Non sempre le famiglie sono il luogo in cui ci si sente al sicuro. A volte diventano il terreno su cui crescono silenzi, rancori e ferite che nessuno ha il coraggio di nominare. Uno dei film italiani più sorprendenti degli ultimi anni, oggi disponibile su RaiPlay, analizza il disagio che nasce in famiglia senza trasformarlo in spettacolo, lasciando addosso una sensazione difficile da scrollarsi di dosso.
“Blue Kids” è il titolo dell’opera prima del regista Andrea Tagliaferri, un viaggio dentro una relazione fraterna segnata da una sofferenza profonda, destinata a esplodere in modo improvviso e imprevedibile. La trama si sviluppa nell’ambito di un contesto familiare traumatico e racconta le vicende di due fratelli che provano a fuggire dalla morsa di un padre che non sopportano, portando con sé rabbia, segreti e una disperata ricerca di libertà.
I due giovani, dopo la morte della madre, vengono esclusi dal testamento materno e si addentrano in una strada fatta di violenza e autodistruzione. La pellicola non ha alcuna intenzione di accompagnare lo spettatore in una zona di conforto. I protagonisti si muovono in una provincia grigia, quasi sospesa, dove ogni scelta sembra il risultato di anni di incomprensioni accumulate. È un cinema che preferisce osservare, lasciando spesso che siano gli sguardi e i silenzi a raccontare ciò che i dialoghi non riescono a esprimere.
Il cuore del film è rappresentato dalle interpretazioni dei due protagonisti. Fabrizio Falco veste i panni di Gianmaria, mentre Agnese Claisse interpreta la sorella Claire. Con loro nel cast c’è anche Matilde Gioli, apprezzata nella commedia Non è un paese per single, che presta il volto alla giovane barista V. Insieme riescono a dare autenticità a personaggi complessi, evitando qualsiasi eccesso melodrammatico. La loro relazione è fatta di protezione reciproca, ma anche di dipendenza emotiva, incomprensioni e fragilità.
Presentato al 35° Torino Film Festival, il film prodotto da Matteo Garrone, attirò l’attenzione per il suo linguaggio essenziale e per il coraggio con cui affrontava temi difficili. Non si trattò di un successo commerciale: gli incassi al botteghino furono molto contenuti, ma il percorso festivaliero contribuì a far conoscere l’opera anche fuori dal circuito più tradizionale.
Guardandolo oggi, colpisce soprattutto la sua capacità di restare attuale. Molti film che parlano di disagio giovanile finiscono per semplificare i conflitti o per trasformarli in simboli generazionali. “Blue Kids” sceglie una strada diversa: mostra due ragazzi che provano a sopravvivere alle conseguenze di un passato che continua a inseguirli, senza addolcirne i gesti e senza cercare facili giustificazioni.
Il punto di forza dell’opera prima di Tagliaferri, una visione suggerita su Raiplay, consiste probabilmente proprio nella sua onestà, in quel tentativo sincero di entrare nelle vite di due ragazzi feriti e di raccontarli senza giudicarli.
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