Nel noir le città cambiano natura quando arriva la notte. Le strade diventano più vuote, le persone più ambigue, le case apparentemente tranquille cominciano a mostrare ciò che durante il giorno riescono ancora a nascondere. Su RaiPlay il cinema italiano attraversa questo territorio passando dalla Milano del 1978 a una Roma spettrale durante il lockdown, fino alla provincia benestante del Nordest. Epoche e paesaggi differenti, legati dalla stessa sensazione: dietro la normalità esiste sempre una zona d’ombra pronta ad allargarsi.
Sono noir italiani nei quali il delitto non rappresenta necessariamente il vero centro della storia. A interessare sono soprattutto la corruzione, i compromessi, le relazioni consumate e quel momento preciso in cui un personaggio scopre di non avere più il controllo della situazione.
“Appunti di un venditore di donne”

La Milano di “Appunti di un venditore di donne” è quella del 1978, attraversata dalla violenza politica e da una criminalità che si mescola con prostituzione, denaro, potere e corruzione. Fabio Resinaro porta sullo schermo l’omonimo romanzo di Giorgio Faletti scegliendo come protagonista un uomo perfettamente inserito in quella zona grigia.
Bravo, interpretato da Mario Sgueglia, frequenta locali notturni, discoteche e bische clandestine. Ama definirsi un imprenditore, ma il suo lavoro consiste nel procurare donne a uomini facoltosi e potenti. Intorno a lui si muovono Daytona, interpretato da Paolo Rossi, Lucio con il volto di Francesco Montanari, e una rete di personaggi in cui politica, mafia e criminalità finiscono continuamente per sovrapporsi. Nel cast figurano anche Miriam Dalmazio, Libero De Rienzo, Antonio Gerardi e Michele Placido.
L’arrivo di Carla incrina però un equilibrio che Bravo considerava ormai naturale. Il sentimento introduce qualcosa di incontrollabile in un’esistenza costruita proprio sulla capacità di trattare persone, sesso e desiderio come merci.
Resinaro recupera l’immaginario del noir metropolitano italiano senza limitarsi alla ricostruzione d’epoca. Le luci basse, i locali, la pioggia e la violenza servono soprattutto a raccontare un mondo in cui quasi nessuno può davvero permettersi di dichiararsi innocente. Bravo conosce perfettamente le regole di quella Milano. È quando comincia a credere di poterle piegare che scopre quanto poco spazio esista tra chi usa il sistema e chi finisce schiacciato dai suoi ingranaggi.
“Non riattaccare”
Bastano una macchina, un telefono e una città quasi completamente vuota per costruire la tensione di “Non riattaccare”, film di Manfredi Lucibello ambientato a Roma nel marzo 2020, durante i giorni più irreali del lockdown.
Irene, interpretata da Barbara Ronchi, riceve nel cuore della notte una telefonata dall’ex compagno Pietro. Lui, a cui presta la voce e il volto Claudio Santamaria, lascia capire di voler compiere un gesto irreversibile. Irene sale allora in auto e comincia ad attraversare la città nel tentativo di raggiungerlo, mentre l’unico legame tra i due rimane quella chiamata che non può permettersi di interrompere.
Il film utilizza il vuoto di Roma come qualcosa di più di una semplice ambientazione. Strade normalmente congestionate diventano corridoi silenziosi, i semafori scandiscono un tempo che sembra consumarsi troppo velocemente e ogni pausa nella conversazione assume il peso di una minaccia.
Il noir questa volta non nasce dal crimine. Nasce da ciò che non si vede, da una voce lontana, da un rapporto interrotto e dalla paura di arrivare qualche minuto troppo tardi. Irene attraversa una città immobile per raggiungere un uomo che forse aveva già perso molto prima di quella notte. Ed è proprio questo scarto tra la velocità dell’auto e l’impossibilità di recuperare il tempo trascorso a rendere il viaggio sempre più soffocante.
“Villetta con ospiti”

La zona d’ombra può nascondersi anche dietro il cancello di una casa rispettabile. In “Villetta con ospiti” Ivano De Matteo sposta il noir nella provincia del Nordest italiano e osserva una comunità nella quale privilegi, dipendenze e piccoli abusi hanno trovato il modo di diventare normali.
Diletta, interpretata da Michela Cescon, appartiene a una famiglia benestante. Il marito Giorgio, con il volto di Marco Giallini, vive sostanzialmente grazie al patrimonio della moglie e conduce una propria doppia vita. Intorno alla coppia si muovono un prete, un medico, un poliziotto e una famiglia rumena che lavora per loro. Tra gli interpreti ci sono anche Massimiliano Gallo, Vinicio Marchioni, Bebo Storti, Erika Blanc, Cristina Flutur e Tiberiu Dobrica.
All’inizio sembra quasi che De Matteo voglia limitarsi a osservare le ipocrisie di una borghesia provinciale soddisfatta di sé. Poi qualcosa accade e quella rete di rapporti quotidiani comincia a mostrare la propria natura più feroce. Non esistono più soltanto padroni e dipendenti, persone rispettabili e figure marginali. Quando entrano in gioco paura e necessità di proteggere la propria posizione, le categorie si confondono molto rapidamente.
È proprio questa trasformazione a dare al film la sua tonalità più nera. La minaccia non arriva da fuori, né da qualche criminale nascosto nell’ombra. Era già dentro quelle case, nelle convenienze, nei silenzi e nella capacità di voltarsi dall’altra parte finché a pagare era qualcun altro.
