Mara arriva al conservatorio con un’ambizione precisa: diventare una grande violoncellista. Non una musicista qualunque. Vuole misurarsi con il massimo, entrare in quel territorio in cui la tecnica non basta più e ogni nota diventa una prova di resistenza.

Disponibile su RaiPlay, il film drammatico italiano “100 Preludi” racconta una storia di musica, disciplina e autodistruzione. Al centro c’è una giovane donna che sogna l’eccellenza e finisce dentro un rapporto sempre più tossico con il proprio maestro. L’ambiente è quello dell’alta formazione musicale, dove la bellezza dell’arte convive con la competizione, le gerarchie, la paura di non essere abbastanza.

Diretta da Alessandra Pescetta, la pellicola che è stata presentata nel settembre del 2024 al Ferrara Film Festival lavora su un terreno poco frequentato dal cinema popolare: quello della musica classica vista non come semplice eleganza, ma come spazio di pressione psicologica, solitudine e conflitto interiore.

Mara, interpretata da Erica Piccotti, nella vita una vera violoncellista, sceglie il corso più difficile perché sa di poter pretendere molto da se stessa. È giovane, preparata, ostinata e non cerca una strada comoda. Il maestro che incontra, portato in scena da Giovanni Calcagno, però, trasforma l’insegnamento in dominio. La corregge, la provoca, la umilia, la spinge sempre un passo oltre, ma quel passo non sembra più appartenere alla crescita.

Mara, all’inizio, resta agganciata a quell’autorità perché la confonde con una possibilità: se lui è così duro, forse è perché vede in lei qualcosa di speciale. Proprio questo rapporto sproporzionato si trasforma in una trappola progressiva e la musica, che dovrebbe aprire uno spazio di libertà, diventa una gabbia.

Ogni prova, ogni lezione, ogni confronto con gli altri musicisti porta Mara a stringere ancora di più il rapporto con lo strumento e a perdere contatto con il resto. Entra in una formazione da camera, prova a inserirsi, trova anche legami importanti. E così il peso del maestro si allunga su tutto, anche sui rapporti che potrebbero salvarla. Quando la crisi la travolge, Mara lascia la scuola, si isola, continua a esercitarsi da sola in modo sempre più ossessivo. Non per cercare consolazione ma il controllo. Ed è qui che nasce l’idea dei cento oggetti: eliminare tutto il superfluo, ridurre la vita all’essenziale, cancellare il rumore del mondo per restare sola con la musica.

Il titolo, “100 Preludi”, trova senso in questa scelta radicale, vale a dire il tentativo di Mara di mettere ordine nel caos, di trasformare la rinuncia in metodo, la ferita in composizione. Vivere con pochissimo diventa una forma di disciplina estrema, quasi una punizione ed il punto da cui può nascere qualcosa di nuovo.

Il film da selezionare stasera su Raiplay non vuole raccontare il talento come un dono luminoso, piuttosto lo mostra come una materia instabile, pericolosa quando viene affidata a mani sbagliate o quando diventa l’unico modo per sentirsi vivi.

Erica Piccotti porta nel personaggio una fisicità credibile: il violoncello non è un accessorio scenico: una presenza continua, quasi un secondo corpo. Giovanni Calcagno, nel ruolo del maestro, incarna invece un’autorità che seduce e ferisce, costruita su frasi taglienti, silenzi e squilibri di potere.

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