Una famiglia può custodire per anni ciò che nessuno riesce a dire. Un’assenza trasformata in mistero, un lutto che continua a determinare le scelte dei figli, una casa nella quale tornare significa ritrovare insieme affetto e dolore. È un terreno che il cinema italiano sa raccontare bene quando rinuncia alle riconciliazioni facili.
Nell’immenso catalogo dedicato al cinema italiano su RaiPlay alcune storie entrano proprio dentro queste crepe. Cambiano le generazioni, i luoghi e perfino il modo di guardare al passato, ma rimane la sensazione che ciò che è stato nascosto o rimosso continui a condizionare il presente.
Sono film sulle famiglie e sui segreti del passato che si muovono tra dramma, memoria e ricerca dell’identità. Non cercano necessariamente un colpevole: osservano piuttosto cosa accade quando qualcuno decide che il silenzio non basta più.
“Uomo di fumo”
“Silvia ha ventidue anni e porta con sé una domanda che la famiglia non è mai riuscita a chiudere: chi è suo padre?“
Da questa assenza prende forma “Uomo di fumo”, film del 2023 diretto da Giovanni Soldati, dove il dramma familiare assume progressivamente i contorni di un mistero. Silvia, interpretata da Selene Caramazza, è cresciuta accanto alla donna che credeva essere sua madre e che scoprirà invece essere sua nonna. Una verità sufficiente da sola a incrinare tutto ciò che pensava di sapere sulla propria vita.
A dare volto a Rossella è Stefania Sandrelli, presenza decisiva di una storia costruita intorno a protezione, controllo e segreti familiari. L’incontro con Luca, interpretato da Marco Valerio Montesano, spinge Silvia a trasformare le domande sul proprio passato in una vera indagine sulle tracce del misterioso “Uomo di fumo”. Nel cast figurano anche Giorgio Borghetti e Stefano Santospago.
Il film si muove tra Roma, Latina, San Felice Circeo, Pontinia e Sabaudia, usando il viaggio nella memoria come un modo per raccontare una ragazza costretta a separare ciò che è realmente accaduto dalla versione che le è stata consegnata dagli adulti.
La parte più interessante sta proprio qui: scoprire la verità non significa necessariamente stare meglio. A volte vuol dire soltanto diventare finalmente proprietari della propria storia.
“Blue Kids”
In questa famiglia il dolore non è nascosto dietro una rivelazione improvvisa. È già ovunque, accumulato nel tempo fino a trasformare il legame tra due fratelli in una forma insieme di protezione e dipendenza.
“Blue Kids” è l’opera prima di Andrea Tagliaferri. Dopo la morte della madre, Gianmaria e Claire cercano di sottrarsi a un padre che detestano. Esclusi dal testamento materno, cominciano però a scivolare verso una spirale di violenza e autodistruzione. Fabrizio Falco e Agnese Claisse interpretano i due fratelli, accanto a Matilde Gioli, Silvana Bosi e Lorenzo Gioielli.
Presentato al Torino Film Festival e prodotto da Matteo Garrone, il film evita di trasformare il disagio familiare in una spiegazione comoda. Gianmaria e Claire non sono soltanto vittime del passato: diventano anche persone capaci di compiere scelte distruttive, portandosi dietro una rabbia che sembra non trovare un luogo in cui depositarsi.
La provincia grigia attraversata dai protagonisti amplifica questa sensazione di chiusura. Non c’è una casa alla quale tornare perché proprio la casa è stata il luogo in cui qualcosa si è rotto. Rimane allora il rapporto tra fratello e sorella, strettissimo e pericoloso, quasi l’ultimo rifugio possibile. Ma anche un rifugio può diventare una prigione quando nasce da una ferita mai curata.
“La casa di Ninetta”
Tornare nella casa della propria infanzia significa spesso accorgersi che il tempo non ha cancellato nulla. Ha soltanto cambiato il modo in cui guardiamo ciò che è accaduto.
È ciò che succede a Lucia in “La casa di Ninetta”, debutto alla regia di Lina Sastri. Attrice affermata, Lucia rientra a Napoli per stare accanto alla madre Ninetta, ormai anziana e malata di Alzheimer. Quella visita riporta però in superficie un’infanzia difficile e una storia familiare che il presente costringe a osservare da una prospettiva nuova.
Lina Sastri interpreta Lucia, mentre Angela Pagano è Ninetta anziana e Maria Pia Calzone ne racconta gli anni più giovani. Il film, del 2024, nasce da un materiale fortemente autobiografico e alterna presente e memoria trasformando la casa materna in un archivio affettivo: stanze, gesti e ricordi riportano lentamente a galla ciò che una figlia ha trascorso gran parte della vita cercando di mettere in ordine.
Qui non esiste l’indagine di Uomo di fumo né la rabbia esplosiva di Blue Kids. La ferita familiare emerge attraverso qualcosa di più quotidiano: il modo in cui una figlia adulta torna a guardare sua madre quando la malattia rende il tempo improvvisamente fragile.
E Napoli, luminosa e malinconica, accompagna questo movimento senza diventare semplice sfondo. Lucia entra nella casa per assistere Ninetta e finisce inevitabilmente per incontrare anche la ragazza che era stata, rimasta per anni nascosta tra quelle stanze.
