Case eleganti, terrazze vista mare, famiglie che sembrano uscite da un catalogo di villeggiatura e un ritmo di vita talmente misurato da sembrare scritto su spartito.
C’è qualcosa di ipnotico in questa serie thriller su Raiplay, in cui basta un video che diventa virale per far detonare tutto e catapultarti dalla calma alla tempesta.
Tutti mentono è il titolo della serie spagnola prodotta per Movistar+ e firmata Pau Freixas. In Italia la serie è arrivata nel 2023 su Rai 2 e in contemporanea su RaiPlay, trovando un pubblico molto ricettivo, complice la sua natura ambigua e familiare. È un thriller, sì, ma è anche un ritratto sociale mascherato da giallo.
I sei episodi della prima stagione si seguono senza fatica perché il ritmo è calibrato con intelligenza: non ci sono tempi morti, né rivelazioni buttate lì tanto per sorprendere. Tutto ha un ordine, anche quando sembra che l’intera cittadina stia precipitando nel caos.
Il cast è composto da interpreti strutturati. Irene Arcos dà alla protagonista Macarena una fragilità tagliente, fatta di rabbia trattenuta e dignità continuamente calpestata. Il giovane Lucas Nabor, che interpreta Iván, appare poco ma lascia un’ombra lunga che pesa su ogni episodio.
Natalia Verbeke, Eva Santolaria, Leonardo Sbaraglia e Juan Diego Botto completano un quadro di personaggi moralmente sfumati, pieni di contraddizioni: ognuno ha qualcosa da proteggere, qualcosa da nascondere. E la serie se ne nutre.
Il punto di forza della narrazione di questa bella serie disponibile su Raiplay sta proprio nella struttura a cerchi concentrici: una bugia ne trascina un’altra, un segreto ne svela uno precedente, una verità è sempre il preludio di un’altra menzogna più profonda. Nulla è chiuso, nulla è davvero definitivo.
È un meccanismo narrativo che ricorda i thriller psicologici più moderni, dove il contesto borghese diventa un personaggio a sé: impeccabile fuori, marcio dentro.
Sulla stampa, Tutti mentono ha trovato una buona accoglienza. El Pais mette in evidenza che “nella nuova serie Movistar+, il regista e sceneggiatore crea uno stile thriller unico, con tocchi di commedia e dramma”.
Diversi quotidiani italiani hanno apprezzato il modo in cui la serie mette in scena il lato oscuro di una comunità che si vuole perfetta. Corriere Style ha sottolineato la capacità della trama di smontare uno a uno i meccanismi sociali che regolano le piccole borghesie: le apparenze, il controllo, il giudizio facile.
Anche Sky TG24 ha evidenziato come la figura dell’insegnante, catapultata dalla normalità al linciaggio pubblico, rappresenti una metafora potentissima del nostro rapporto con il “tribunale mediatico” dei social.
Belmonte, il luogo in cui è ambientata la trama, con i suoi colori caldi e l’architettura elegante, non è solo uno sfondo: è un personaggio che respira, ama e giudica. C’è un sottile humour nero, a tratti impercettibile, che rende ancora più feroce l’atmosfera: come se la serie volesse ricordarci che il male, spesso, non ha bisogno di urlare.
Guardando Tutti mentono su Raiplay si ha come l’impresisone di essere seduti a un aperitivo elegante, con vista sul mare, salvo accorgersi all’improvviso che tutti gli ospiti stanno recitando una parte. A un certo punto, il sipario cade e dietro non ci sono attori, ma persone complicate, ferite, pericolose nella loro normalità. La serie funziona proprio perché parla di noi, delle nostre comunità, delle nostre paure di essere giudicati e di quanto siamo disposti a mentire pur di preservarci.
Ed è proprio questo il suo punto di forza, la scrittura intelligente e un ritmo capace di catturare anche chi non ama i thriller più tradizionali.
