Negli Stati Uniti degli anni della Guerra fredda la paura non restava fuori dagli ospedali, dai laboratori, dagli uffici governativi. Entrava nelle ricerche, orientava le decisioni, trasformava anche la scienza in uno strumento di difesa e controllo. È dentro questo clima che prende forma un thriller psicologico disponibile su RaiPlay, un film del 2022 che riporta al cinema una delle pagine più oscure della CIA: gli esperimenti sul controllo mentale condotti in nome della sicurezza nazionale.
MK Ultra è un film del 2022 ambientato negli anni Sessanta, scritto e diretto da Joseph Sorrentino, ispirato al controverso programma di sperimentazione umana condotto dalla CIA durante la Guerra fredda, quando l’ossessione per il controllo mentale spinse l’intelligence americana verso ricerche su droghe psichedeliche, manipolazione e tecniche di condizionamento.
Al centro della storia c’è il dottor Ford Strauss, interpretato da Anson Mount, già apprezzato in Safe, uno psichiatra brillante e ambizioso, convinto di poter usare l’LSD in ambito medico. La sua ricerca, almeno all’inizio, nasce dentro un perimetro apparentemente scientifico: studiare, sperimentare, cercare nuove strade per la cura. Ma quando viene coinvolto in un progetto governativo segreto, quel confine si sposta sempre più avanti. Strauss entra in un sistema che non cerca soltanto risultati clinici, ma strumenti di controllo.
Il film si muove proprio su questa trasformazione. Le richieste cambiano, i limiti morali diventano più sfumati, il linguaggio della ricerca viene usato per coprire decisioni sempre più oscure. In questo senso MK Ultra lavora su una forma di paranoia istituzionale: la sensazione che dietro ogni autorizzazione, ogni colloquio, ogni esperimento, ci sia qualcuno che sa più di quanto dica.
Il contesto storico è decisivo. Siamo negli Stati Uniti della Guerra fredda, in un clima segnato dalla paura del nemico sovietico, dalla corsa alla superiorità militare e dall’idea che ogni mezzo possa essere giustificato in nome della sicurezza nazionale. Il programma MK-Ultra, realmente esistito, resta uno dei capitoli più controversi della storia della CIA. Il film non si presenta come un documentario, ma usa quella materia per costruire un racconto cupo sul rapporto tra scienza, potere e responsabilità individuale.
Anson Mount dà a Ford Strauss un’ambiguità utile al film. Più che una vittima innocente trascinata dentro qualcosa che non capisce o un uomo già corrotto dall’inizio è un medico che crede nella propria intelligenza, nella propria capacità di restare in controllo, forse anche nella possibilità di usare il sistema senza esserne usato. Il punto più interessante del personaggio sta proprio lì: nella lentezza con cui capisce che il potere non gli sta chiedendo di curare, ma di superare una soglia.
Accanto a lui, Jaime Ray Newman interpreta Rose Strauss, presenza legata alla dimensione più privata del protagonista, mentre Jason Patric veste i panni di Galvin Morgan. Nel cast figurano anche Jen Richards nel ruolo di Laura Stanley e Alon Aboutboul in quello di Townsend
La critica ha espresso sin dall’uscita giudizi favorevoli sul film. Su Rotten Tomatoes, MK Ultra ha una valutazione positiva al90%. Radio Times ha parlato di un film “sobrio e dettagliato”, capace di risultare coinvolgente per tutta la durata. Dennis Schwartz lo ha definito un thriller psicologico avvincente basato su una storia vera. Screen Rant, invece, ha sottolineato il tono e le interpretazioni, descrivendolo come un thriller senza fronzoli che richiama la paranoia del cinema anni Settanta.
Il voto degli utenti su IMDb è più severo: 5,0/10. È un dato che aiuta a leggere il film senza enfasi eccessive. Perché MK Ultra non è un thriller spettacolare, non cerca ritmo frenetico o colpi di scena continui ma procede in modo più cupo, a tratti lento, puntando sull’atmosfera, sulla ricostruzione d’epoca e sull’idea che il vero orrore sia nel meccanismo che permette a certi esperimenti di diventare possibili. E proprio per questo può dividere.
Disponibile su RaiPlay, MK Ultra resta un film da non perdere perché pur non avendo la forza del grande cinema paranoico americano lavora bene nel mostrare come la scienza possa diventare uno strumento opaco quando a guidarla non è più la cura, ma la paura.
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