Un film che ha fatto epoca, che ha tracciato un solco nel genere dei gialli italiani degli anni Settanta. Su Raiplay è possibile rivedere un’opera che ha scritto una importante pagina di storia del cinema italiano. Una pellicola che non è solo un’indagine poliziesca, ma anche un ritratto impietoso dell’Italia che cambia, tra salotti torinesi e ombre interiori.
È La donna della domenica, tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, che nel 1972 rivoluzionò la narrativa di genere e due anni dopo trovò la sua perfetta trasposizione cinematografica.
Diretto da Luigi Comencini, maestro del realismo ironico italiano, il film unisce la raffinatezza della commedia d’autore alla tensione del giallo classico. Uscito nelle sale nel 1975 e oggi disponibile su Raiplay, rappresenta un esempio magistrale di equilibrio tra intrattenimento e intelligenza.
La storia è ambientata a Torino, città elegante e fredda, quasi geometrica nella sua borghesia di facciata. Un architetto di dubbia reputazione, Garrone, viene trovato assassinato con un fallo di pietra, simbolo di un delitto tanto grottesco quanto emblematico.
Ad indagare è il commissario Santamaria, interpretato con ironica misura da Marcello Mastroianni (8½, Una giornata particolare, Divorzio all’italiana), affiancato dall’enigmatica Anna Carla Dosio, una dama dell’alta società torinese con il volto magnetico di Jacqueline Bisset (Bullitt, Assassinio sull’Orient Express, Class). Del cast fanno parte, tra gli altri, anche Jean-Louis Trintignant, Aldo Reggiani e Pino Caruso.
Attorno a loro si muove un mondo fatto di ipocrisie, snobismo e segreti, dove la verità è sempre più sfuggente e ogni sorriso nasconde un sospetto.
Fin dalle prime inquadrature, Comencini costruisce un’atmosfera rarefatta e brillante, dove il tono leggero non cancella la tensione ma la rende più sottile, più reale. La fotografia di Luigi Kuveiller (lo stesso di Profondo Rosso) restituisce la Torino anni Settanta come un labirinto di specchi: elegante, glaciale, piena di ombre dietro i vetri levigati. La colonna sonora, firmata da Ennio Morricone, accompagna la vicenda con motivi che oscillano tra ironia e malinconia, sottolineando l’ambiguità dei personaggi.
La trama, pur fedele al romanzo, trova nel linguaggio di Comencini una dimensione più ironica, quasi divertita, che mette in ridicolo i vizi della borghesia. Santamaria, poliziotto del Sud trapiantato nel Nord industriale, è lo sguardo esterno che osserva e smonta le maschere del potere.
Anna Carla, invece, incarna la libertà ambigua della donna moderna, divisa tra il desiderio di emancipazione e la complicità con il suo ambiente. Il loro rapporto, tra diffidenza e attrazione, diventa il cuore pulsante del film, un gioco sottile di seduzione e sospetto che si muove sul filo dell’intelligenza.
Sul piano critico, La donna della domenica fu accolto con entusiasmo. Il Corriere della Sera recentemente ha ricordato come “per le riprese de La donna della domenica Marcello Mastroianni si riscoprì contento di tornare nella città che sentiva un po’ sua” avendoci vissuto nel dopoguerra.
Il film vinse il David di Donatello per la miglior sceneggiatura e ottenne una candidatura ai Nastri d’Argento, confermandosi un successo di critica e di pubblico.
Al botteghino, La donna della domenica incassò oltre 1 miliardo di lire, un risultato notevole per un film che non puntava sull’azione ma sul dialogo e sull’ironia.
Su IMDb, il film mantiene un punteggio medio di 6,5/10, mentre gli utenti Google gli attribuiscono un apprezzamento del 79%, confermandone la fama di classico amato e ancora attuale.
Avere la possibilità di rivedere La donna della domenica su Raiplay permette di riscoprire un’epoca d’oro del cinema italiano, quando i registi sapevano unire intelligenza e leggerezza, denuncia sociale e piacere estetico. È un film che parla ancora al nostro presente, perché la satira sui privilegi, sulle apparenze e sulla corruzione morale resta di un’attualità disarmante.
