La politica, quando passa per il cinema di Costa-Gavras, smette di essere sfondo e diventa tensione pura. Su Raiplay c’è una pellicola che racconta la crisi greca del 2015 come un confronto serrato, estenuante, spesso spietato, ambientato non sui campi di battaglia ma nei tavoli dove si decide il destino di un Paese.
“Adulti nella stanza” è il titolo del film scritto, diretto e co-montato da Costa-Gavras, maestro del cinema civile, autore premiato in carriera con l’Oscar per la sceneggiatura di Missing e già legato a titoli-simbolo come Z–L’orgia del potere. È un’opera del 2019 presentata Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, tratta dal libro di Yanis Varoufakis sulla crisi greca del 2015.
L’attacco della storia è già di per sé un programma narrativo. La Grecia è piegata dalla crisi economica, il voto porta al potere Syriza e il nuovo ministro delle Finanze, Varoufakis, interpretato da Chrīstos Loulīs, entra nel cuore di una macchina europea che dovrebbe trattare numeri ma finisce per macinare persone.
Costa-Gavras, qui, non gira un semplice film di ricostruzione politica: mette in scena una partita di logoramento, dove a ogni riunione il linguaggio tecnico diventa una forma di pressione, e il rituale dei tavoli istituzionali assomiglia sempre di più a un teatro gelido.
A dare forza alla narrazione un cast che comprende attori del calibro di Valeria Golino, Daan Schuurmans, Colin Stinton e Ulrich Tukur.
La trama si sviluppa seguendo il punto di vista di Varoufakis, chiamato a negoziare con la Troika e con i vertici economici europei nel momento più delicato della recente storia greca. È un film che parte da un nodo economico, ma presto lo supera. Quello che conta davvero non è soltanto il memorandum, né il referendum, né il braccio di ferro sui numeri: è il modo in cui il protagonista si ritrova lentamente intrappolato in un meccanismo dove il confronto sembra esistere solo in apparenza.
Ogni incontro promette apertura e produce invece chiusura. Ogni tentativo di mediazione allarga la distanza. E così Adulti nella stanza diventa il racconto di una solitudine politica progressiva, quasi di una discesa dentro il labirinto del potere europeo.
La cosa più interessante è che Costa-Gavras non sceglie mai la via della lezione didascalica. Le riunioni dell’Eurogruppo vengono filmate come se fossero assedi diplomatici. Le parole pesano quanto i silenzi. I sorrisi sono quasi sempre più pericolosi delle accuse dirette. Lo spettatore segue la spirale di negoziati, rinvii, pressioni e umiliazioni senza bisogno di conoscere in anticipo ogni passaggio tecnico della crisi greca, perché il film traduce la materia economica in tensione umana. E questa, alla lunga, è la sua qualità migliore: rende percepibile il senso di accerchiamento.
Certo, il film che puoi selezionare su Raiplay chiede attenzione. Non è un titolo da guardare distrattamente. In cambio, però, offre una progressione narrativa insolita, perché invece di puntare tutto sul “che cosa succederà” insiste sul “come ci si arriva” ed è in questo scarto che la storia acquista spessore.
E così, Adulti nella stanza finisce così per imporsi come un film diverso dal solito anche dentro il panorama del cinema politico, diventando il ritratto di un’Europa che discute molto e ascolta poco, di una politica che parla di responsabilità ma spesso smarrisce l’umano lungo la strada.
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