Su RaiPlay c’è un film che riporta lo spettatore dentro una delle pagine più nere e discusse della cronaca italiana del Novecento. Bari, 1956: una famiglia massacrata in casa, un figlio che continua a vivere come se nulla fosse, una città che prima sospetta, poi scopre l’orrore.
La pellicola parte da un fatto realmente accaduto e lo trasforma in un racconto drammatico, oscuro, dove il delitto non esplode soltanto nella notte della strage, ma continua nei giorni successivi, dentro il silenzio di un appartamento chiuso.
“Percoco – Il primo mostro d’Italia” è il film tratto dal romanzo omonimo di Marcello Introna e scritto e diretto da Pierluigi Ferrandini, ispirato alla vera storia di Franco Percoco, il giovane barese che nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1956 uccise i genitori e il fratello minore con un coltello da cucina. A interpretarlo è Gianluca Vicari, volto chiamato a restituire un personaggio difficile e ambiguo. Nel cast compaiono anche Giuseppe Scoditti, Rebecca Metcalf, Federica Pagliaroli e Michele Mirabella.
Il racconto si apre in una Bari attraversata dal dopoguerra e già proiettata verso il boom economico. Una città che cambia, che guarda ai consumi, ai vestiti eleganti, ai locali, ai segni esteriori di una ricchezza possibile. Dentro questo scenario si muove Franco Percoco, studente universitario irrequieto, figlio di una famiglia rigida, chiusa, segnata da tensioni e frustrazioni.
Dopo il massacro, Franco non scappa. È proprio intorno a questa circostanza che emerge l’elemento più agghiacciante della vicenda. Sigilla la stanza in cui si trovano i cadaveri dei genitori e del fratello, poi comincia a vivere una specie di seconda vita. Usa i soldi del padre, compra abiti, frequenta ristoranti, locali, case di appuntamenti. Davanti ai vicini e ai conoscenti giustifica l’assenza dei familiari parlando di una partenza improvvisa per Montecatini Terme. La normalità diventa una maschera sottile.
Gianluca Vicari interpreta Percoco senza costruire intorno al personaggio alcuna aura consolatoria. Il suo Franco non cerca empatia facile. È un ragazzo che oscilla tra desiderio di riscatto, vuoto morale, infantilismo e ferocia. Il film prova a entrare nella sua testa ma non lo assolve. Mostra le crepe familiari, la pressione dei genitori, il rapporto con il fratello minore Giulio, la presenza del fratello maggiore Vittorio, la frustrazione di una vita che non riesce a prendere la forma immaginata. Tutto questo non cancella l’orrore. Lo rende, semmai, ancora più inquietante.
Il titolo del film da vedere su Raiplay, “Percoco – Il primo mostro d’Italia”, richiama proprio la trasformazione di Franco in una figura pubblica della paura. La cronaca nera italiana, davanti a quella strage familiare, trova un volto da consegnare all’immaginario collettivo. Il “mostro” diventa categoria, parola, semplificazione. Il film lavora anche su questo: su come un fatto di sangue possa diventare racconto nazionale, morbosa attrazione, materiale da prima pagina.
La trama segue i dieci giorni successivi al delitto, quando Percoco continua a muoversi per Bari mentre il sospetto cresce. Gli odori, le assenze, le versioni poco convincenti iniziano a incrinare la messinscena: ogni domanda dei vicini, ogni rumore, ogni sguardo rischia di far crollare tutto. E più il tempo passa, più Franco sembra perdere contatto con la realtà.
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