“La stampa è al servizio dei governati, non dei governanti”. Questa frase, scolpita nella storia del giornalismo americano, non è solo un’idea romantica. È una dichiarazione di guerra. E in “The Post”, il film diretto da Steven Spielberg nel 2017 e oggi disponibile su Raiplay, questa battaglia viene combattuta parola per parola, pagina dopo pagina, con il peso della verità che minaccia di schiacciare tutto.

Ma se ti dicessi che a decidere se pubblicare o no i famigerati Pentagon Papers fu una donna che, fino a quel momento, si era sempre messa in secondo piano?

Non è solo un film storico. È un promemoria. Un ammonimento. E, se vogliamo, anche un atto d’amore verso il giornalismo che osa, quello che non si piega.

Quando il giornalismo fa tremare il potere

Nel 1971, la redazione del The Washington Post si trova davanti a una scelta impossibile: sfidare un’ingiunzione governativa che impedisce al New York Times di pubblicare documenti top secret sul Vietnam – oppure tacere, voltarsi dall’altra parte. I Pentagon Papers, oltre 7.000 pagine di rivelazioni, dimostrano come ben quattro amministrazioni presidenziali abbiano consapevolmente ingannato il pubblico.

Il film racconta quella manciata di giorni in cui tutto è in bilico: la reputazione del giornale, la libertà di stampa e – cosa che oggi sembra quasi incredibile – la possibilità stessa per un media di dire la verità senza essere schiacciato dal potere politico ed economico. Ecco perché vale la pena (ri)vederlo su Raiplay: non solo per la storia, ma per ciò che continua a rappresentare.

Meryl Streep e Tom Hanks, due giganti in guerra per la verità

Nel ruolo di Katharine Graham, prima donna a dirigere un grande giornale americano, Meryl Streep è maestosa. Non solo per la bravura tecnica, ma per il modo in cui racconta le esitazioni, le pressioni, la paura di sbagliare. Una donna in un mondo di uomini, costretta a prendere la decisione più coraggiosa della sua vita.

Al suo fianco, un Tom Hanks ruvido e magnetico nei panni del caporedattore Ben Bradlee, che non accetta compromessi e spinge per la pubblicazione, convinto che il dovere di informare il pubblico venga prima di tutto.

Il film è una coreografia perfetta di tensione narrativa e intensità emotiva, come solo Spielberg sa fare. La sua regia, apparentemente sobria, è in realtà fatta di dettagli, sguardi, respiri trattenuti. E la colonna sonora di John Williams aggiunge quella nota sottile di pathos che ti fa rimanere incollato allo schermo fino alla fine.

Perché guardarlo (o riguardarlo) oggi su Raiplay

Perché “The Post” parla di oggi. In un’epoca in cui la verità è spesso distorta, piegata, ridotta a slogan, questo film ci ricorda che il giornalismo non è solo un mestiere. È una responsabilità. E la libertà di stampa, per quanto imperfetta, è il baluardo di ogni democrazia.

La critica lo ha capito subito: Rotten Tomatoes lo premia con un 88% di recensioni positive, IMDb gli assegna un solido 7,2/10 e gli utenti di Google lo approvano con un bel 76% di gradimento. E non è finita: due nomination agli Oscar, sei ai Golden Globe, otto ai Critics’ Choice Awards e il National Board of Review Award come miglior film.

Insomma, il film non è solo un “compitino” ben fatto: è un’opera necessaria. Un documento emotivo e civile. Su Raiplay, lo trovi nella sezione film drammatici, pronto a riportarti dentro uno dei momenti più incandescenti del Novecento americano.

E quando arriverai all’ultima scena, forse ti chiederai anche tu: chi decide davvero cosa meritiamo di sapere?

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