardo Spira. La fiction mostra un sindaco anomalo, non figlio di partiti o correnti, ma di quella cultura del mare che gli aveva insegnato concretezza e rispetto. La sua battaglia era semplice quanto rivoluzionaria: tutelare il territorio da speculazioni e infiltrazioni criminali.
Al suo debutto su RaiUno ottenne oltre 7 milioni di telespettatori e il 27,5% di share, segno di una storia che il Paese sentiva vicina. Oggi, su RaiPlay, resta un film civile di grande forza, che – come scrisse Corriere della Sera – “parla dell’Italia che avrebbe potuto essere e che qualcuno ha voluto spegnere”.
Lea: l’amore materno come ribellione
Con Lea (2015), il regista Marco Tullio Giordana conferma la sua vocazione per il cinema civile, dopo titoli come I cento passi e Yara. Qui la protagonista è Lea Garofalo, testimone di giustizia assassinata dalla ‘ndrangheta a Milano nel 2009. Una donna cresciuta in un ambiente criminale, ma che scelse di ribellarsi per garantire un futuro diverso alla figlia Denise.
La sua vicenda prende forma attraverso l’interpretazione intensa di Vanessa Scalera, affiancata da Alessio Praticò (Carlo Cosco) e Linda Caridi (Denise). Il film, andato in onda nel 2015, mostra senza filtri il prezzo pagato da chi decide di spezzare le catene del silenzio.
Su RaiPlay, Lea resta un racconto che commuove e scuote. Il Manifesto lo definì “un film necessario, perché costringe a guardare negli occhi la brutalità e insieme l’immensa forza di una madre”.
Tre storie, tre destini, tre linguaggi diversi che hanno in comune la stessa cifra: il coraggio civile. Guardare Per amore del mio popolo, Il sindaco pescatore e Lea significa attraversare un pezzo della nostra storia recente, fatta di resistenza e sacrificio.
Non sono film comodi, ma sono film necessari. La critica li ha accolti con rispetto: su Google, le valutazioni degli utenti oscillano tra il 75% e l’85% di gradimento; su IMDb, i punteggi vanno dal 6.7 al 7.3; mentre Rotten Tomatoes, pur non avendo un’ampia base di recensioni, li segnala come opere di valore civile.
Oggi, in un tempo in cui le serie crime e i thriller affollano i cataloghi, queste fiction italiane su RaiPlay meritano di essere riportate sotto i riflettori. Non solo come racconti, ma come strumenti di memoria. Perché ricordare don Diana, Angelo Vassallo e Lea Garofalo significa non lasciar cadere nel silenzio le loro battaglie.
La vera domanda, alla fine, non è solo se valga la pena vederli, ma se siamo pronti ad accogliere la responsabilità che queste storie ci consegnano.
