Un racconto ambientale travestito da favola urbana, con al centro un’alleanza improbabile fra un uomo venuto dai ghiacci e una senzatetto di Manhattan. Su Raiplay c’è una commedia drammatica con una storia singolare: un eschimese Inuit mandato dai Saggi del Nord nella giungla di New York per avvisare il mondo che il pianeta si sta sciogliendo sotto i nostri piedi.
Diretto da Ezna Sands, Chloe & Theo è un film indipendente del 2015, coproduzione tra Stati Uniti e Canada, scritto dallo stesso regista e prodotto da Monica Ord per la casa Arctica Films. La genesi è singolare: Sands incontra davvero un Inuit, Theo Ikummaq, e decide di costruire un film attorno alla sua esperienza di testimone diretto degli effetti del riscaldamento globale nell’Artico.
Theo non è un attore professionista: interpreta sostanzialmente se stesso, portando sullo schermo il proprio modo di parlare, di muoversi, di guardare il mondo “del Sud”.
La trama è semplice e dichiaratamente simbolica. Theo viene inviato dagli anziani del suo villaggio a parlare agli “Anziani del Sud”, cioè i potenti delle Nazioni Unite, per avvertirli che lo scioglimento dei ghiacci è reale e sta cancellando la casa del suo popolo.
Approda così a New York, dove scopre un universo opposto al suo: traffico, homeless, caos, indifferenza. Lì incrocia Chloe, interpretata da Dakota Johnson, una giovane senzatetto che vive di espedienti e dorme per strada con un piccolo gruppo di amici marginali. È lei a prendere a cuore la missione di Theo, a proteggerlo e ad aiutarlo a farsi strada verso i piani alti, guidata da una fiducia quasi infantile nel fatto che, se qualcuno ascolta, qualcosa può cambiare.
Accanto a loro troviamo Mira Sorvino nel ruolo di Monica, donna d’affari sensibile alla causa, Ashley Springer nei panni di Tyler e un’apparizione curiosa di Larry King che interpreta se stesso, in quello che sarà l’ultimo film a cui partecipa prima della morte.
Il tono del film oscilla continuamente tra favola e predica: da un lato il racconto ingenuo, quasi da storia per ragazzi, dall’altro l’urgenza di lanciare un messaggio ambientalista esplicito. È proprio questo mix che ha diviso la critica.
“I temi superficiali sono tratteggiati con ampie pennellate da tavolozze segnate dal tempo” dice il New York Times nel commentare la pellicola.
Il pubblico, invece, è decisamente più indulgente: su IMDb il film ottiene una media di 5,7/10, con diversi utenti che, pur riconoscendone i limiti, apprezzano la sincerità del messaggio e la presenza di Theo Ikummaq. Su Google l’indice di gradimento sale addirittura all’80%.
Chloe & Theo ha avuto una distribuzione molto limitata in sala mentre in streaming – e quindi anche su Raiplay – ha trovato l’unico vero spazio possibile: quello dei film da scoprire, magari per curiosità rispetto a Dakota Johnson pre Cinquanta sfumature o per interesse verso il tema ambientale.
La particolarità del progetto è sicuramente uno dei punti di forza della pellicola: vedere un vero Inuit muoversi spaesato tra i grattacieli di New York, con il suo modo di parlare e la sua fisicità non addomesticata, ha qualcosa di genuino che sfugge alle logiche standard del cinema mainstream.
Poi c’è Dakota Johnson, che qui lavora in sottrazione, molto prima di diventare un volto onnipresente. La sua Chloe è sporca, nervosa, sgangherata, ma conserva una dolcezza di fondo che rende credibile il legame con Theo: una ragazza ai margini che, non avendo nulla, si prende cura della cosa più grande di tutte, il pianeta.
Il film è anche un’anticipazione di un certo attivismo ambientalista pop che oggi vediamo ovunque: cartelli, marce, discorsi alle istituzioni. Solo che qui la forma è quella di una parabola: la saggezza del Nord che bussa alle porte del potere del Sud e viene ascoltata – o ignorata – a seconda di quanto lo spettatore è disposto a crederci.
