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Su RaiPlay un film drammatico tratto da una terribile storia vera con Robert De Niro e Leonardo DiCaprio

2 Settembre 2026di Lino Sorrentini
Robert De Niro e Leonardo DiCaprio in Killers of the Flower Moon
Robert De Niro e Leonardo DiCaprio in Killers of the Flower Moon

Hai voglia di un film drammatico tratto da una storia vera che non si limiti a ricostruire un delitto, ma ti faccia entrare dentro uno dei capitoli più oscuri e meno raccontati della storia americana? Su RaiPlay c’è una produzione impegnativa, lunga oltre tre ore, ma capace di ripagare il tempo che le dedichi con interpretazioni straordinarie e una tensione che cresce senza bisogno di inseguimenti o facili colpi di scena.

È Killers of the Flower Moon, film del 2023 diretto da Martin Scorsese, prodotto da Apple Studios con Imperative Entertainment, Sikelia Productions e Appian Way e interpretato da Leonardo DiCaprio, Robert De Niro, Lily Gladstone e Jesse Plemons.

Parte da una vicenda realmente accaduta e dal libro di David Grann, pubblicato in Italia con il titolo Gli assassini della terra rossa. Se non lo hai visto alla sua uscita, la presenza oggi su RaiPlay è una buona occasione per recuperarlo; se invece lo conosci già, è uno di quei film che alla seconda visione rivelano particolari che la prima volta possono sfuggire.

Un true crime nel quale gli assassini non hanno bisogno di nascondersi

Oklahoma, anni Venti. Sotto le terre appartenenti alla Nazione Osage viene scoperto il petrolio e una comunità di nativi americani diventa improvvisamente ricchissima. Automobili, case eleganti, gioielli e denaro attirano però uomini convinti che quella fortuna non debba appartenere a loro.

Tra questi c’è William Hale, interpretato da un glaciale Robert De Niro. In pubblico si presenta come amico degli Osage, conosce le loro abitudini, frequenta le famiglie e ostenta rispetto. Dietro questa facciata costruisce invece un sistema nel quale matrimoni, eredità e omicidi diventano parti dello stesso progetto.

Il nipote Ernest Burkhart, al quale Leonardo DiCaprio presta un volto quasi continuamente deformato dal dubbio e dalla debolezza, torna dalla guerra senza denaro né prospettive. Hale lo avvicina a Mollie Kyle, una giovane Osage benestante interpretata da Lily Gladstone. Ernest la sposa e tra i due sembra esistere un sentimento autentico. È proprio qui che il film diventa molto più scomodo di un normale thriller.

Perché Ernest può amare Mollie e, contemporaneamente, partecipare alla macchina che la sta distruggendo?

Scorsese racconta il male senza trasformarlo in spettacolo

Martin Scorsese avrebbe potuto costruire un’indagine classica: delitti, investigatori, indizi e scoperta dei colpevoli. Invece compie una scelta decisamente più disturbante. Lo spettatore sa presto chi sta facendo cosa. La suspense nasce dall’attesa, dalla facilità con cui la violenza viene normalizzata e dalla sensazione che un’intera comunità sia circondata da persone pronte ad approfittarne.

È un meccanismo che ricorda alcuni suoi grandi film sul potere criminale, ma qui manca persino quel fascino ambiguo che potevano esercitare i gangster di Quei bravi ragazzi. Hale non possiede nulla di romantico. È educato, religioso, apparentemente rispettabile e proprio per questo diventa ancora più inquietante.

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La sceneggiatura firmata da Eric Roth e dallo stesso Scorsese concede molto spazio agli Osage e al rapporto tra Ernest e Mollie. Il regista incontrò direttamente rappresentanti della Nazione Osage durante la preparazione del progetto e modificò profondamente l’impostazione iniziale del film. Un passaggio importante, perché impedisce alla vicenda di diventare soltanto l’ennesimo racconto americano nel quale i nativi esistono in funzione degli uomini bianchi.

De Niro è terrificante, ma Lily Gladstone resta negli occhi

L’incontro cinematografico tra Robert De Niro e Leonardo DiCaprio, i due attori che meglio rappresentano stagioni differenti della carriera di Scorsese, era inevitabilmente uno degli elementi più attesi. Eppure, terminato il film, potresti scoprire che a rimanerti maggiormente impressa è Lily Gladstone.

La sua Mollie parla poco, osserva molto. Avverte che qualcosa intorno alla sua famiglia sta cambiando, mentre sorelle e conoscenti cominciano a morire in circostanze sempre più sospette. Gladstone costruisce il personaggio attraverso silenzi, sguardi e una compostezza che rende ancora più dolorosa la progressiva perdita di sicurezza.

La fotografia di Rodrigo Prieto, candidata all’Oscar, evita di trasformare l’Oklahoma in una cartolina western. Paesaggi aperti e interni soffocanti convivono continuamente, mentre la musica dell’ultimo lavoro cinematografico di Robbie Robertson per Scorsese introduce un battito quasi sotterraneo che accompagna il film senza sovrastarlo.

Tre ore e ventisei minuti sono troppe?

È probabilmente l’obiezione principale. Killers of the Flower Moon dura circa 206 minuti e non prova nemmeno a sembrare più breve.

Scorsese vuole che tu rimanga in quel mondo abbastanza a lungo da comprenderne il meccanismo. Morti, funerali, riunioni, trattative economiche, conversazioni apparentemente banali: la ripetizione diventa parte del racconto perché mostra come l’orrore possa trasformarsi in quotidianità.

Non tutti ameranno questa scelta. Alcuni passaggi centrali potevano probabilmente essere asciugati e chi cerca un thriller investigativo dal ritmo rapido potrebbe trovarlo estenuante. Ma ridurre drasticamente la durata avrebbe significato realizzare un film diverso, forse più facile da guardare e molto meno opprimente.

Il pubblico e la critica hanno comunque risposto con giudizi notevoli: IMDb gli assegna 7,5 su 10, mentre su Rotten Tomatoes raccoglie il 93% di recensioni positive dalla critica e l’84% dal pubblico. Su Metacritic raggiunge 89 su 100. Peter Bradshaw sul Guardian lo ha interpretato come un’opera sulla violenza nascosta dentro la costruzione del potere americano, mentre The Hollywood Reporter ha sottolineato come persino la considerevole durata trovi una giustificazione nella progressiva costruzione della tragedia.

Le dieci candidature agli Oscar 2024 non hanno prodotto alcuna statuetta, un risultato curioso per uno dei film più celebrati di quella stagione. Ma forse il riconoscimento più interessante è arrivato prima: alla presentazione al Festival di Cannes 2023, il film ricevette una lunghissima ovazione.

Ora che è disponibile su RaiPlay, vale la pena affrontarlo senza pensare alle tre ore e mezza come a un ostacolo. Prenditi una serata, oppure dividilo consapevolmente in due parti. Perché dietro gli omicidi degli Osage Scorsese racconta qualcosa di molto più difficile da archiviare: quanto può diventare normale il male quando intorno ad esso tutti hanno interesse a non vedere.

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