Su RaiPlay c’è un film che riporta al centro una ferita ancora aperta della memoria civile italiana. Pizzolungo, 2 aprile 1985: un’autobomba preparata per uccidere il giudice Carlo Palermo travolge invece l’auto di una madre e dei suoi due bambini.
“Un futuro aprile” è un film tv del 2026 diretto da Graziano Diana, liberamente ispirato al libro “Sola con te in un futuro aprile” di Margherita Asta e Michela Gargiulo. La protagonista è Ludovica Ciaschetti, che interpreta Margherita Asta, sopravvissuta indiretta alla strage perché quella mattina si trovava a scuola.
Accanto a lei c’è Francesco Montanari, nei panni del giudice Carlo Palermo, bersaglio dell’attentato mafioso. Nel cast figurano anche Peppino Mazzotta, Anna Ferruzzo, Denise Sardisco e Federica De Cola. Il film è una produzione Rai Fiction ed Elysia Film ed è disponibile su RaiPlay dopo la messa in onda su Rai 1.
La trama prende avvio da una mattina qualunque, una di quelle in cui la normalità sembra non avere bisogno di spiegazioni. Barbara Rizzo Asta accompagna a scuola i figli gemelli, Giuseppe e Salvatore. Sulla stessa strada, tra Pizzolungo e Trapani, passa anche l’auto del giudice Carlo Palermo, arrivato da pochi giorni in Sicilia per occuparsi di indagini delicate.
L’autobomba esplode nel momento in cui la macchina di Barbara si trova accanto a quella del magistrato. Palermo resta ferito. Barbara e i due bambini muoiono. Margherita, la figlia maggiore, si salva solo perché quella mattina è già a scuola.
Il film lavora su questo scarto terribile: essere vivi perché il caso, per una manciata di minuti, ti ha messo altrove. Margherita cresce dentro una domanda impossibile, segnata dalla perdita della madre e dei fratelli, ma anche dalla necessità di capire. Il suo percorso è una strada lunga, faticosa, fatta di rabbia, smarrimento, ricerca della verità e costruzione di una memoria pubblica.
Il lavoro da vedere stasera su RaiPlay è la storia di una ragazza rimasta sola, di un magistrato ferito, di una verità da custodire contro il rischio dell’indifferenza.
Ludovica Ciaschetti dà a Margherita una fragilità trattenuta, evitando l’enfasi facile. Il dolore della protagonista non viene raccontato come una scena unica, ma come qualcosa che resta, cambia forma, attraversa gli anni.
Francesco Montanari, nel ruolo di Carlo Palermo, interpreta invece un uomo sopravvissuto all’attentato ma non liberato dal peso di quella sopravvivenza. Il giudice era il vero obiettivo della mafia. A morire, però, furono tre innocenti che si trovarono sulla traiettoria sbagliata nel momento sbagliato.
Il rapporto tra Margherita e Palermo diventa così uno degli assi emotivi del racconto. Due vite legate da una deflagrazione, da una colpa che non è colpa ma somiglia a un peso insopportabile, da una battaglia comune contro l’oblio.
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