Scopri “Gli amici del bar Margherita” su Raiplay un bel film di Pupi Avati sugli anni del primo Dopoguerra italiano

Il cinema che racconta emozioni, quello che sa rievocare e coinvolgere al punto da far immergere lo spettatore nella storia fino a farlo sentire a suo modo protagonista, all’interno di un contesto che appare realistico anche se ad altre latitudini. E’ il cinema, ad esempio, di Pupi Avati, un maestro italiano della regia.

Su Raiplay è disponibile uno dei suoi film che esprime bene questa sensazione di amarcord che contagia.

“Gli amici del bar Margherita” è una pellicola del 2009 del regista che voleva fare il clarinettista, salvo poi, dopo l’incontro con Lucio Dalla, “riciclarsi” dietro la macchina da presa. Per fortuna, verrebbe da aggiungere.

E’ un racconto nostalgico, ambientato nella Bologna degli anni ’50, (anche se, in realtà, è stato girato quasi tutto a Cuneo ed a Cinecittà) che potrebbe però essere trasferito oggi in un qualsiasi centro di provincia dove ancora le dinamiche dei rapporti personali tra amici sono ammantate da leggende, definiti dai ruoli e dalle posizioni sociali.

Il bar Margherita è un po’ il bar classico del paese, dove si ritrova un caleidoscopio umano che riflette la composizione sociale del luogo.

La narrazione è costruita su figure uniche, che determinano il ritmo e interpretano alla perfezione il variegato mondo che sfila dietro l’insegna del bar Margherita.

La pellicola, prodotta da Duea Film e Rai Cinema, ha avuto all’uscita un buon riscontro al botteghino, confermato anche dalle percentuali di consensi ottenute successivamente on line (su Google supera il 74%) e sulle principali piattaforme che si occupano di cinema.

Consensi che sono il frutto anche di un cast di prim’ordine, in cui spiccano attori del calibro di Diego Abatantuono, Luigi Lo Cascio, Fabio De Luigi, Laura Chiatti, Neri Marcorè, Luisa Ranieri.

Ogni interprete contribuisce alla storia con la propria cifra artistica, creando un mosaico di personalità che riflette la variegata umanità di quell’epoca. Ciò che piace de “Gli Amici del Bar Margherita” è proprio quella capacità di trasportare lo spettatore in un’epoca lontana che crea un link con il presente.

Nella Bologna del 1954, il giovane Taddeo, soprannominato “Coso” (Piepaolo Zizzi), aspira ad entrare nel gruppo del Bar Margherita, frequentato da personaggi singolari come il malinconico Bep (Neri Marcoré), l’aspirante cantante Gian (Fabio De Luigi), il siciliano Manuelo (Luigi Lo Cascio) e il burbero meccanico Pus (Niki Giustini). Diventando autista di Al (Diego Abatantuono), il leader, Coso cerca di guadagnarsi un posto fisso nel gruppo. Tra amori non corrisposti, scherzi crudeli e sfide di biliardo, il film racconta la storia di amicizia, amore e crescita personale di Coso e degli altri avventori del bar.

La trama si snoda attraverso le peripezie amorose di Bep, le delusioni canore di Gian che sogna Sanremo e le disavventure legali di Manuelo. Nonostante gli alti e bassi, la combriccola si ritrova però sempre unita, grazie ad una granitica amicizia.

Nel film, disponibile su Raiplay,  Avati riesce a creare un equilibrio perfetto tra commedia e dramma, catturando l’essenza di un’epoca con una delicatezza e una precisione che pochi registi sanno esprimere. La narrazione è un invito a riflettere sui valori dell’amicizia e della comunità, valori universali in ogni epoca.

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