Che cosa accade quando un giornalista decide di vedere con i propri occhi ciò che il potere vuole nascondere? Da questa domanda nasce un thriller politico drammatico, ispirato alla vera storia del giornalista irlandese Gareth Jones, disponibile su Raiplay.  

Il film “L’ombra di Stalin”, il cui titolo internazionale è Mr. Jones, è diretto da Agnieszka Holland, regista di lungo corso già candidata all’Oscar per la sceneggiatura di Europa Europa. Presentato in concorso alla Berlinale 2019, nel cast spiccano i nomi di James Norton, Vanessa Kirby e Peter Sarsgaard, tre presenze che danno subito corpo e tensione a una materia narrativa tutt’altro che facile.

La trama è ambientata nei primi anni Trenta, in un’Europa attraversata da crisi, propaganda e promesse di modernità. Gareth Jones, interpretato da James Norton, giovane giornalista gallese vicino agli ambienti del potere britannico, è convinto che dietro il miracolo economico sbandierato dall’Unione Sovietica ci sia qualcosa che non torna. Vuole capire da dove arrivino davvero i soldi e quale sia il prezzo umano di quella crescita raccontata come un modello. È una spinta narrativa fortissima, perché il protagonista non parte come un eroe già compiuto: parte come un uomo curioso, determinato, abbastanza lucido da intuire che il racconto ufficiale forse sta coprendo una catastrofe. E quando decide di andare a Mosca, il film cambia subito temperatura.

Da quel momento L’ombra di Stalin si muove su due piani che si intrecciano continuamente. Da una parte c’è la capitale sovietica, elegante in superficie e blindata nella sostanza, dove diplomatici, giornalisti stranieri e funzionari si muovono dentro una recita collettiva fatta di versioni addomesticate, mezze verità e silenzi molto eloquenti. Dall’altra c’è il viaggio di Jones verso l’Ucraina, verso ciò che non dovrebbe vedere, verso la fame trasformata in paesaggio. La pellicola è molto efficace proprio qui, perché non accelera inutilmente: accompagna lo spettatore dentro l’indagine, gli fa respirare il sospetto, poi lo porta davanti a una realtà che diventa sempre più nuda, più dura, più impossibile da ignorare. Senza bisogno di effetti plateali, la tensione sale in modo costante.

Il cuore del racconto, in fondo, sta tutto in questo passaggio: un uomo cerca una verità economica e si ritrova davanti a una verità umana devastante. Jones capisce progressivamente che il problema non è solo smascherare una menzogna politica, ma trovare il modo di raccontarla al mondo sapendo che quel mondo, in buona parte, non ha interesse ad ascoltare. L’ombra di Stalin lavora benissimo su questa frizione. Non è soltanto un film sulla scoperta di un orrore, ma anche sulla solitudine di chi prova a nominarlo mentre intorno domina il compromesso. Ecco perché la trama non si esaurisce nel viaggio o nell’inchiesta: diventa il racconto di uno scontro tra testimonianza e convenienza, tra coscienza e opportunismo.

Norton regge in maniera straordinaria il peso del protagonista con un’interpretazione nervosa, trattenuta, sempre credibile. Al suo fianco Vanessa Kirby porta in scena Ada Brooks, un personaggio centrale nell’economia. Peter Sarsgaard, invece, presta il volto a Walter Duranty figura perfetta nell’incarnare il rapporto ambiguo tra stampa e potere.

Quella che propone Raiplay è un’opera tesa, dolorosa, rigorosa, che ti trascina dentro una vicenda reale senza mai smarrire il respiro del racconto. E colpisce soprattutto per questo: perché mentre segue un giornalista deciso a capire, mette in scena anche il meccanismo con cui le verità più scomode vengono sommerse, ridotte, rese invisibili.

Se cerchi altri film da vedere su Raiplay, leggi anche:

Condividi