Se ti piacciono le serie d’avventura vecchia maniera, quelle in cui contano i volti, i paesaggi e il senso di meraviglia più degli effetti digitali a raffica, su Raiplay c’è una proposta perfetta: un grande classico della letteratura trasformato in un viaggio seriale per famiglie, ma con un protagonista molto contemporaneo nei dubbi e nelle fragilità.

È la nuova versione televisiva de Il giro del mondo in 80 giorni, prodotta dalla BBC insieme a Rai, France 2 e ZDF, approdata in Italia prima su Rai 2 e ora interamente disponibile in streaming su Raiplay.

La serie, otto episodi da circa 48 minuti, riprende l’idea originaria di Jules Verne e la aggiorna senza stravolgerla: nella Londra del 1872 il gentleman Phileas Fogg, abitudinario e timoroso del cambiamento, viene provocato da un articolo di giornale e da una scommessa al Reform Club.

In gioco ci sono 20.000 sterline e la sua reputazione: riuscirà davvero a compiere il giro del mondo in 80 giorni? A seguirlo in questa impresa impossibile ci sono il cameriere di origine francese Jean Passepartout e la giovane giornalista Abigail Fix, che trasformerà l’avventura in un racconto mediatico ante litteram.

Dal punto di vista produttivo, la serie è un progetto internazionale di peso: è creata da Ashley Pharoah e Caleb Ranson e prodotta da Slim Film + Television e Federation Studios, con il coinvolgimento dell’alleanza europea tra France Télévisions, ZDF e Rai, oltre a PBS e Be-Films/RTBF.

Nei panni di Fogg troviamo David Tennant, volto amatissimo in Good Omens e Broadchurch, affiancato da Ibrahim Koma come Passepartout e Leonie Benesch come Abigail Fix.

La trama segue le tappe principali del romanzo, ma introduce alcune variazioni di tono e di prospettiva. Si parte da Londra, si passa per la Francia ancora segnata dalla Comune, si attraversano Mediterraneo e Suez, l’India coloniale, Hong Kong, il Pacifico e gli Stati Uniti, con una combinazione di treno, nave, cammelli, improvvisazioni e incidenti che mettono continuamente in crisi l’ossessione di Fogg per l’orologio.

Ogni episodio è costruito come una tappa autonoma del viaggio, con un conflitto specifico (politico, sociale o sentimentale) che costringe il protagonista a uscire dal guscio: dal confronto con i moti rivoluzionari europei alle contraddizioni dell’impero britannico, fino agli incontri con personaggi storici che incrociano la rotta della spedizione.

Sul fronte critico, la serie ha raccolto reazioni generalmente positive, con qualche riserva. Repubblica l’ha definita “un inno all’Europa unita”, sottolineando come la coproduzione internazionale e l’attenzione ai temi del progresso rendano l’operazione più attuale di quanto sembri: il romanzo originario celebrava la modernità dei trasporti, qui il viaggio diventa anche metafora di collaborazione tra Paesi e culture. Il Corriere della Sera ha parlato di una nuova versione che “non smette di affascinare”, puntando sul carisma di Tennant e sul fascino senza tempo della scommessa di Fogg.

I numeri confermano questa percezione: su IMDb la serie si attesta su un solido 7,2/10 con oltre 13.000 voti, mentre su Rotten Tomatoes la prima stagione totalizza un Tomatometer dell’82% e un gradimento del pubblico intorno al 74%. Su Google la percentuale di gradimento è invece dell’83%.

Il Phileas Fogg di Tennant è lontano dal cliché dell’eroe infallibile. È un uomo pieno di ansie, quasi agorafobico, che si è nascosto per anni dietro la routine del club londinese e che viene smascherato dalla propria codardia. Il viaggio non è solo geografico: è un percorso di riscatto personale. La serie gioca proprio su questo contrasto tra l’epica dell’impresa e la fragilità interiore del protagonista.

Il giro del mondo in 80 giorni proposto da Raiplay funziona: perché intrattiene, diverte, prendendosi ogni tanto il lusso di rallentare per lasciare spazio ai sentimenti dei protagonisti.

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