Un’intensa catastrofe sociale raccontata in un film drammatico su Raiplay: una vera denuncia tra mobbing, verità e dignità operaia.

Una storia che racconta l’invisibile con la dignità di chi ha avuto il coraggio di non tacere. Palazzina LAF, disponibile su Raiplay, è un film drammatico che ti avvolge con la sua tensione silenziosa, ti scuote con immagini potentemente vere e ti lascia dopo due ore con il cuore stretto e la testa in subbuglio. È cinema civile che non urla, ma ti sorprende con la forza della verità.

Palazzina LAF ci porta nel 1997, negli angoli più alienanti del polo siderurgico di Taranto, dove un operaio viene scelto come spia per identificare e isolare i colleghi “scomodi” all’interno di un edificio chiamato proprio Palazzina LAF. Il film si basa sui fatti raccontati nel libro di Alessandro Leogrande Fumo sulla città ed è dedicato a lui, il giornalista che ha portato alla luce quelle vicende drammatiche.

Esordio alla regia per Michele Riondino, che oltre a dirigere è protagonista, interpreta Caterino Lamanna, l’operaio ingenuo e vulnerabile catapultato in un inferno umano che non conosceva. Al suo fianco un potente Elio Germano (Volevo nascondermi, L’incredibile storia dell’isola delle Rose, “Magnifica presenza”), nei panni del direttore che lo recluta, e Vanessa Scalera (Lea, Imma Tataranni) in un ruolo che aggiunge tensione emotiva alla storia complessa. Completano il cast Michele Sinisi e Domenico Fortunato.

Il lungometraggio è prodotto da Bravo, Palomar, Rai Cinema, Paprika Films, con BiM Distribuzione, e ha trionfato ai David di Donatello 2024: Michele Riondino miglior attore protagonista, Elio Germano miglior attore non protagonista, e Diodato miglior canzone originale con “La mia terra”. È stato presentato in anteprima ufficiale alla 18ª Festa del Cinema di Roma nel 2023.

Il botteghino italiano ha accolto la pellicola disponibile oggi su Raiplay con grande interesse: essendo un film d’essai, i numeri sono contenuti ma significativi per la sua natura indipendente e il passaparola ne ha consolidato la presenza nel panorama dei film di denuncia. Anche se mancano cifre ufficiali globali, l’apprezzamento pubblico e critico testimonia il suo impatto. Su IMDb ottiene un rispettabile 7.0/10 , mentre su Google gli utenti lo accolgono con entusiasmo positivo in oltre il 90% dei giudizi.

Le recensioni dei quotidiani italiani ne valorizzano la forza: Paolo Mereghetti su Il Corriere della Sera afferma che funziona l’idea di un cinema che vuole ancora confrontarsi con la realtà (anche se i fatti raccontati nel film ebbero un loro, definitivo epilogo nel 2006) e che chiede allo spettatore di aprire gli occhi invece di chiuderli o abbassarli.” . La Repubblica elogia l’opera di Riondino e della “classe operaia che crede ancora al paradiso”.

La trama, così come la narrazione intensamente visiva, porta lo spettatore a vivere il degrado morale e psicologico di quei lavoratori confinati senza compiti, passati da operai attivi a ombre sospese in un edificio-fabbrica che sembra prigione . Caterino, inizialmente fiero di essere scelto, si troverà sempre più intrappolato da un meccanismo che lo deumanizza, fino al punto di chiedere di restarci, convinto di sfuggire al peggio. Ma la Palazzina LAF diventa per lui il vero inferno, dove si consuma la precarietà del lavoro, la perdita dell’identità e la devastazione psicologica

Palazzina LAF è un film da vedere assolutamente su Raiplay perché non punta all’intrattenimento fine a sé stesso, ma agisce da specchio morale sulla società contemporanea. La regia di Riondino: è asciutta, potente, quasi teatrale, ma nitida nel mettere in scena il conflitto umano. Riondino e Germano offrono prove attoriali intense e vere nel contesto di un’opera capace di far riflettere su temi di grande attualità come mobbing, diritti dei lavoratori e responsabilità aziendale.

In questa ellicola c’è tutta la forza del cinema che resta, che entra nella mente e non se ne va. Le immagini dei volti sfatti, dei corridoi vuoti, dei giochi assurdi per passare il tempo, restano. E fanno male. Perché questo film non è una ricostruzione, è un’ esperienza: ti mette di fronte a una verità che vorresti ignorare, ma che non puoi.

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