Un incidente apparentemente minimo. Una bugia che sembra gestibile. Un equilibrio familiare già fragile che comincia a incrinarsi. Su RaiPlay, c’è un film drammatico che cattura l’attenzione proprio così, con quella sensazione sempre più netta che basti pochissimo per far saltare tutto.
“Happy Holidays” è una pellicola scritta e diretta da Scandar Copti, regista palestinese già candidato all’Oscar per Ajami, ed è un titolo che porta con sé un riconoscimento importante: alla Mostra del Cinema di Venezia 2024 ha vinto il premio Orizzonti per la Miglior Sceneggiatura.
La trama si muove dentro un tessuto sociale complicato, nervoso, pieno di linee di frattura. Siamo nella società israeliana prima del 7 ottobre 2023, in un contesto segnato da convivenze difficili, identità che si sfiorano e si respingono, squilibri di genere, patriarcato e differenze culturali che incidono su ogni scelta privata. Copti intreccia le vicende di quattro personaggi e di due nuclei familiari, uno palestinese e uno ebraico, costruendo un racconto corale in cui nessun gesto resta isolato e ogni decisione produce conseguenze impreviste. Il film è una coproduzione internazionale tra Palestina, Germania, Francia, Italia e Qatar, realizzata da Fresco Films, Red Balloon Film, Tessalit Productions e Intramovies.
Anche il cast contribuisce parecchio alla riuscita del film. Manar Shehab, Wafaa Aoun, Meirav Memoresky e Toufic Danial sono interpreti che reggono bene la natura corale del racconto e lo tengono sempre ancorato a una dimensione concreta, mai astratta.
La cosa più interessante è che Happy Holidays non si presenta come un dramma “a tema” nel senso più scolastico del termine. Entra invece nelle vite dei personaggi da vicino, quasi in silenzio, e lascia che siano i rapporti a raccontare il contesto. C’è una gravidanza non facile da gestire, ci sono segreti che diventano pressione, ci sono famiglie che provano a difendere l’apparenza mentre sotto la superficie crescono tensioni molto più profonde. Un piccolo evento innesca una catena di reazioni che coinvolge tutti, e da quel momento la trama si allarga senza mai perdere precisione. È proprio questa la sua forza: partire dal dettaglio per arrivare a qualcosa di molto più grande, senza bisogno di spiegare troppo.
La regia lavora bene soprattutto sul modo in cui i personaggi restano intrappolati tra desideri personali e regole non scritte. Nessuno è davvero libero di scegliere fino in fondo. Ogni passaggio della storia mette in scena un conflitto: tra ciò che si sente e ciò che si può dire, tra quello che accade e quello che è socialmente accettabile raccontare, tra l’intimità del dolore e il peso di uno sguardo collettivo sempre pronto a giudicare. Per questo la trama non va letta solo come incastro di storie familiari. È anche il racconto di un sistema di pressioni che entra nei corpi, nelle relazioni, nei silenzi. E più il film procede, più si capisce che nessuno può uscire indenne da un meccanismo simile.
Happy Holidays su Raiplay fino al 30 aprile è uno di quei titoli che ti prende perché sa condurre lo spettatore dentro conversazioni scomode, omissioni, imbarazzi, scarti improvvisi, e ti costringe a osservare come il privato e il politico finiscano per sovrapporsi. È come se ogni scena custodisse una verità che non può ancora essere detta del tutto: chi guard la intuisce, la sente avvicinarsi, e intanto resta agganciato proprio da quella tensione sommersa.
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