Su RaiPlay c’è un film che racconta l’amicizia tra un anziano libraio e un giovane immigrato: un viaggio tra culture, libri e diritti umani.
Hai mai incontrato qualcuno che ti ha cambiato la vita semplicemente regalandoti un libro? Ci sono film che, senza bisogno di effetti speciali o di colpi di scena roboanti, ti arrivano dritti al cuore. “Il diritto alla felicità” è uno di questi. Una pellicola italiana del 2021, diretta da Claudio Rossi Massimi, una piccola gemma da riscoprire su RaiPlay. Un film che parla di amicizia, cultura e integrazione. E di quanto possa essere rivoluzionario, a volte, un gesto semplice come condividere una storia.
Di cosa parla il film?
“Il diritto alla felicità” racconta l’incontro tra due mondi: quello di Libero, anziano libraio che ha fatto della lettura la sua missione, e quello di Essien, un ragazzino immigrato, curioso e intelligente, arrivato in Italia da sei anni. I libri sono il ponte che unisce questi due personaggi: uno regala storie, l’altro le accoglie come semi da far germogliare. Ma ciò che comincia come una semplice amicizia diventa, nel tempo, una trasmissione di valori profondi, culminando con la consegna simbolica della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Un atto d’amore. E d’addio.
Chi sono i protagonisti?
Remo Girone dà volto e anima a Libero, con quell’eleganza pacata che solo i grandi attori riescono a portare in scena senza apparire affettati. Accanto a lui, il giovanissimo Didie Lorenz Tchumbu, alla sua prima esperienza davanti alla macchina da presa, sorprende per autenticità e sensibilità. Ma il film è corale: ci sono Moni Ovadia, Corrado Fortuna, Federico Perrotta, Pino Calabrese e altri volti noti del cinema italiano che arricchiscono una narrazione fatta di piccoli gesti e grandi significati.
Che stile narrativo adotta il film?
È un film intimo, delicato, che non alza mai la voce. E proprio per questo riesce a farsi sentire. La regia è semplice, essenziale, quasi invisibile: si mette al servizio della storia e dei suoi personaggi. Non ci sono effetti, né retorica. Solo parole, sguardi, silenzi. E libri. Tanti libri. È un’opera che assomiglia a una carezza. E che ti resta addosso, come il profumo delle pagine di un volume antico.
Perché è un film che merita di essere visto oggi?
Perché ci ricorda che la cultura è un diritto, non un lusso. Che la felicità – quella vera, fatta di scambio, di conoscenza, di rispetto – nasce anche da un gesto semplice: donare un libro. E in un’epoca in cui il dialogo tra generazioni e culture sembra sempre più difficile, “Il diritto alla felicità” ci mostra che invece è ancora possibile. Basta fermarsi ad ascoltare. O a leggere.
Dove è ambientata la storia?
Il film è girato tra Civitella del Tronto e Teramo, luoghi che sembrano fuori dal tempo, ideali per ospitare una storia sospesa tra presente e memoria. La libreria di Libero, cuore pulsante della vicenda, diventa uno spazio quasi sacro, dove ogni oggetto, ogni volume, racconta una storia che merita una seconda possibilità. Esattamente come le persone che la abitano.
Dove si può vedere oggi?
Il film è disponibile in streaming gratuito su RaiPlay, e ti consiglio caldamente di cercarlo. In un catalogo vastissimo dove spesso i titoli più fragili rischiano di perdersi, “Il diritto alla felicità” è uno di quei film che andrebbero salvati, scelti, consigliati. È un gesto piccolo, certo. Ma forse proprio per questo necessario.
Qual è stato il riscontro della critica?
Premiato in numerosi festival, sia italiani che internazionali – da Ventotene a Washington, passando per Procida e Atene – il film ha raccolto consensi trasversali, soprattutto per l’umanità del suo messaggio. E non a caso è stato presentato per la prima volta il 20 novembre, nella Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. È un’opera che non grida, ma insegna. Che non giudica, ma propone. E che ci fa uscire dalla visione con la voglia di essere persone un po’ migliori.
“Il diritto alla felicità” è una produzione Associazione Culturale IMAGO, distribuita da IMAGO Film Videoproduzioni.
