Se sei in cerca di un film drammatico italiano capace di lasciare il segno senza alzare troppo la voce, su RaiPlay c’è un titolo davvero interessante. Il film è di Carlo Sironi ed è stato presentato a Venezia nella sezione Orizzonti: racconta una storia di maternità, denaro e solitudine con un passo sobrio, quasi trattenuto. Al centro ci sono una ragazza polacca incinta, un giovane chiamato a fingersi padre e una bambina prematura che trasforma un accordo costruito sulla menzogna in qualcosa di molto più difficile da controllare.
Protagonista di “Sole” è Lena, interpretata da Sandra Drzymalska, giovane arrivata dalla Polonia in Italia per vendere la bambina che porta in grembo e provare a cominciare un’altra vita. Lena è una ragazza sola, costretta a trattare il proprio corpo e il proprio futuro come qualcosa da cui ricavare una possibilità di fuga.
Ad aspettarla c’è Ermanno, a cui presta il volto Claudio Segaluscio, un ragazzo senza direzione, abituato a giornate consumate tra slot machine, piccoli furti e un’esistenza senza grandi prospettive. Il suo compito è fingere di essere il padre della bambina, così da permettere allo zio e alla moglie di ottenerne l’affidamento attraverso un’adozione tra parenti. È un accordo sporco, ma non raccontato con il tono del noir o della denuncia urlata. È piuttosto una faccenda domestica, povera, quasi burocratica, dove tutti sembrano sapere che qualcosa non va e allo stesso tempo continuano ad andare avanti.
Lo zio di Ermanno e sua moglie, interpretati da Bruno Buzzi e Barbara Ronchi, desiderano un figlio che non arriva. Anche qui Sole evita la scorciatoia più comoda e mostra una coppia piegata dal desiderio di genitorialità, disposta a oltrepassare un confine pur di riempire un vuoto. Il film non distribuisce colpe in modo facile: ognuno ha una ragione, ma nessuna ragione basta davvero a rendere innocente ciò che sta accadendo.
Quando nasce la piccola Sole, prematura, fragile, bisognosa di cure e di latte materno il piano comincia a mostrare qualche crepa. Lena, che avrebbe voluto restare distante da quella bambina, si trova costretta a fare i conti con un legame fisico prima ancora che affettivo. Ermanno, che doveva soltanto recitare la parte del padre, inizia invece a prendersi cura di lei e della neonata con una serietà inattesa. La finzione, lentamente, comincia a produrre conseguenze vere.
È in questo passaggio che il film di Carlo Sironi trova il suo nucleo più umano. Sole non racconta la paternità come un destino biologico, ma come un gesto che nasce quasi per errore: restare, aspettare, accompagnare, accorgersi dell’altro. Ermanno non diventa improvvisamente un uomo migliore con una scena risolutiva. Cambia perché qualcuno, per la prima volta, dipende da lui. E questa dipendenza lo obbliga a guardarsi con meno superficialità.
La regia sceglie una misura trattenuta. Niente musica usata per spingere la commozione, niente dialoghi che spiegano troppo, niente redenzioni immediate. Gli ambienti sembrano freddi, provvisori, spesso poveri di calore. Le case, gli ospedali, le strade restituiscono un’Italia laterale, lontana dalle cartoline, dove i sentimenti passano attraverso corpi stanchi, soldi contati, silenzi lunghi. È un cinema che chiede attenzione, perché lavora più sulle crepe che sugli strappi.
Presentato nella sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia 2019, Sole si inserisce in quella parte del cinema italiano recente che ha provato a raccontare le zone grigie della famiglia, della precarietà e del desiderio di riscatto senza trasformarle in melodramma e che ora Raiplay rilancia.
La sua traiettoria critica racconta bene che tipo di film sia. La pellicola ha trovato attenzione nel circuito d’autore: su Rotten Tomatoes risulta con un punteggio del 100%, mentre su IMDb il voto degli utenti è intorno al 6,6 su 10. Il Corriere della Sera, recensendolo nel 2021, ne ha colto il nucleo più doloroso: non solo una storia di maternità e falsa paternità, ma un racconto sul bisogno d’amore e sul vuoto dei sentimenti.
Disponibile su RaiPlay, Sole è un film da vedere per chi cerca un dramma italiano essenziale, che racconta persone che sbagliano, mentono, comprano tempo e affetti, ma che dentro quel disordine finiscono per scoprire qualcosa di sé.
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