A 86 anni, Claude Lelouch continua a raccontare il cinema come una questione di incontri, deviazioni e colpi di vento. Su RaiPlay arriva un film francese libero e irregolare, costruito attorno a un uomo che ha passato la vita a usare le parole per mestiere e che, dopo un problema di salute, perde proprio la possibilità di mentire. Da lì comincia un viaggio attraverso la Francia, dove la fuga diventa musica, gli imprevisti cambiano direzione alla storia e ogni incontro sembra aprire una nuova possibilità.
Il film in questione è stato presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2024 e vede al centro del racconto Lino, interpretato da Kad Merad, un avvocato abituato a controllare le parole, le versioni, le difese degli altri. Poi qualcosa si inceppa. Un problema di salute gli toglie la possibilità di mentire e quella che poteva diventare una premessa da commedia brillante si trasforma presto in altro: una fuga, un viaggio, una specie di resa dei conti con tutto ciò che ha tenuto in piedi fino a quel momento.
Lino lascia la toga, la famiglia, il lavoro e comincia ad attraversare la Francia come se stesse improvvisando un assolo. Comincia così il film dal titolo “Finalement – Storia di una tromba che si innamora di un pianoforte“. Non è un caso che la musica diventi subito una delle chiavi dell’opera. La tromba è il modo in cui il protagonista prova a ritrovare una voce meno costruita. Prima parlava per mestiere, adesso suona per respirare. È una differenza che il film non spiega troppo, per fortuna: la lascia passare nei gesti, negli incontri, nelle deviazioni.
Kad Merad non è un eroe romantico. Chi lo ricorda per Giù al Nord o Un marito sospetto conosce bene quella sua capacità di restare popolare, accessibile, mai davvero distante dal pubblico. Qui lavora su un registro più malinconico, ma senza perdere quella naturalezza un po’ sgraziata che gli permette di rendere Lino credibile anche quando la regia gli chiede svolte quasi surreali.
Intorno a lui Lelouch costruisce un mondo fatto di volti che sembrano arrivare da film diversi. Elsa Zylberstein, già protagonista di Simone Veil, la donna del secolo, interpreta Léa, la moglie di Lino. Sandrine Bonnaire, alla terza collaborazione con Lelouch, ha invece una presenza più familiare, più ruvida, meno ornamentale. Michel Boujenah completa il giro degli affetti più vicini, mentre Barbara Pravi entra nel film con la musica e con una qualità vocale che Lelouch usa quasi come richiamo emotivo.
La struttura della pellicola da scegliere su Raiplay è quella di un road movie, ma sarebbe sbagliato aspettarsi un viaggio realistico. Finalement procede per incontri, parentesi, cambi di tono. A volte sembra una commedia sentimentale, altre una fantasia musicale, altre ancora un film-testamento in cui Lelouch rimette in circolo temi che gli appartengono da sempre: il caso, l’amore, la famiglia allargata, le seconde possibilità, la convinzione che anche gli incidenti della vita possano contenere un senso.
Il titolo italiano, lunghissimo e quasi stravagante, rischia di far pensare a un film più bizzarro di quanto sia. In realtà quella tromba che si innamora di un pianoforte dice parecchio del tono scelto da Lelouch. Il sentimento, qui, non è mai una linea pulita. È un accordo cercato tra strumenti diversi, persone fuori tempo, legami che cambiano forma. La musica serve a tenere insieme ciò che nella trama tende continuamente a disperdersi.
C’è anche molto Lelouch nel modo in cui la pellicola guarda alla Francia, un Paese attraversato di corsa: strade, campagne, incontri casuali, luoghi che sembrano comparire perché il protagonista aveva bisogno proprio di quella deviazione. Il regista ha sempre amato il caso, le coincidenze, gli amori che nascono senza annunciarsi. Qui spinge ancora su quella direzione, con la libertà di chi non sembra più interessato a dimostrare qualcosa.
Tra le recensioni italiane quella de settimanale Amica ricorda che si tratta del sessantesimo lungometraggio del regista e sottolinea la fuga di un avvocato che non sa più mentire. Disponibile su RaiPlay, Finalement – Storia di una tromba che si innamora di un pianoforte è un film da prendere con il suo passo, senza chiedergli compattezza a tutti i costi. Solo così si recupera la sensazione di un regista che continua a muoversi, a rischiare, a inseguire l’amore e la musica come se fossero ancora due buone ragioni per non chiudere il discorso.
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