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Home » Stasera in TV » Raiplay » Film RaiPlay

Su RaiPlay un film drammatico nato da un soggetto di Fellini, tra sogno americano e voglia di riscatto.

Da un soggetto inedito di Fellini e Pinelli, su RaiPlay una favola cinematografica sull’emigrazione italiana, premiata con due David di Donatello.
25 Settembre 2026di Lino Sorrentini
Pierfrancesco Favino
Pierfrancesco Favino

L’America vista da una nave carica di emigranti ha sempre qualcosa di cinematografico: promette un futuro ancora prima che qualcuno metta piede a terra. Poi arrivano gli sguardi, le diffidenze, la scoperta che anche dall’altra parte dell’oceano esistono persone destinate a sentirsi fuori posto. Su RaiPlay trovi un film che restituisce questa esperienza a due bambini napoletani, lasciando convivere l’incanto dell’avventura con una consapevolezza piuttosto amara di come funziona il mondo.

A dirigere è Gabriele Salvatores, un autore per il quale partire ha significato spesso mettere alla prova le proprie illusioni. Stavolta il viaggio nasce tra le macerie del dopoguerra e prende la forma di una favola popolare, generosa nei sentimenti, a tratti persino troppo fiduciosa nella possibilità che le cose si aggiustino. Eppure, quando affida a una bambina il compito di nominare un’ingiustizia, il film trova una precisione che vale più di molti discorsi.

Napoli – New York, produzione italiana del 2024 firmata Paco Cinematografica con Rai Cinema, nasce da un soggetto inedito di Federico Fellini e Tullio Pinelli. Salvatores lo adatta in un racconto di circa due ore, recuperando il piacere del cinema d’avventura: la partenza clandestina, gli incontri imprevedibili, una città sconosciuta nella quale perdersi e cercare qualcuno.

Nella Napoli impoverita dalla guerra, Celestina e Carmine sopravvivono aiutandosi a vicenda. Lei vuole raggiungere la sorella Agnese, emigrata negli Stati Uniti; lui la segue in una traversata che li espone alla solitudine, ma anche alla solidarietà degli sconosciuti. La trama procede attraverso le loro peripezie, mentre la regia conserva quello sguardo infantile capace di scambiare la Statua della Libertà per la Madonna di Pompei: il nuovo viene interpretato con le poche immagini familiari che ci si è portati dietro.

La frase di Celestina che cambia il peso della favola

«Tu non sei straniero, sei solo povero. Se sei ricco non sei mai straniero». A pronunciarla è Celestina, interpretata da Dea Lanzaro. È il passaggio che sceglierei per spiegare perché questo film sull’emigrazione meriti una visione oggi. Dentro una storia ambientata nel passato, la bambina riconosce un meccanismo ancora familiare: il denaro può rendere irrilevante un’origine che, per chi non possiede nulla, diventa invece un marchio difficile da cancellare.

La forza della battuta dipende anche da chi la dice. Lanzaro dà a Celestina una franchezza che impedisce al personaggio di restare soltanto la piccola vittima da proteggere. Accanto a lei, Antonio Guerra costruisce un Carmine intraprendente e vulnerabile, con quella fretta di diventare adulto che la povertà impone troppo presto. La loro complicità rende credibili i sentimenti anche quando gli eventi prendono una piega dichiaratamente romanzesca.

Pierfrancesco Favino è Domenico Garofalo, il commissario di bordo che entra nelle loro vite. Lavora sull’accento, sulla presenza fisica e soprattutto sull’ascolto, accettando che siano i bambini a guidare il racconto. Chi lo ha apprezzato in Comandante ritroverà il tema della responsabilità verso chi ha bisogno di aiuto, affrontato qui con una diversa leggerezza.

Salvatores, tra memoria del cinema e desiderio di stupire

Guardandolo su RaiPlay, conviene accettare subito la natura artificiale di questa America. La fotografia di Diego Indraccolo e le scenografie di Rita Rabassini partecipano alla costruzione di un immaginario; le musiche di Federico De Robertis sostengono un racconto che cerca apertamente l’emozione. Gli effetti visivi supervisionati da Víctor Pérez hanno ottenuto il David di Donatello 2025, mentre il film ha conquistato anche il David Giovani.

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Questa scelta ha però un prezzo. Alcune coincidenze risultano troppo favorevoli e nella parte americana questioni complesse trovano soluzioni rapide. Camillo De Marco, su Cineuropa, osserva proprio la disinvoltura con cui vengono intrecciati inclusione, discriminazione razziale e condizione femminile. Federico Pontiggia, su Cinematografo, valorizza invece la commozione e la qualità degli interpreti. Due letture che aiutano a riconoscere insieme l’ambizione e i limiti dell’operazione.

il film funziona soprattutto quando Salvatores si fida dei suoi personaggi. Il viaggio torna a modificare i legami, come accadeva in Tutto il mio folle amore, mentre la libertà di allontanarsi dal realismo ricorda, con toni diversi, Happy Family. Sono inclinazioni riconoscibili del suo cinema, qui affidate alla vitalità di due giovanissimi protagonisti.

Recuperarlo su RaiPlay significa concedersi una favola che cerca la speranza anche a costo di qualche forzatura. Ma la frase di Celestina resiste alla consolazione: finita l’avventura, resta da chiedersi quanto siamo disposti ad accogliere qualcuno quando arriva senza nulla da offrirci.

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