Il cinema, a volte, sa raccontare storie che non hanno bisogno di spiegazioni, perché funzionano come i ricordi: arrivano all’improvviso, si insinuano tra le emozioni e restano. Quasi una dimensione sospesa, come quella che abbraccia un film drammatico francese disponibile su Raiplay, un’opera capace di raccontare l’infanzia, il lutto e il rapporto tra madre e figlia con una leggerezza che è solo apparente.

“Petite Maman” è una produzione del 2021, scritta e diretta da Céline Sciamma, autrice che già in passato si era fatta apprezzare per la sua sensibilità nel raccontare le relazioni e i passaggi della crescita. Presentato in anteprima alla Berlinale dello stesso anno, ha raccolto un consenso critico quasi unanime, imponendosi come uno dei titoli più raffinati e delicati del panorama cinematografico recente.

La trama racconta di Nelly, una bambina di otto anni che, dopo la morte della nonna, accompagna i genitori nella casa d’infanzia della madre. Il luogo è carico di memoria, fatto di oggetti, stanze e silenzi che raccontano una vita passata. Quando il padre torna a casa e la madre si allontana per elaborare il dolore, Nelly resta sola in questo spazio sospeso. È qui che accade qualcosa di inatteso ma raccontato con estrema naturalezza: nel bosco vicino alla casa incontra una bambina della sua età, Marion. Tra le due nasce immediatamente un legame semplice, fatto di giochi, confidenze e gesti quotidiani. Solo gradualmente si intuisce che quell’incontro non è casuale.

La forza più grande del film proposto da Raiplay è proprio nell’incontro tra le due bambine e nel legame che ne deriva. Petite Maman non cerca di spiegare il meccanismo narrativo, non si appoggia a regole o giustificazioni. Accetta l’idea di questo incontro impossibile e lo trasforma in un’occasione di comprensione. Il titolo stesso suggerisce questa prospettiva: una “piccola mamma”, una madre vista nel momento in cui è ancora figlia, fragile, insicura, umana.

Il cast contribuisce a trasferire una sensazione di autenticità. Le giovani protagoniste, Joséphine e Gabrielle Sanz, gemelle nella vita reale, restituiscono un’intesa naturale, mai costruita, capace di rendere credibile anche l’aspetto più surreale della storia. Accanto a loro, la presenza adulta è discreta, quasi marginale, a sottolineare come il cuore del racconto sia interamente affidato allo sguardo dell’infanzia.

Il racconto si sviluppa attraverso una messa in scena estremamente essenziale. Non ci sono effetti spettacolari, né costruzioni narrative complesse. Tutto si gioca sui dettagli: uno sguardo, una frase detta con semplicità, un gesto condiviso. La regia di Sciamma lavora per sottrazione, costruendo un’atmosfera sospesa in cui il tempo sembra dilatarsi e diventare secondario rispetto alle emozioni.

La critica ha accolto il film con entusiasmo, riconoscendone la capacità di affrontare temi complessi con una semplicità rara. I punteggi registrati sulle principali piattaforme confermano questa percezione: valutazioni molto alte su IMDb, Rotten Tomatoes e anche su Google dove gli utenti a cui la pellicola è piaciuta sono il 73%.

Ma al di là dei numeri, ciò che colpisce è la sensazione che il titolo lascia. Petite Maman è una riflessione sulla memoria, ma anche sull’empatia. Nelly non incontra solo una coetanea, ma ha l’occasione di vedere sua madre da una prospettiva completamente diversa.

Raiplay offre l’opportunità di un’esperienza cinematografica fuori dagli schemi, lontana dai ritmi frenetici e dalle narrazioni convenzionali.

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