Leggi la recensione e guarda il trailer di un film drammatico su Raiplay che dialoga tra passato e presente, mantenendo viva l’intensità della pellicola originale.

Su Raiplay c’è un interessante esperimento, un rifacimento di un classico del cinema italiano. “A cavallo della tigre”, lavoro diretto da Carlo Mazzacurati nel 2002, è una riscrittura dell’omonimo film portato sul grande schermo nel 1961 da Luigi Comencini, con protagonista uno straordinario Nino Manfredi.

Il film ha attraversato quattro decenni mantenendo intatto il suo fascino, fino a questo tentativo di dialogo tra passato e presente. Prodotta da Rodeo Drive e Rai Cinema, questa versione moderna ha cercato di adattare la narrazione e il messaggio del film agli inizi del XXI secolo, pur mantenendo vivo lo spirito e l’intensità dell’originale.

Il regista infonde nuova vita alla storia, arricchendola di sfumature contemporanee senza mai tradirne l’essenza. La scelta di mantenere invariato il nucleo narrativo rispecchia un’intenzione non solo di omaggio all’opera di Comencini ma anche di sottolineare come certe dinamiche sociali, personali e esistenziali siano di fatto universali e senza tempo.

La coppia protagonista del film è un po’ l’asse portante del racconto.

Fabrizio Bentivoglio (“Marrakech Express”, “Un eroe borghese”, “Le affinità elettive”) interpreta Guido Liverani mentre il ruolo della compagna Antonella è affidata ad una sorprendente Paola Cortellesi (“Se fossi in te”, “Figli“, “Un boss in salotto”, “Come un gatto in tangenziale”, “C’è ancora domani”) che dimostra una notevole profondità nell’interpretare un personaggio non semplice.

Altri interpreti sono Tuncel Kurtiz, Manrico Gammarota, Marco Paolini e Marco Misseri.

La produzione del film che è possibile vedere su Raiplay si colloca in un momento storico per il cinema italiano  di particolare fermento, un periodo alla ricerca di un equilibrio tra la valorizzazione del patrimonio cinematografico nazionale e la necessità di innovazione.

Questa pellicola rappresenta un esemplare tentativo di dialogo tra queste due esigenze, proponendo un’opera che è al tempo stesso riflessiva e intrattenitrice, capace di parlare al pubblico contemporaneo senza rinunciare alla profondità.

La versione del 2002 di “A cavallo della tigre”, oggi disponibile su Raiplay, pur nelle inevitabili differenze con l’originale di Comencini, riesce a catturare l’essenza di una fuga dalla realtà che è, in ultima analisi, una fuga da se stessi.

Mazzacurati non solo rende omaggio al capolavoro del 1961 ma propone una sua personale e riuscita interpretazione, dimostrando come il cinema possa essere un ponte tra generazioni, epoche e, soprattutto, tra le diverse sfaccettature dell’animo umano.

La trama di “A cavallo della tigre” segue le vicende di Guido (Bentivoglio), una guardia giurata che lavora per un servizio di trasporto valori.  La sua vita prende una svolta inaspettata: incontra Antonella (Cortellesi) in un bar e ne rimane folgorato. Questo incontro lo porta a lasciare sua moglie per iniziare una nuova vita insieme ad Antonella e alla sua figlia, Nina. Presto, tuttavia, le difficoltà economiche iniziano a farsi sentire, e Guido si ritrova intrappolato nella pericolosa rete degli usurai.

In cerca di una soluzione rapida ai suoi problemi finanziari, decide di pianificare una rapina in un supermercato insieme ad Antonella. La loro azione, però, viene compromessa dalla presenza di un testimone, e Guido finisce in carcere.

A pochi giorni dalla fine della sua carcerazione, Guido si vede costretto a partecipare malvolentieri a un’evasione orchestrata dai suoi compagni di cella. Dopo una serie di avventure, riesce a tornare da Antonella, solo per scoprire che lei ha speso tutti i soldi guadagnati dalla rapina e ora vive con un altro uomo. Nel frattempo, il commissario di polizia riesce finalmente a identificare il complice di Guido nella rapina.

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