Non un classico film di mafia fatto di omicidi, di prevaricazione e di gestione del potere. Quello che puoi trovare stasera su Raiplay è un crime che si muove tra memoria e verità parziali, dove la tensione nasce da ciò che viene detto e da ciò che resta fuori.
“Lansky” è il titolo di un dramma biografico crime del 2021 diretto da Eytan Rockaway, che sceglie un tono più riflessivo rispetto al classico film di mafia, puntando sul racconto e sull’introspezione. Prodotto da Above the Clouds Media Group, a guidare il cast è Harvey Keitel, volto iconico che ha segnato il cinema crime con partecipazioni in film di culto come Mean Streets e Pulp Fiction e che è il protagonista Meyer Lansky, affiancato da Sam Worthington nei panni del giornalista David Stone, AnnaSophia Robb che interpeta la moglie Anne, e Minka Kelly.
Meyer Lansky non è un nome qualunque. È stato uno dei cervelli più lucidi della criminalità americana, l’uomo di origini bielorusse che ha trasformato il gioco d’azzardo in un impero e che ha saputo muoversi nell’ombra senza mai esporsi troppo. Quando accetta di parlare, di raccontarsi al giornalista David Stone, lo fa con una consapevolezza precisa: non tutto è come è stato raccontato. E allora la trama si costruisce su due piani che si rincorrono continuamente: il presente, con un uomo ormai anziano che si confronta con il proprio passato, e i flashback che riportano agli anni in cui tutto è iniziato.
Attraverso il suo racconto, il film entra nei momenti chiave della sua ascesa. Le prime collaborazioni, i rapporti con figure centrali della malavita come l’amico Lucky Luciano (interpretato da Shane McRae), le strategie che gli hanno permesso di accumulare ricchezza senza finire sotto i riflettori. Non è una scalata lineare. È fatta di intuizioni, compromessi, alleanze che cambiano e di un equilibrio costante tra rischio e controllo. E mentre la sua storia si dipana, cresce anche il sospetto che non tutto venga detto fino in fondo.
A complicare il presente c’è infatti l’FBI, che continua a tenerlo sotto osservazione. Gli agenti sono convinti che Lansky abbia nascosto milioni di dollari e vogliono capire dove si trovi quel denaro. Così, mentre lo scrittore ascolta e prova a mettere insieme i pezzi, si sviluppa un’altra tensione: quella tra ciò che Lansky sceglie di raccontare e ciò che invece resta fuori campo. Il film gioca molto su questa ambiguità, lasciando spazio al dubbio e rendendo il protagonista una figura difficile da decifrare fino in fondo.
La narrazione, pur avendo subito critiche legate all’assenza di una condanna tout court delle azioni compiute da Lansky (ma non c’è nemmeno negazionismo), è costruita sul ritratto di un uomo che ha sempre giocato sul filo, capace di restare nell’ombra mentre altri cadevano sotto i colpi della legge o delle rivalità interne. Insomma, quella proposta da Raiplay è una visione diversa dal solito, una storia che si muove tra memoria e finzione, tra confessione e strategia, e che trova nella parola il suo strumento principale. Il film sarà disponibile su RaiPlay solo fino a fine Aprile
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