Scopri la recensione di Ti guardo un film drammatico su Raiplay, una storia che racconta il desiderio oltre ogni definizione.
Quando uno sguardo racconta ciò che le parole non osano dire. In una Caracas sospesa tra caos urbano e silenzi interiori, due solitudini si sfiorano e si trasformano in qualcosa di più profondo. Disponibile in streaming su Raiplay, questo film è una delle opere più intense e sorprendenti del cinema latinoamericano recente: crudo, sensuale, umano.
Ti guardo (Desde Allá, titolo originale) è un film del 2015, diretto dal venezuelano Lorenzo Vigas, e ha fatto la storia: è stato il primo film latinoamericano a vincere il Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia, superando registi ben più blasonati.
Un riconoscimento che ha acceso i riflettori su un’opera asciutta e penetrante, che racconta il rapporto tra due uomini provenienti da mondi opposti, sospinti da forze che sfuggono al controllo razionale.
Nel cast brillano Alfredo Castro, attore cileno tra i più potenti del panorama sudamericano, e Luis Silva, al suo primo grande ruolo cinematografico, capace di una fisicità autentica e disarmante. La produzione è firmata Factor RH Producciones, con il contributo del regista messicano Michel Franco, già noto per film come Chronic e Las Hijas de Abril.
Secondo The Hollywood Reporter, “un’opera toccante e sensuale, che vibra di desiderio trattenuto e dolore sommerso. Un piccolo gioiello.”
La trama si sviluppa con una lentezza ipnotica e mai gratuita. Armando (Castro) è un uomo di mezza età, solitario e benestante, che vive nel suo appartamento borghese osservando la vita altrui, e in particolare quella dei giovani ragazzi di strada. Tra questi, incontra Elder (Silva), un adolescente scapestrato e aggressivo, a cui inizialmente offre denaro in cambio della semplice presenza.
Ma quella che pare una relazione predatoria si evolve inaspettatamente: entrambi iniziano un percorso ambiguo, fatto di conflitti, intimità, scoperte e dolore.
Il film disponibile su Raiplay si addentra in territori inesplorati della psicologia umana, affrontando temi come la solitudine, il desiderio represso, l’identità sessuale e la violenza urbana. Non ci sono musiche ad addolcire i momenti, né dialoghi superflui: ogni scena pesa, ogni silenzio dice qualcosa.
E’ una delle rare occasioni in cui un’opera cinematografica riesce a raccontare l’invisibile. Non è solo un film LGBTQ+, ma un racconto sulla complessità del desiderio, sulle fratture emotive che ci definiscono, e sulla possibilità – pericolosa ma vera – di cambiare rotta anche quando sembra impossibile.
Il gradimento da parte del pubblico si mantiene su livelli alti: 66% su Google, 6.6/10su IMDb.
Il New York Times lo ha definito “uno dei ritratti più delicati e disturbanti dell’amore non convenzionale degli ultimi anni”, mentre Il Manifesto in Italia ha elogiato “la capacità del film di colpire senza retorica, e di narrare con ferocia trattenuta”.
Quello che potrai vedere stasera su Raiplay un film che ti rimane addosso. Non per la trama – che in fondo è semplice – ma per il modo in cui viene raccontata. Il regista non dà risposte, non cerca l’empatia facile. Eppure, riesce a farci guardare dentro.
Ti guardo è cinema che osserva, interroga e lascia ferite sottili ma indelebili.
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