Una fantasia adolescenziale che diventa realtà in un film che mescola azione e introspezione, crescita e identità: su Raiplay non perdere il secondo capitolo della saga fantascientifica più ambiziosa del cinema italiano recente con una firma da Oscar alla regia, un fantasy in cui il protagonista, Michele Silenzi, giovane eroe capace di rendersi invisibile, è ora costretto a fare i conti non solo con i suoi poteri ma con se stesso.

Il titolo è  Il ragazzo invisibile – Seconda generazione, sequel diretto da Gabriele Salvatores e uscito nelle sale italiane nel 2018. Prodotta da Indigo Film in collaborazione con Rai Cinema e Trieste Film Festival, l’opera conferma la volontà di Salvatores, premio Oscar con Mediterraneo, di costruire una mitologia tutta italiana: un supereroe cresciuto tra i cortili di Trieste, con l’anima inquieta dei ragazzi di oggi e la malinconia di chi ha perso troppo presto l’innocenza.

Il cast è lo stesso del primo capitolo: Ludovico Girardello (Michele), Ksenia Rappoport nel ruolo della madre biologa e Valeria Golino che veste i panni di Giovanna Silenzi. Tra gli altri attori spiccano anche  Galatea Bellugi  nei panni della sorellastra Natasha e Ivan Franěk che è il padre Andrej.

Come spiegò lo stesso Salvatores all’Ansa all’uscita del lungometraggio, “É la prima volta che si fa una saga fantasy per adolescenti in Italia  ma a differenza di altri film del genere il mio ha qualcosa di più simile ad Harry Potter, ovvero ha come protagonista un personaggio che cresce film dopo film.”

Ambientato due anni dopo gli eventi del primo film, La seconda generazione comincia con Michele solo e disilluso, convinto che i poteri non siano una benedizione ma una condanna. Quando scopre di avere una sorella e di appartenere a una stirpe di “speciali” perseguitati da un’organizzazione segreta, la sua vita cambia ancora. Il viaggio che segue è più cupo, più maturo, più personale: non solo un racconto di avventura, ma una parabola sul diventare adulti in un mondo che sembra aver dimenticato la tenerezza.

Gabriele Salvatores spinge il tono del racconto verso l’epica e la malinconia, lasciando emergere quella dimensione poetica che da sempre caratterizza il suo cinema. Come dichiarò in un’intervista a La Repubblica  rispetto al primo film “i ragazzi sono diventati adolescenti e quindi le tematiche sono più complesse e interessanti”.

Il regista napèoletano costruisce un mondo visivo coerente, dominato da luci fredde e da un’atmosfera sospesa tra fumetto e dramma psicologico. L’uso dei colori, in particolare il rosso, diventa metafora del sangue e della colpa, mentre la città di Trieste, con i suoi paesaggi di mare e nebbia, continua a essere una protagonista silenziosa, affascinante e inquieta.

Dal punto di vista tecnico, Il ragazzo invisibile – Seconda generazione si distingue per una cura maggiore rispetto al primo episodio: effetti visivi più fluidi, un montaggio più dinamico e una colonna sonora che alterna elettronica e malinconia orchestrale. La sceneggiatura – firmata da Stefano Sardo, Ludovica Rampoldi e Alessandro Fabbri – intreccia il tema della famiglia con quello del destino genetico, creando un equilibrio tra emozione e spettacolo.

Dal punto di vista commerciale, il film (che era costato 8 milioni) ha incassato poco più di 1,6 milioni al box office italiano, molto meno del primo capitolo della saga, anche se poi ha avuto una buona tenuta nel pubblico televisivo e streaming, dove ha trovato nuova vita proprio su Raiplay.

Sul piano dei voti, Il ragazzo invisibile – Seconda generazione ottiene un 5,1 su IMDb ma un 86% di gradimento del pubblico su Google.

Ciò che rende questa pellicola un’esperienza da riscoprire è proprio la sua identità ibrida: un film di supereroi che parla di emozioni, una fiaba moderna che non teme la tristezza, un racconto che unisce il fantastico alla provincia italiana. Non è solo una storia di poteri, ma di famiglie spezzate, perdono e ricerca di sé.