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Su RaiPlay un film drammatico francese racconta la disillusione e la rabbia dei giovani negli anni Novanta

Su RaiPlay un film francese del 2024 tra adolescenza, lotta di classe e primi amori, tratto dal romanzo di Nicolas Mathieu vincitore del Prix Goncourt.
9 Settembre 2026di Riccardo Cannavale
Paul Kircher e Angelina Woreth
Paul Kircher e Angelina Woreth

Prima ancora dei primi amori, dei motorini rubati e delle estati passate a cercare un posto dove sentirsi vivi, c’è un territorio che sembra avere già deciso molto. Su RaiPlay c’è un film drammatico che racconta la Francia orientale degli anni Novanta, ormai un mondo che ha perso il lavoro, l’orgoglio operaio, la promessa di un futuro migliore. Gli altiforni sono spenti, le fabbriche non danno più identità né sicurezza, gli adulti portano addosso la fatica della sconfitta e i figli crescono dentro quella stessa aria, provando a scappare senza sapere bene dove andare.

Il film in questione è del 2024, diretto dai fratelli Ludovic e Zoran Boukherma, ed è tratto dall’omonimo romanzo di Nicolas Mathieu, vincitore del Prix Goncourt 2018. Non è un racconto di formazione, anche se ha tutti gli elementi del genere: l’estate, il desiderio, la rabbia, il corpo che cambia, l’amore che arriva come una ferita. È soprattutto il ritratto di una generazione che eredita un paesaggio sociale già consumato. Sul fronte delle valutazioni online, la pellicola fa registrare un ottimo 82% di gradimento su Rotten Tomatoes e un voto IMDb di 6,5/10.

Il titolo del lungometraggio da vedere stasera su RaiPlay è “E i figli dopo di loro“, una storia che attraversa quattro estati, dal 1992 al 1998, seguendo la crescita di tre ragazzi in una cittadina industriale della Lorena. Il centro emotivo è Anthony, interpretato da Paul Kircher, adolescente inquieto, pieno di desideri confusi e di frustrazioni. In una giornata di caldo e noia, Anthony e un amico rubano una canoa per raggiungere una spiaggia nudista dall’altra parte del lago. È un gesto quasi banale, da estate di provincia. Ma da lì si apre una catena di conseguenze che finirà per segnare rapporti, rivalità e destini.

Anthony si innamora di Stéphanie, interpretata da Angelina Woreth, ragazza che sembra appartenere a un mondo più desiderabile, più libero, forse soltanto più lontano. Intorno a loro si muove Hacine, a cui dà volto Sayyid El Alami, giovane di origine marocchina con cui Anthony entra in conflitto. Tra i due non c’è solo una rivalità adolescenziale: c’è uno scontro fatto di classe, rabbia, orgoglio, appartenenza, voglia di essere riconosciuti in un luogo dove tutti sembrano partire già con un limite addosso.

Il film lavora molto bene su questa idea di destino sociale. Gli adolescenti credono di vivere le loro prime volte: il primo amore, la prima fuga, la prima umiliazione, la prima violenza, la prima illusione di poter diventare altro. Ma ogni gesto resta legato a ciò che li precede. I padri hanno conosciuto il lavoro in fabbrica e poi la perdita di quel mondo. I figli ereditano non solo case, strade e cognomi, ma anche rabbia, precarietà e una certa povertà emotiva che rende difficile perfino immaginarsi felici.

Accanto ai tre giovani protagonisti, il cast riunisce Gilles Lellouche, già apprezzato in Addio, signor Haffmann, Ludivine Sagnier, una delle 8 donne e un mistero, Louis Memmi e Anna Biolay.

Il lavoro dei fratelli Boukherma cambia passo rispetto ai loro film precedenti, più vicini al cinema di genere. Con E i figli dopo di loro scelgono un realismo più ampio, fisico, attraversato però da un’energia quasi febbrile. Le estati sono calde, sporche, piene di musica, corpi, birra, motorini, litigi, desideri. Non c’è nostalgia facile per gli anni Novanta. Ci sono i Nirvana, i Guns N’ Roses, Bruce Springsteen, i Red Hot Chili Peppers, con le loro canzoni che oltre che colorare un’epoca accompagnano una generazione che sente già addosso la fine di molte promesse.

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Il film è stato presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2024, dove Paul Kircher ha vinto il Premio Marcello Mastroianni come giovane attore emergente. La critica italiana ha colto soprattutto il rapporto tra adolescenza e territorio.

Disponibile su RaiPlay, E i figli dopo di loro racconta l’adolescenza come il momento in cui si scopre che il mondo non parte uguale per tutti. Dietro i primi amori, le fughe, la musica e le estati di provincia resta il ritratto amaro di un territorio in cui diventare grandi significa anche capire che certe eredità non si scelgono.

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