Su RaiPlay c’è un film italiano da vedere stasera che racconta di un’età incerta, quella in cui avere talento, ma soprattutto scoprire di averlo, non basta ancora a sentirsi pronti. Caterina canta, suona le tastiere, compone canzoni insieme al fratello Pietro e sogna un contratto discografico. Ma tra il desiderio di diventare qualcuno e il coraggio di esporsi davvero c’è uno spazio complicato, pieno di paura, esitazioni, confronti sbagliati.

“Quasi a casa” è l’opera prima di Carolina Pavone, e ha per protagonista una ragazza che vorrebbe fare musica, ma non sa ancora come stare dentro la propria voce. Il film è un dramma italiano del 2024 con Maria Chiara Arrighini nel ruolo di Caterina e Lou Doillon in quello di Mia Jerome, cantante francese affermata e carismatica. Nel cast ci sono anche Michele Eburnea, Stefano Abbati e Francesco Bianconi.

La pellicola italiana ha un tono delicato, musicale, lontano dai racconti di crescita troppo lineari. Non parla solo delle ambizioni di una ragazza che sogna di fare la cantante ma tocca una corda precisa, quel momento in cui si smette di inseguire la vita degli altri e si comincia, con fatica, a riconoscere la propria.

Caterina vive un’estate romana in cui tutto sembra sospeso. Con il fratello suona, prova, immagina un futuro nella musica. Lui la accompagna, la sostiene, condivide la speranza di arrivare a un contratto discografico. Lei, però, resta trattenuta. Ha talento, ma lo vive con disagio, come se ogni canzone fosse già una possibilità e, nello stesso momento, una prova troppo grande.

A smuovere l’immobilità arriva una foto su Instagram. Sullo sfondo c’è il litorale laziale, davanti c’è Mia Jerome, la cantante francese che Caterina guarda come un modello di libertà, fascino, sicurezza. Una donna che sembra possedere tutto ciò che a lei manca: presenza, coraggio, disinvoltura, un modo naturale di abitare la scena.

Caterina decide di seguirne le tracce e riesce ad avvicinare il suo idolo quasi per caso: dopo un imprevisto legato all’auto della cantante finisce per farle da autista. Potrebbe sembrare l’inizio di una fantasia adolescenziale ma invece questa situazione lascia i campo a qualcosa di meno prevedibile. Perché stare accanto a chi si è idealizzato significa anche scoprire crepe, capricci, fragilità, zone d’ombra.

La giovane musicista la guarda, la ascolta, cerca di capire il segreto del suo talento. Forse vorrebbe imparare da lei come si diventa finalmente se stessi e famosi. Il rapporto tra Caterina e Mia col passare dei giorni diventa qualcosa di ambiguo, fatto di attrazione, bisogno, curiosità, soggezione. Caterina si avvicina a Mia per capire come si fa a essere liberi, ma finisce per dover guardare più seriamente se stessa: le proprie paure, il proprio talento, la fatica di smettere di vivere attraverso lo sguardo degli altri.

Caterina è “quasi” a casa, come ricorda il titolo presente nel catalogo RaiPlay, perché non ha ancora trovato un luogo preciso, né dentro la musica né dentro se stessa. Ma forse crescere significa proprio questo, accorgersi che casa non è sempre un posto già pronto.

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