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Su RaiPlay il film Premio Oscar che racconta la dittatura brasiliana partendo da una storia vera

Walter Salles firma un racconto intenso sulla famiglia Paiva, tra desaparecidos, memoria, dittatura brasiliana e ricerca della verità.
11 Settembre 2026di Riccardo Cannavale

Su RaiPlay arriva uno dei capolavori internazionali dell’ultima stagione, incentrato su una casa di Rio de Janeiro, una famiglia numerosa, un padre che un giorno viene portato via e una madre costretta a trasformare l’attesa in resistenza. La politica e la dittatura entrano dalla porta di casa e, in pochi minuti, cambia per sempre il destino di tutti.

Il film del 2024 diretto da Walter Salles, autore di Central do Brasil e I diari della motocicletta  è disponibile su RaiPlay ed è tratto dal libro di memorie di Marcelo Rubens Paiva, figlio dell’ex deputato Rubens Paiva, desaparecido durante la dittatura militare brasiliana.

Io sono ancora qui, titolo internazionale I’m Still Here, è una pellicola che racconta la violenza del potere in maniera cruda, diretta. Le valutazioni confermano il peso del film: su Rotten Tomatoes registra il 97% di recensioni positive, mentre su IMDb il voto degli utenti è intorno all’8,1/10. Numeri molto alti per un dramma politico e familiare, arrivato anche agli Oscar 2025, dove ha vinto la statuetta come miglior film internazionale.

Fernanda Torres è stata candidata all’Oscar come miglior attrice e ha vinto il Golden Globe 2025 come miglior attrice in un film drammatico.

La storia comincia a Rio de Janeiro, nel 1971. Rubens Paiva, interpretato da Selton Mello, è un ex deputato laburista, padre di cinque figli, uomo colto e molto presente nella vita familiare. La casa dei Paiva è piena di voci, amici, musica, mare vicino, fotografie, piccoli gesti quotidiani. La regia di Salles dedica tempo a questa normalità prima di spezzarla. È una scelta decisiva perchè quando gli uomini del regime portano via Rubens,a venir meno è il centro affettivo di una famiglia.

Da quel momento il film sposta l’attenzione attorno a Eunice Paiva, interpretata da Fernanda Torres che senza poter nemmeno piangere il marito resta con cinque figli da proteggere e una domanda che attraverserà la sua mente per decenni: che cosa è accaduto davvero a suo marito?

Il film lavora proprio su questa assenza. La dittatura viene raccontata attraverso le sue conseguenze, non i classici clichè delle violenze, delle vendette, delle prigioni. E così nella casa dei Paiva il denaro comincia a mancare, gli ambienti cambiano significato, i figli vanno rassicurati, il silenzio  diventa una presenza quotidiana.

Una delle curiosità più forti riguarda il legame personale del regista con questa storia. Walter Salles conosceva la famiglia Paiva da bambino: era stato vicino di casa dei Paiva e amico di Marcelo Rubens Paiva. Questo rende il film qualcosa di diverso da un adattamento letterario qualsiasi, è il ritorno a una memoria privata, a una casa realmente esistita, a un trauma che appartiene alla storia del Brasile ma anche alla biografia emotiva di chi lo racconta.

Il libro da cui nasce il film, Io sono ancora qui, è stato pubblicato da Marcelo Rubens Paiva nel 2015. Lo scrittore ricostruisce la scomparsa del padre e soprattutto la lunga battaglia della madre Eunice per ottenere verità e riconoscimento. Il film sceglie la stessa prospettiva: raccontare la dittatura non come un capitolo chiuso nei manuali, ma come qualcosa che continua a vivere nei corpi, nelle famiglie, nei documenti mancanti, nelle parole mai pronunciate dalle istituzioni.

Fernanda Torres regge il film con un’interpretazione molto controllata che conferisce spessore al suo personaggio. Accanto a lei, Selton Mello dà a Rubens Paiva una presenza calda, domestica, fondamentale nella prima parte del racconto. Fernanda Montenegro, già protagonista di Central do Brasil, interpreta Eunice in età avanzata, chiudendo idealmente anche un cerchio dentro il cinema di Salles.

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La traiettoria internazionale del lavoro cinematografico proposto da RaiPlay è stata molto forte. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2024, ha ottenuto il premio per la miglior sceneggiatura e il riconoscimento Signis. Poi sono arrivati il Golden Globe a Fernanda Torres, le nomination agli Oscar e infine la vittoria come miglior film internazionale. In Brasile ha avuto anche un grande riscontro di pubblico, superando i tre milioni di spettatori e diventando uno dei maggiori successi nazionali del periodo post-pandemico.

La critica italiana ha sottolineato soprattutto la scelta di raccontare il trauma politico attraverso il percorso psicologico di Eunice. Paolo Mereghetti, sul Corriere della Sera, ha parlato dell’“odissea psicologica di una donna in lotta contro la dittatura”.

Disponibile su RaiPlay, Io sono ancora qui è un film politico perché parla di dittatura, desaparecidos, responsabilità dello Stato e memoria pubblica ma è soprattutto un film che arriva al pubblico attraverso il messaggio di una madre che capisce di dover restare in piedi anche quando sembra che tutto intorno a lei stia per essere cancellato.

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