Tra le ultime produzioni Rai c’è una serie che porta il crime fuori dai palazzi della questura e lo lascia respirare tra boschi, strade di montagna, piazze piccole e vecchie ferite mai davvero chiuse. “Uno sbirro in Appennino” è il titolo di Raiplay che parte da un trasferimento punitivo, ma trova presto un terreno più interessante: il ritorno a casa di un commissario che conosce i luoghi, riconosce le facce e proprio per questo non riesce a trattare ogni caso come una semplice indagine.
La serie italiana in otto episodi diretta da Renato De Maria, ha per protagonista Claudio Bisio, nei panni di Vasco Benassi, commissario esperto, impulsivo, poco incline a seguire le regole quando sente che la verità passa da un’altra parte. Accanto a lui c’è Valentina Lodovini, che interpreta Nicole Poli, sindaca e vecchio amore del protagonista. Nel cast figurano anche Chiara Celotto, Elisa Di Eusanio, Michele Savoia, Ivan Zerbinati e Antonio Gerardi.
La storia prende il via con un errore professionale. Vasco Benassi lavora a Bologna, ha esperienza, intuito, un carattere non sempre facile da governare. Dopo un passo falso viene trasferito a Muntagò, paese immaginario dell’Appennino bolognese e luogo della sua infanzia. Per lui è quasi una punizione, una retrocessione personale, lontano dalla città, dentro un territorio che pensava di essersi lasciato alle spalle. Muntagò, però, non è un rifugio tranquillo.
Il primo caso della fictio su Raiplay lo rimette subito al lavoro: la morte sospetta dell’anziano Renato Pinardi. La superficie sembra offrire spiegazioni comode, ma Benassi non si accontenta. Intorno alla vittima si muovono interessi familiari, sospetti, una badante misteriosa, piccole ostilità di paese. La serie lavora su una dinamica riconoscibile, ma efficace: il poliziotto di città riportato nel paese d’origine, il passato che riemerge, i casi di puntata che diventano anche occasioni per leggere una comunità.
Qui il paesaggio appenninico diventa parte del racconto. I boschi, i laghi, i borghi, le strade interne costruiscono un’atmosfera diversa dal solito crime urbano, meno frenetica, in apparenza più quieta, ma piena di cose non dette.
Il commissario Benassi con il volto di Claudio Bisio non rinuncia all’ironia, alla battuta asciutta, a una certa insofferenza verso le procedure. Ma sotto la scorza c’è un uomo che deve fare i conti con i propri fallimenti. Il ritorno a Muntagò lo costringe a rivedere persone rimaste dentro una parte dolorosa della sua vita. Nicole, interpretata da Valentina Lodovini, oltre a essere un vecchio amore rimesso in scena per dare colore sentimentale alla storia, è una presenza che riapre domande e rimpianti.
Attorno a Benassi si muove una squadra che dà movimento alla serie. Chiara Celotto interpreta Amaranta Palomba, giovane agente ancora inesperta, spesso coinvolta nelle indagini e nelle dinamiche più delicate del paese. Elisa Di Eusanio è Gaetana, ispettrice e cugina del commissario, mentre Michele Savoia dà volto a Fosco, agente riservato e scrupoloso. Sul fronte opposto si muove Antonio Gerardi, nei panni di Sallustio, capo della Sezione Omicidi di Bologna e rivale di Vasco.
Gli episodi alternano casi criminali e linee personali. Dopo la morte di Pinardi, emergono altri misteri: una piantagione illegale nei boschi, delitti che sembrano suicidi, vendette, traffici nascosti, vecchi rancori.
La fiction è stata realizzata con il sostegno dell’Emilia-Romagna Film Commission e valorizza diverse location dell’Appennino bolognese.
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