Essere guardati può diventare una condanna, ma anche il contrario: il primo momento in cui si smette di sentirsi invisibili. Su RaiPlay c’è un film drammatico francese che costruisce tutto attorno a questa tensione. Un uomo abituato a vivere ai margini incontra un’artista che vede nel suo corpo qualcosa che gli altri hanno sempre evitato di vedere. Da quel momento, desiderio, vergogna e illusione cominciano a confondersi.
L’uomo di argilla, titolo originale L’Homme d’argile, è l’esordio alla regia di Anaïs Tellenne. Presentato a Venezia 2023 nella sezione Orizzonti Extra, ha per protagonista Raphaël, interpretato da Raphaël Thiéry, un uomo sulla sessantina, corpulento, con un solo occhio, che lavora come custode di una dimora nobiliare. La sua routine cambia quando arriva Garance, interpretata da Emmanuelle Devos, già apprezzata in Tutti i battiti del mio cuore, unica erede della proprietà e artista contemporanea.
Raphaël vive quasi fuori dal tempo. Sorveglia il castello, suona la cornamusa, caccia talpe, divide le giornate con la madre. Il suo rapporto con gli altri passa spesso attraverso il corpo, attraverso quello sguardo che sa riconoscere prima ancora che qualcuno pronunci una parola. Garance, invece, lo osserva in modo diverso. Lo guarda, cioè, come possibile materia artistica e gli propone di posare per una scultura.
Per Raphaël quella richiesta vale molto più di quanto Garance possa immaginare. Essere scelto come modello significa entrare per la prima volta in uno spazio da cui si è sempre sentito escluso: quello della bellezza, del desiderio, della possibilità di piacere. L’attenzione dell’artista diventa inevitabilmente ambigua. Lui vi legge qualcosa di intimo, forse sentimentale. Lei continua invece a muoversi dentro il proprio processo creativo.
Il film da vedere su RaiPlay trova la sua tensione proprio in questa distanza. Non servono grandi colpi di scena. Basta chiedersi se essere guardati equivalga davvero a essere riconosciuti, se diventare il soggetto di un’opera significhi anche diventare importante nella vita di chi quell’opera la sta creando.
Emmanuelle Devos dà a Garance una freddezza che non diventa mai indifferenza assoluta. È un personaggio sfuggente, difficile da leggere fino in fondo, capace di avvicinarsi e subito dopo rimettere distanza. Dall’altra parte, Raphaël Thiéry porta sullo schermo un corpo che il film non tenta mai di normalizzare o nascondere. Anaïs Tellenne lo filma senza compiacimento, lasciando che siano postura, silenzi e piccoli gesti a raccontare il personaggio.
Proprio il rapporto tra regista e attore è legato a una delle curiosità più interessanti del film. Raphaël Thiéry utilizza da circa trent’anni una protesi oculare e alcune scene in cui la rimuove hanno richiesto una preparazione particolare. Tellenne ha raccontato di aver affrontato quei momenti insieme all’attore, anche con il consenso del medico che lo seguiva. Nel cast ci sono anche Marie-Christine Orry, nei panni di Samia, e Mireille Pitot nel ruolo di Lucienne, la madre del protagonista.
La critica francese ha letto il film soprattutto attraverso il tema dello sguardo ed evidenziando il rapporto tra giudizio, “mostruosità” e arte, affiancando l’opera a una fiaba delicata sul bisogno di sentirsi visti. Sono due chiavi che aiutano a entrare nel film senza ridurlo alla storia di un amore impossibile. Sul fronte delle valutazioni online, IMDb si attesta intorno al 6,4-6,5/10.
Disponibile su RaiPlay, L’uomo di argilla è soprattutto una storia sul modo in cui gli altri possono cambiare la percezione che abbiamo di noi stessi. A Raphaël basta essere guardato diversamente una volta per immaginare una vita differente. Il problema è capire se quello sguardo appartenga davvero a lui o soltanto all’opera che Garance vuole realizzare.
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