Lucia torna a Napoli per stare accanto alla madre Ninetta, malata di Alzheimer. Ma quel rientro non coincide solo con l’urgenza della malattia: dentro quella casa riaffiorano ricordi, ferite e frammenti di un rapporto madre-figlia che il tempo non ha mai davvero sistemato. È da questa tensione emotiva che prende forma un bel film drammatico italiano disponibile su Raiplay e costruito tutto sulla forza della memoria e dei legami familiari.

“La Casa di Ninetta” è il titolo che segna il debutto alla regia di Lina Sastri, straordinaria icona del cinema e del teatro napoletano, che per la sua opera prima ha scelto di cimentarsi con un racconto autobiografico scritto dopo la morte della mamma. Lucia, attrice di successo interpretata dalla stessa Lina Sastri, torna a Napoli per andare a trovare la madre Ninetta, malata di Alzheimer, cui dà il volto da anziana Angela Pagano mentre a raccontare le sue vicende in età giovanile è Maria Pia Calzone.

Il punto forte della pellicola, però, non è soltanto il tema, delicato e universale. È il modo in cui la Sastri sceglie di raccontarlo. La trama parte da un ritorno: Lucia rientra in quella casa che custodisce la presenza fragile della madre e, insieme, un’intera geografia emotiva fatta di infanzia, ferite, silenzi familiari e tenacia femminile.

La narrazione si muove su due livelli: il presente della malattia e il passato che riaffiora, trasformando l’abitazione di Ninetta in un luogo della memoria, quasi un archivio affettivo dove ogni dettaglio può aprire uno squarcio su ciò che è stato. È una costruzione narrativa che rende il film interessante anche per chi cerca una storia più interiore, meno lineare, ma capace di coinvolgere.

“Il film vuole essere un flusso della memoria, che passa dal presente al passato, guidato dalla voce fuoricampo della figlia Lucia, da me interpretata – spiega  Lina Sastri –È un atto d’amore verso Ninetta, madre e donna speciale, leggera e nobile come la luce e la musica. Ho voluto raccontare una storia d’amore, quella di Ninetta e di Alfonso, mio padre. Una storia di donne: con Ninetta vivono le sue tre badanti che l’hanno seguita nel periodo della vecchiaia e della malattia, l’alzheimer. Ma è soprattutto la storia di Ninetta, del suo passato, e dei suoi ultimi anni. Ninetta luminosa, imprevedibile, coraggiosa; Ninetta con i suoi due figli, il suo mondo fatato e onirico e la sua musica. La figlia Lucia va e viene, vive una vita irrisolta che ha ereditato da una infanzia difficile, ma è legata alla madre da un forte rapporto affettivo. E, tutt’intorno, c’è Napoli, la musica, la magia, la luce”.

Punto di forza del lavoro da vedere stasera su Raiplay è proprio questa sua capacità di non ridurre tutto alla malattia. L’Alzheimer c’è, pesa, orienta lo sguardo dello spettatore, ma non diventa mai l’unico centro. Attorno a Ninetta prende forma un racconto più ampio, che parla di madri e figlie, di donne costrette a resistere, di vitalità conservata anche quando la vita ha presentato il conto. Lucia, tornando da sua madre, non si limita ad assisterla: in un certo senso la riscopre. E riscoprendo lei, finisce per rileggere anche se stessa.

C’è poi Napoli, che non resta sullo sfondo come semplice cartolina. È una presenza viva, malinconica e luminosa insieme, un ambiente che accompagna il film senza sovrastarlo. Il risultato è una storia che ha qualcosa di molto intimo ma che riesce a parlare a chiunque abbia conosciuto il logorio dei legami familiari, il rimpianto, oppure il bisogno di tornare là dove tutto è cominciato. Non aspettarti quindi una pellicola costruita sui grandi scarti narrativi: qui il movimento è più emotivo che spettacolare, e proprio per questo può sorprendere.

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