A volte basta un foglio, una convocazione inattesa, una formula burocratica pronunciata con freddezza, per far tremare quello che sembrava ormai stabile. Non servono tradimenti clamorosi o colpi di scena da melodramma: può essere sufficiente scoprire che una promessa pronunciata anni prima, davanti ad amici e parenti, non ha mai avuto valore legale.
La scintilla narrativa è semplice, quasi paradossale, ma molto italiana nel suo modo di trasformare l’assurdo amministrativo in una crisi privata. Un gruppo di coppie viene costretto a guardarsi davvero, senza l’alibi dell’abitudine. E allora la domanda non è più soltanto “ci risposiamo?”, ma qualcosa di più scomodo: sceglierei ancora la stessa persona, oggi, sapendo tutto quello che so?
Da questa premessa nasce “Per tutta la vita”, commedia italiana del 2021 diretta da Paolo Costella, ora disponibile su RaiPlay. Il film parte da un episodio ispirato a una storia vera: un giudice annulla decine di matrimoni dopo aver scoperto che il sacerdote celebrante non era un vero prete. Un errore formale, almeno in apparenza. Ma nel cinema, come nella vita, le formalità diventano spesso detonatori emotivi.
Il racconto segue quattro coppie, ciascuna costretta a decidere se ripetere il rito e confermare quel “sì” pronunciato anni prima. La struttura corale richiama inevitabilmente un certo cinema di Paolo Genovese, non a caso coautore della sceneggiatura insieme a Paolo Costella e Antonella Lattanzi. Viene in mente Immaturi, dove l’esame di maturità annullato obbligava un gruppo di adulti a tornare sui propri fallimenti, ma anche Perfetti sconosciuti, per il gusto di far esplodere le crepe nascoste dentro rapporti apparentemente ordinati.
Qui però il tono è più leggero, più da commedia sentimentale agrodolce. Ambra Angiolini e Fabio Volo portano in scena una coppia già separata, improvvisamente spiazzata dal fatto che anche il proprio divorzio perda senso. Claudia Pandolfi e Filippo Nigro incarnano invece una relazione in cui il desiderio di famiglia e quello di libertà professionale non procedono alla stessa velocità. Nel gioco degli equivoci e delle infedeltà entrano anche Claudia Gerini, Paolo Kessisoglu, Luca Bizzarri e Carolina Crescentini, con una dinamica che alterna comicità, ferite taciute e piccole vigliaccherie quotidiane.
Il merito principale del film sta nella sua capacità di restare scorrevole. Non pretende di rivoluzionare la commedia romantica italiana, né sempre riesce a evitare qualche cliché sul matrimonio, sulle donne in carriera, sulle crisi di mezza età e sulle seconde occasioni. Però ha ritmo, un cast riconoscibile, dialoghi rapidi e un’idea di partenza abbastanza forte da sostenere la visione fino alla fine.
La regia di Paolo Costella lavora soprattutto sui volti e sulle interazioni. Non cerca invenzioni visive particolarmente sorprendenti, ma punta sulla familiarità degli interpreti, sul meccanismo corale e sulla progressiva caduta delle maschere. La fotografia di Fabrizio Lucci, il montaggio di Patrizio Marone e le musiche di Lele Marchitelli accompagnano un film costruito per essere accessibile, televisivo nel senso più popolare del termine, ma non privo di qualche osservazione interessante sulla fragilità dei legami.
Il tema più riuscito non è tanto il matrimonio in sé, quanto l’idea di conferma. Dire di nuovo sì non significa ripetere una cerimonia, ma accettare che il tempo abbia cambiato tutto: desideri, paure, rancori, priorità. In questo senso “Per tutta la vita” funziona meglio quando smette di inseguire la battuta e lascia emergere il disagio dei personaggi. Perché dietro la commedia c’è una piccola verità: molte coppie non finiscono per un grande terremoto, ma per una lenta distrazione reciproca.
La critica non è stata unanime. c’è chi ha valorizzato soprattutto il lavoro del cast, in particolare le prove di Claudia Gerini e Claudia Pandolfi, pur mantenendo un giudizio complessivamente prudente e chi ha riconosciuto la scorrevolezza dell’operazione, ma ha criticato una visione della coppia giudicata problematica e non sempre davvero matura. Ed infine c’è chi ha letto il film come una riflessione sull’amore e sulla possibilità che duri nel tempo, sottolineando il pregio del cast corale.
Anche i voti degli utenti raccontano un’accoglienza più tiepida che entusiasta. IMDb si ferma a 5,6 su 10, MYmovies indica 2,30 su 5 come valutazione complessiva, con il pubblico più generoso della critica, mentre Rotten Tomatoes non offre un vero termometro critico perché non registra recensioni e segnala un numero troppo basso di giudizi degli spettatori. Non siamo davanti a un titolo celebrato, ma a una commedia rimasta in una zona intermedia: vista, discussa poco, forse archiviata troppo in fretta.
Ed è proprio per questo che oggi può meritare una seconda chance su RaiPlay. Non come capolavoro nascosto, ma come film italiano da recuperare quando si ha voglia di una storia leggera solo in superficie, capace di usare un espediente buffo per parlare di scelte molto concrete: restare, ricominciare, lasciarsi, oppure ammettere che l’amore non vive di promesse antiche, ma di decisioni rinnovate.
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