Scopri la recensione di questo film su RaiPlay una storia che profuma di nostalgia e libertà: lasciati travolgere da emozioni che sembrano non finire mai.

C’è una stagione della vita, quella dei diciott’anni, che resta incollata alla pelle come una seconda identità. L’estate addosso, film di Gabriele Muccino uscito nel 2016 e oggi disponibile su RaiPlay, è un racconto delicato e coinvolgente che prova a fotografare proprio quell’istante irripetibile: l’estate che separa l’adolescenza dall’età adulta, con tutto il suo carico di sogni, paure e voglia di libertà.

Non lasciarti ingannare dalle prime inquadrature: spiagge, sole, sorrisi e l’illusione che tutto sia possibile. In realtà, questo film ha il cuore altrove. È il diario intimo di un ragazzo che parte per gli Stati Uniti e finisce per incontrare molto più di una nuova cultura. Incontra sé stesso.

Marco (interpretato da Brando Pacitto) è un ragazzo come tanti, ma la vita gli regala un viaggio inaspettato: a San Francisco, in compagnia della timida e giudicante Maria (Matilda Lutz) e di una coppia omosessuale, Matt e Paul. Le premesse sono da commedia degli equivoci, ma Muccino ribalta i cliché con sensibilità e intelligenza, trasformando questa strana convivenza in una metafora perfetta del superamento dei pregiudizi, dell’incontro tra differenze, e soprattutto, del cambiamento.

È impossibile guardare questo film in streaming su Raiplay senza lasciarsi travolgere da una nostalgia esagerata, quella che ti prende allo stomaco e ti fa desiderare di tornare a quell’estate in cui tutto sembrava possibile. Muccino, con il suo stile inconfondibile – camere a mano, dialoghi urlati e sussurrati, emozioni sparate al massimo – ci invita a sentire tutto. Non a capire, non a giudicare. A sentire.

Certo, chi conosce i suoi lavori più famosi come L’ultimo bacio, Ricordati di me o Gli anni più belli, ritroverà gli stessi ingredienti: giovani belli, benestanti, con famiglie ingombranti e sogni troppo grandi per stare in una sola vita. Ma in L’estate addosso c’è qualcosa di più: c’è il bisogno del regista di tornare alle origini, di parlare ai giovani, o forse, al giovane che era lui. E anche noi, spettatori adulti, finiamo per rivederci in quei corpi impacciati, in quelle corse in spiaggia, in quegli amori nati in pochi giorni e che sembrano durare per sempre.

Dal punto di vista tecnico, il film ha il pregio di non cercare la perfezione ma l’autenticità. Il budget è ridotto, ma la narrazione resta solida. La fotografia regala colori caldi e saturi, proprio come la memoria dei ricordi migliori. E poi c’è la colonna sonora di Jovanotti, con il brano che dà il titolo al film, che scandisce i momenti più emozionanti come un battito cardiaco in sottofondo.

I critici lo hanno accolto con giudizi misti: su IMDb il film si ferma a 6.2/10, mentre su Google il gradimento degli utenti è più generoso 72%. La stampa internazionale ha parlato di “una pellicola sincera, che tocca corde universali pur restando molto italiana”.

Ecco perché, secondo me, L’estate addosso va visto. Perché è un film che non ha paura di mostrare il caos, l’errore, l’eccesso.

Perché ci ricorda che la giovinezza non è un’età, ma uno stato mentale. E perché, in fondo, tutti abbiamo avuto un’estate che ci ha cambiato. E ogni tanto, vale la pena tornarci.

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