Un film drammatico e intenso su Raiplay tra responsabilità, verità negata e genitori sotto accusa, in una palestra che diventa tribunale emotivo.

Il respiro pesante figlio di un segreto che nessuno vuole ammettere. Su Raiplay c’è un film drammatico  che ti prende alla gola con il silenzio soffocante di una palestra-tribunale. In un solo spazio claustrofobico, il regista invita lo spettatore a confrontarsi con la responsabilità, la paura e il familismo amorale senza calcare la mano, ma con una precisione chirurgica.

Educazione fisica porta sino all’eccesso le dinamiche di potere tra genitori e istituzioni: tre famiglie vengono convocate dalla preside per discutere un fatto gravissimo commesso dai loro figli.

Il film, tratto dalla pièce teatrale La palestra di Giorgio Scianna, con sceneggiatura dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, ha debuttato alla Festa del Cinema di Roma nell’ottobre 2022, in sezione Grand Public, ed è uscito nelle sale italiane il 16 marzo 2023, distribuito da 01 Distribution.

Diretto da Stefano Cipani, regista de Mio fratello rincorre i dinosauri, vede muoversi su una scena che richiama le quinte di un teatro Giovanna Mezzogiorno (“L’ultimo bacio”, “La finestra di fronte“, “La bestia nel cuore”, “Napoli velata) che interpreta la preside Diana Peruggia, autorità fragile ma intransigente; insieme a lei ci sono Angela Finocchiaro (Non c’è più religione, Burraco fatale, Latin lover) nel ruolo di Rossella Stanchi, madre protettiva, Sergio Rubini (“Questi giorni”“Il talento di Mr. Ripley”) in quello di Aldo Stanchi, e Claudio Santamaria (“Lo chiamavano Jeeg Robot”, “L’ultimo bacio”) che veste i panni di Franco Zucca.

Su IMDb la media delle recensioni positive supera la sufficienza, toccando 6.1/10. Secondo il Corriere della Sera “le virtù del film, girato in sequenza per sottolineare la verità delle azioni piuttosto che l’intreccio giudiziario e per valorizzare la dinamica emotiva della storia, stanno su un altro versante. Girando in sequenza, Cipani sottolinea il movimento delle coscienze e l’aspetto teatrale della messinscena”.

Ciak Magazine ha evidenziato la tesi centrale: un’opera sull’assunzione di responsabilità e sul familismo protettivo che diventa gabbia morale

 La trama si sviluppa interamente all’interno di una palestra scolastica: la preside convoca separatamente cinque genitori per rivelare che i rispettivi figli sono responsabili di uno stupro di gruppo ai danni di una coetanea. La riunione degenera in un confronto feroce: accuse, giustificazioni, negazioni. I padri, ricchi o arrabbiati; le madri, protettive o remissive; la preside, ultima voce della giustizia. Il risultato è un crescendo di tensione verbale, dove l’ambientazione fissa intensifica la claustrofobia emotiva.

Perché vale la pena vedere questo lungometraggio su Raiplay? Innanzitutto per il linguaggio cinematografico: un unico spazio filmico usato come locus di verità, ispirato a classici come La parola ai giurati e alla drammaturgia del teatro contemporaneo; poi, per le interpretazioni: Mezzogiorno, Finocchiaro, Rubini e Santamaria costruiscono personaggi vividi, emblematici e dolorosamente veri. Senza tralasciare il coraggio di affrontare un tema scottante — la violenza minorile e l’omertà di classe — con sguardo morale, senza edulcorare o indulgere.

 Educazione fisica è un film che resta addosso come una colpa collettiva: fa sentire complici, specchio, giudici tutto in una notte. La scena finale, con il silenzio che cala quando le porte si chiudono, è un monumento al senso di colpa sociale. Non cerca redenzione, ma costringe alla verità: siamo pronti a guardare i nostri figli negli occhi senza giustificarli? Se ti interessa il cinema che interroga, che non lascia scampo alle emozioni facili, allora guardalo su Raiplay: è una lezione straziante, ma necessaria.

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