Hai presente quelle sere in cui vuoi vedere un bel film, apri RaiPlay, scorri il catalogo, leggi qualche trama e dopo dieci minuti non hai ancora deciso nulla? Quando cerchi qualcosa che sappia davvero coinvolgerti, la scelta diventa persino più difficile: non vuoi il solito titolo da sottofondo, ma una storia capace di creare atmosfera, tensione e lasciarti qualcosa anche dopo i titoli di coda.
Se sei in cerca di un dramma italiano intenso, con personaggi forti e ambientazioni che pesano sulla storia quanto i protagonisti, ci sono tre film che meritano attenzione. Tre modi diversi di raccontare l’Italia lontana dalle cartoline: un piccolo paese dove una scomparsa alimenta sospetti e mezze verità, il Delta del Po trasformato in territorio di scontro, una periferia sul mare dove paura e sopraffazione finiscono per dettare le regole.
Sono tre visioni molto diverse per ritmo e tono, ma adatte a quelle serate in cui su RaiPlay vuoi trovare finalmente un film che ti faccia smettere di scorrere e iniziare a guardare. Storie di provincia, margini e comunità chiuse, dove i luoghi non fanno semplicemente da sfondo: osservano, condizionano e, a volte, sembrano decidere il destino di chi li abita.
Carmen è partita

In un piccolo paese basta che una persona scompaia perché anche i gesti più ordinari comincino a sembrare indizi. È il meccanismo da cui prende vita “Carmen è partita”, film del 2025 diretto da Domenico Fortunato, ambientato in un antico borgo della valle del Tevere.
Carmen ha trent’anni, lavora come domestica nella casa di Amedeo ed è da tempo oggetto della curiosità del paese. Giovanna Sannino la interpreta come una presenza riservata, osservata molto più di quanto venga realmente conosciuta. Amedeo, affidato allo stesso Domenico Fortunato, è invece un sarto solitario, chiuso nella propria bottega e in abitudini che sembrano appartenere a un altro tempo. Nel cast ci sono anche Maurizio Mattioli, Alessandro Tersigni, Antonella Carone, Francesco Giuffrida e Franco Ferrante.
Quando Carmen scompare, il paese si anima di ipotesi, ricordi e mezze verità. Il mistero conta, ma ancora di più conta il modo in cui una comunità costruisce l’identità di una persona attraverso ciò che dice di lei.
La piazza, la sartoria, il bar e le botteghe diventano così una piccola geografia del controllo sociale. Tutti conoscono Carmen abbastanza da parlarne, nessuno sembra averla conosciuta abbastanza da sapere davvero cosa stesse vivendo.
Il paese che sembrava immobile finisce per raccontarsi proprio attraverso l’assenza di una donna.
Delta
Qui non ci sono finestre dalle quali osservare il vicino. Ci sono acqua, fango, canneti e nebbia.
Sempre su RaiPlay c’è “Delta” un film con una trama che porta lo scontro nel Delta del Po, dove Michele Vannucci costruisce un film fisico, quasi un western fluviale, intorno a due uomini che rappresentano modi inconciliabili di vivere lo stesso territorio.
Osso, interpretato da Luigi Lo Cascio, cerca di difendere l’ecosistema e contrastare la pesca di frodo. Elia, a cui dà corpo Alessandro Borghi, vive invece proprio di quella pesca ed è legato alla famiglia Florian. Tra i due il conflitto nasce dalla difesa del fiume, ma presto smette di avere confini così semplici.
Non esistono più soltanto un ambientalista e un bracconiere. Entrano in gioco appartenenza, povertà, vendetta, famiglia e il modo in cui ciascuno considera quel pezzo d’Italia: qualcosa da proteggere oppure qualcosa dal quale ricavare abbastanza per continuare a vivere.
La regia sfrutta il paesaggio senza renderlo pittoresco. Il Delta del Po è umido, silenzioso, sporco, bellissimo e ostile. Nasconde gli uomini, amplifica i rumori, rende incerti i confini.
Più Osso ed Elia avanzano nello scontro, meno sembra possibile stabilire dove finisca la loro rabbia e dove cominci quella terra.
Dogman

Un negozio per cani, qualche attività commerciale, palazzi scoloriti e grandi spazi vuoti davanti al mare. Matteo Garrone non ha bisogno di spiegare molto il mondo di “Dogman”: basta guardarlo.
Marcello è un uomo mite che gestisce una piccola toelettatura e divide il proprio tempo tra i cani e la figlia Alida. Marcello Fonte, premiato come miglior attore al Festival di Cannes, gli dà una fisicità fragile che contrasta con quella di Simoncino, ex pugile violento interpretato da Edoardo Pesce.
Il loro rapporto è basato sulla paura e sulla dipendenza. Simoncino terrorizza il quartiere; Marcello lo asseconda, lo aiuta, prova a contenerlo e finisce progressivamente trascinato dentro una spirale dalla quale diventa sempre più difficile uscire.
Garrone ambienta questo film, che rappresenta uno dei capisaldi del catalogo dedicato al cinema italiano di RaiPlay, in una periferia sospesa fra metropoli e natura, utilizzando anche Villaggio Coppola, nell’area di Castel Volturno, per creare uno spazio che sembra quasi separato dal resto del Paese.
Non è semplicemente degrado urbano. È una comunità con proprie regole, amicizie, complicità e paure, dove la forza di un singolo può diventare legge quando nessuno riesce più a contrastarla.
Marcello vorrebbe continuare a essere l’uomo gentile che accudisce gli animali e accompagna sua figlia. Ma in quel paesaggio di cemento, sabbia e saracinesche abbassate, restare miti può diventare ogni giorno un po’ più difficile.
