Per anni Giacomo Leopardi è rimasto, nell’immaginario di molti, chiuso tra i banchi di scuola: l’Infinito da imparare, il pessimismo da spiegare, Recanati come luogo dell’isolamento e della malinconia. La fiction Rai disponibile su RaiPlay prova a spostare lo sguardo. Non cancella il poeta dei manuali, ma cerca l’uomo giovane, inquieto, affamato di vita, stretto tra una famiglia ingombrante, un corpo fragile, il desiderio di fuga e la necessità quasi fisica di essere ascoltato.
Leopardi – Il poeta dell’infinito, diretta da Sergio Rubini, è una miniserie in due episodi dedicata alla vicenda umana e intellettuale del poeta di Recanati. Andata in onda su Rai 1 il 7 e l’8 gennaio 2025, la serie racconta il poeta non soltanto come autore di versi immortali, ma come ragazzo prodigio cresciuto dentro una casa severa, dominata dal peso della biblioteca paterna, dalle aspettative familiari e da un bisogno di libertà destinato a scontrarsi con il suo tempo.
Il protagonista è Leonardo Maltese, chiamato a interpretare un Leopardi giovane, nervoso, meno immobile di quanto spesso venga ricordato. Il suo Giacomo non è soltanto lo studioso curvo sui libri, ma un ragazzo che vuole uscire da Recanati, conoscere il mondo, misurarsi con gli altri intellettuali, amare, sbagliare, prendere posizione. La miniserie insiste proprio su questa tensione: da una parte il genio precoce, dall’altra una vitalità che non trova spazio sufficiente dentro le regole della famiglia e della società.
La casa di Recanati diventa così il primo campo di battaglia. Alessio Boni interpreta il conte Monaldo Leopardi, padre colto, autoritario, convinto di sapere quale destino debba avere il figlio. Valentina Cervi è Adelaide Antici, madre severa, fredda, legata a un’idea rigida di ordine familiare e religioso. Attorno a Giacomo, l’ambiente domestico non è soltanto protezione: è anche controllo, limite, confine da superare. La biblioteca paterna alimenta il suo talento, ma allo stesso tempo diventa la stanza da cui bisogna fuggire.
Nel racconto hanno un peso importante anche le figure che permettono a Leopardi di uscire, almeno in parte, da quell’isolamento. Fausto Russo Alesi interpreta Pietro Giordani, il mentore che riconosce il valore del giovane poeta e lo introduce in un mondo più ampio. Cristiano Caccamo dà volto ad Antonio Ranieri, l’amico legato agli ultimi anni della vita di Leopardi, presenza decisiva nel rapporto con Napoli e con la memoria del poeta. Giusy Buscemi è Fanny Targioni Tozzetti, figura amorosa e insieme ferita, mentre Alessandro Preziosi interpreta Don Carmine.
La scelta di Rubini è chiara: non costruire soltanto una biografia illustrata, ma provare a restituire un Leopardi più accessibile al pubblico contemporaneo. RaiNews ha riportato una definizione del regista molto utile per leggere il progetto: Rubini parla di “un esuberante enfant prodige che desidera divorare il mondo più che uno studioso curvo sui libri”. È una frase che spiega bene il punto di partenza della miniserie: togliere Leopardi dall’immobilità del monumento e riportarlo dentro il movimento di una vita breve, contraddittoria, piena di urgenze.
La serie segue gli anni ribelli di gioventù, il rapporto con la famiglia, l’affermazione letteraria, l’amore per Fanny, l’amicizia con Ranieri e il legame con i patrioti italiani. RaiPlay presenta proprio questo percorso: Antonio Ranieri ripercorre la vita del poeta, dall’infanzia e dalla ribellione giovanile fino alla maturità, alle passioni e alle delusioni.
La dimensione politica non è secondaria. Leopardi non viene raccontato soltanto come poeta della malinconia o del dolore individuale, ma come intellettuale libero, difficile da incasellare, ostile ai compromessi e capace di guardare oltre le appartenenze più comode. La miniserie prova a inserirlo dentro un’Italia attraversata da fermenti, tensioni e illusioni risorgimentali, senza ridurlo a semplice figura patriottica. Il suo pensiero resta più largo, più scomodo, meno addomesticabile.
Sul piano produttivo, Leopardi – Il poeta dell’infinito è una grande fiction in costume, girata tra Recanati, le Marche, la Puglia, Mantova, Torino, Roma, Napoli e Bologna. L’opera prova a restituire alle nuove generazioni un ritratto inedito, pur storicamente coerente, del poeta. È un’impostazione che si vede nella cura degli ambienti, dei costumi e nella volontà di attraversare più luoghi della vita leopardiana, non fermandosi solo all’immagine chiusa e quasi mitologica di Recanati.
Naturalmente, il rischio di un’operazione del genere è evidente: trasformare Leopardi in un personaggio troppo romanzato, più facile da avvicinare ma anche più esposto alla semplificazione. Sul fronte delle valutazioni online, IMDb registra un voto di 6,3/10.
Disponibile su RaiPlay, Leopardi – Il poeta dell’infinito resta un ottimo lavoro storico e biografico dal passo popolare, costruito su un personaggio enorme della cultura italiana ma raccontato con gli strumenti della fiction.
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