C’è una luce che rialza quando tutto sembra distrutto. È una verità potente che, accendendosi nel buio, diventa incendio purificatore. Questo sentimento lo trovi in un film drammatico per la tv intenso e necessario, disponibile su Raiplay, che racconta con forza una storia vera di dolore, resistenza e rinascita.

Io ci sono, andato in onda in prima visione su Rai 1 il 22 novembre 2016 (con circa 5 milioni di telespettatori e il 17,5% di share) , narra la storia vera di Lucia Annibali, avvocata di Pesaro sfigurata con l’acido dall’ex fidanzato, alla fine di una relazione tossica. Protagonista, l’attrice Cristiana Capotondi (“La mafia uccide solo d’estate”, “7 minuti”) che ha ricostruito nel corpo e nello sguardo l’anima ferita e poi rialzata di Lucia, trovando la forza di trasmettere quel dolore con leggerezza, nel suo declino prima e nel riscatto poi.

Diretto da Luciano Manuzzi e basato sull’autobiografia di Lucia – Io ci sono. La mia storia di non amore –, il film è prodotto da RAI Fiction e Bibi Film TV, con sceneggiatura di Manuzzi, Monica Zappelli e Giusi Fasano.

 Nel cast, oltre a Capotondi (nei panni di Lucia), spiccano Alessandro Averone (Luca Varani), Mariella Valentini (la madre), Denis Fasolo (il fratello), Sara D’Amario, Gioele.

Come un diario scandito da flashback, la trama ricostruisce i mesi che hanno portato all’aggressione: la relazione tormentata con Luca, il suo ricorso allo stalking, la decisione di Lucia di denunciarlo, fino all’agguato sul pianerottolo dove un liquido acido le sfigura il volto. La scena è potente e tremenda, resa con cura e rispetto. La donna viene poi sottoposta a decine di interventi, e quel viso deturpato diventa testimone di un’esistenza che si ricostruisce pezzo dopo pezzo. Alla fine, è una donna nuova, più matura e consapevole, che riesce a trasformare ogni cicatrice in coraggio.

Il pubblico ha reagito con calore al film per la tv oggi disponibile su Raiplay: su IMDb la media è di 6,4/10, un tributo importante ma sincero, rafforzato da recensioni commosse sul web che arrivano a decretare l’84% dei consensi su Google.

Davinotti sottolinea come il film restituisca, nel finale, la bellezza interiore di Lucia, una bellezza che riemerge nella sua concreta forza 

Rivederlo oggi su Raiplay è importante perché è un’ode al riscatto civile, un racconto che amplifica la voce delle donne, e proclama con coraggio: “Io ci sono”. Un cinema civile che va oltre lo schermo, che racconta il presente, che offre un eroe senza maschera, una donna che ha scelto di esistere oltre il buio.

«Il senso della storia è il desiderio di formare i giovani, soprattutto, uomini — spiegava Cristiana Capotondi al Corriere della Sera alla vigilia della messa in onda del film—. Lucia Annibali per me è un’eroina, ha sfidato il dolore usando anche l’autoironia, ha una leggerezza che spesso in persone che hanno vissuto eventi tragici non si trova. Il suo viso ha ritrovato il sorriso. Ha vinto lei».

Io ci sono è una pellicola che entra dentro. Ti mette davanti il dolore, ma non lo sfrutta; lo abita con delicatezza, e ti restituisce la bellezza di una donna che sceglie se stessa, nonostante tutto. È un invito a non girarsi dall’altra parte. Non lasciare che sia solo una storia su uno schermo: è un invito a testimoniare che sì, ci siamo ancora.

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